Le 3 situazioni più difficili di fronte ai caregiver di Alzheimer

Ci sono tante situazioni difficili che le persone hanno di fronte come caregiver di persone con Alzheimer. Alcune sono più difficili da accettare rispetto ad altre. Eccone 3 tra le più difficili:

  1. Quando la persona non ti riconosce più
  2. Quando la persona perde la capacità di parlare
  3. Quando è il momento di coinvolgere i servizi di assistenza «hospice»

Diamo un'occhiata a ciascuna di esse separatamente.

 

Quando la persona non ti riconosce più

La maggior parte delle persone che hanno un caro con Alzheimer vedono con terrore il giorno in cui la persona non può più riconoscerle. Potrebbero pensare che questa sia la sorte peggiore che può capitare.


Quando una persona cara non ti riconosce, è come se non esistessi più nel suo mondo. Può causare un dolore lancinante. Ma alla fine, questa è una situazione che ferisce solo te. Di solito non disturba lei. E questo è ciò che conta.


Alcune persone non vedono alcun motivo per continuare a fare visite. Si mettono in testa che non è importante. Ma ci sono diversi motivi per cui continuare a fare visite é importante, comprese le seguenti:

  • la persona può in realtà riconoscerti, ma non è in grado semplicemente di esprimerlo;
  • la persona può ricordare quante volte l'hai visitata, anche se non ricorda più il suo rapporto con te;
  • la persona può godere della visita, anche se non sa esattamente chi sei; e se la persona gode della visita, potresti sentirti gratificato di averle dato quel piacere.

 

Quando la persona perde la capacità di parlare

Se la persona con Alzheimer non parla più, potresti pensare che non è possibile comunicare con lei. Ma nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Ci sono diverse forme di comunicazione non verbale, che possono aiutare a raggiungere la persona, a volte anche a livello profondo. Tre delle più importanti sono: 1) Contatto, 2) Sorriso e 3) Uso dei segnali visivi.


Una delle signore con Alzheimer che visitavo come volontaria ogni settimana si chiamava Sue. Sue non parlava e così mi sedevo semplicemente accanto a lei, le tenevo la mano e parlavo con lei dolcemente, senza aspettarmi - e senza ricevere - alcuna risposta verbale. Non avevo idea se era nemmeno a conoscenza della mia presenza.


Ma poi un giorno, mentre le tenevo la mano mi ha raggiunto con l'altra mano e ha cominciato ad accarezzarmi il braccio. In quel momento ho capito che ero collegata con lei e lei stava restituendo il mio affetto. Sì, avevo trovato un modo per comunicare con lei anche senza che proferisse una parola.

 

Quando è tempo di coinvolgere gli «Hospice Care Services»

Questa è l'ultima esperienza difficile che si può avere con la persona amata. Quando hai bisogno di coinvolgere l'hospice nella sua cura può essere estremamente difficile e anche deprimente. Potresti soffermarti sui pensieri oscuri della morte imminente della persona.


Ricorda però, che la persona amata, nella maggior parte dei casi, non è consapevole che la morte si avvicina. Quindi, sei tu quello che soffre. Il tuo caro potrebbe essere ignaro e godersi la vita tanto quanto prima.


La persona amata può anche gustare la maggiore attenzione ricevuta dal personale dell'hospice. Se continui ad avere un problema con questo, potresti prendere in considerazione di ottenere consulenza per aiutarti a farvi fronte.


Questa è la mia esperienza personale nel trovare un modo per accettare questa situazione. Prima di tutto, come racconto nel mio libro (Come Back Early Today: A Memoir of Love, Alzheimer's and Joy), la stessa parola "hospice" mi spaventava. Mi sentivo come se richiedere l'asistenza dell'hospice per Ed equivalesse a firmare la sua condanna a morte. Sapevo che era ridicolo, ma è così che mi sentivo.


Ho ritardato la richiesta di settimane, dicendomi che non ne aveva bisogno ancora del tutto. La verità era che non ero ancora in grado di affrontarlo.


Alla fine ho consultato un collega dell'Università di Cincinnati, il dottor Doug Smucker, che era specializzato nelle cure di fine-vita. Dopo aver risposto a tutte le mie domande, Doug mi ha guardato gentilmente e ha detto: "Sai, Marie, il problema vero del caregiver è come aiutare il paziente ad avere la massima qualità di vita nel tempo che manca alla fine".


Questo ha cambiato completamente il mio pensiero sulla situazione. Mi ha dato un obiettivo nuovo e positivo: portare a Ed quanta più felicità possibile. C'era qualcosa che potevo fare.


Dopo quel discorso ho passato molte ore a pensare piacevolmente alle cose speciali da fare per, e con, Ed. Una volta che mi sono tolta dalla testa la sua morte incombente, siamo riusciti ad avere una conclusione bella, piacevole, lunga mesi, della nostra lunga vita insieme.

 

 

 

 

 


Fonte: Marie Marley in Huffington Post (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Maggior parte dei casi di Alzheimer legati a varianti di un singolo gene

21.01.2026 | Ricerche

Secondo una nuova analisi condotta dai ricercatori di University College London (UCL), potenzialm...

Accumulo di proteine sulle gocce di grasso implicato nell'Alzheimer ad es…

21.02.2024 | Ricerche

In uno studio durato 5 anni, Sarah Cohen PhD, biologa cellulare della UNC e Ian Windham della Rockef...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'i…

9.11.2020 | Ricerche

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019 | Esperienze & Opinioni

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017 | Ricerche

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​​a...

Flusso del fluido cerebrale può essere manipolato dalla stimolazione sensorial…

11.04.2023 | Ricerche

Ricercatori della Boston University, negli Stati Uniti, riferiscono che il flusso di liq...

A 18 come a 80 anni, lo stile di vita è più importante dell'età per il ri…

22.07.2022 | Ricerche

Gli individui senza fattori di rischio per la demenza, come fumo, diabete o perdita dell...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020 | Ricerche

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'…

16.11.2018 | Esperienze & Opinioni

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda più ...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022 | Esperienze & Opinioni

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il rischio...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022 | Ricerche

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizion…

10.09.2018 | Ricerche

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Il sonno resetta i neuroni per i nuovi ricordi del giorno dopo

11.09.2024 | Ricerche

Tutti sanno che una buona notte di sonno ripristina l'energia di una persona; ora un nuo...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021 | Ricerche

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Studio rafforza il legame tra vaccino contro l'herpes zoster e minore ris…

10.04.2025 | Ricerche

La nuova analisi di un programma di vaccinazione in Galles ha scoperto che il vaccino contro l'he...

Sonno insufficiente associato ad aspettativa di vita ridotta

22.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che dormire almeno sette ore a notte migliora il modo in cui ti senti ...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per …

30.01.2019 | Ricerche

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel ...

Rete mitocondri-metabolismo-calcio: un fattore centrale nella patologia dell&#…

22.01.2026 | Ricerche

Una revisione pubblicata su Genes & Diseases da ricercatori dell'Institute for Brain...

Cerca il tuo sonno ideale: troppo e troppo poco legati al declino cognitivo

28.10.2021 | Ricerche

Come tante altre cose buone della vita, il sonno fa meglio se è moderato. Uno studio plu...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

We use cookies on our website. Some of them are essential for the operation of the site, while others help us to improve this site and the user experience (tracking cookies). You can decide for yourself whether you want to allow cookies or not. Please note that if you reject them, you may not be able to use all the functionalities of the site.