Quando la mente si perde nello stillicidio dei ricordi

Questa è «la storia della mia vita», anzi no questa è «una storia, che io c' entri o no».

Nicola Gardini è un autore anomalo, che sorprende fin dalla dichiarazione d' intenti che fa ai lettori.

La bellezza e la forza narrativa de Lo sconosciuto - che arriva dopo il convincente esordio Così ti ricordi di me - sono tutte in questo diaframma: una vicenda personale resa come racconto di altri e per altri.

Se «avere tra le mani una bella storia» - ammette l' autore - è un buon punto di partenza, il valore aggiunto è averla nella pelle, viverla, attraversarla, portarne addosso i segni.

Questo è toccato in sorte a Gardini, docente di letteratura italiana a Oxford, autore di saggi e di traduzioni.

La vicenda del romanzo fa perno sulla malattia del padre, affetto da Alzheimer, morbo che trasforma l' hic et nunc in una dolorosa asincronia con se stessi, con gli affetti più cari, con il mondo.

E proprio la malattia dilata la materia narrata, permettendo all' autore di costruire un tempo imperfetto in cui si alternano e si sovrappongono passato e presente.

Lo stile, mimetizzato con il reale, non risente dell' urgenza di inseguire la precarietà del momento: la scrittura è piana e partecipe, mai compassionevole.

La disponibilità a condividere lo stillicidio dei ricordi (segreti compresi) e le angosce del vivere quotidiano va oltre il coinvolgimento - totale e diretto - dell' autore e diventa così la molla dell' incontro, riuscito, con chi legge.

A suo modo una risposta alla domanda che da sempre affascina Gardini: chi sono gli altri.

Articolo di Severino Colombo, Corriere della Sera, 23 giugno 2008, Archivio storico.

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