Ridurre il disordine potrebbe non aiutare le persone con demenza

Un ambiente privo di disordine potrebbe non essere indispensabile per aiutare le persone con demenza ad eseguire i compiti quotidiani, secondo un nuovo studio della University of East Anglia.


I ricercatori hanno controllato se le persone con demenza erano in grado di eseguire meglio dei compiti (come preparare una tazza di tè) a casa, circondate dal loro solito disordine, o in un ambiente senza disordine.


Sono stati sorpresi di scoprire che i partecipanti con una demenza moderata sono andati meglio quando erano circondati dal loro solito disordine. Ma i diversi ambienti non hanno fatto alcuna differenza per le persone con demenza lieve e grave, che hanno mantenuto lo stesso livello di efficienza in entrambi gli ambienti.


La prof.ssa Eneida Mioshi, della facoltà di scienze della salute della UEA, ha dichiarato:

"La maggior parte delle persone con demenza vive nella propria casa e di solito vuole rimanere lì più a lungo possibile. Quindi è davvero importante sapere come supportarle al meglio a casa; un percorso possibile sarebbe adattare l'ambiente fisico per soddisfare al meglio le loro esigenze.

"Quando la demenza progredisce, le persone perdono gradualmente la capacità di eseguire i compiti giornalieri, a causa dei cambiamenti nelle loro capacità cognitive, percettive e fisiche. Si potrebbe quindi migliorare l'esecuzione dei compiti giornalieri adattando l'ambiente della persona.

"A tal fine, volevamo indagare sul ruolo del disordine nella esecuzione delle attività, dato il potenziale di usare il disordine per aiutare le persone con demenza nel loro sforzo di restare indipendenti. L'ingombro ambientale è stato definito come presenza di un numero eccessivo di oggetti su una superficie o la presenza di elementi che non sono richiesti per l'attività.

"Si presume generalmente che una persona con demenza sia capace di effettuare meglio i compiti quotidiani quando il suo spazio in casa è in ordine e senza cose inutili. Tuttavia c'è stata troppo poca ricerca per testare davvero questa ipotesi.

"Volevamo vedere se il disordine influenza negativamente le persone con demenza. Così abbiamo studiato come le persone in diverse fasi della demenza hanno affrontato lo svolgimento di compiti quotidiani a casa, circondati dal loro solito disordine, rispetto a un ambiente privo di confusione, un laboratorio di ricerca domestica appositamente progettato".


Julieta Camino, terapeuta professionale e dottoranda, ha effettuato lo studio con 65 partecipanti divisi nei gruppi con demenza lieve, moderata e grave. A loro è stato chiesto di svolgere compiti quotidiani, tra cui preparare una tazza di tè e un pasto semplice, sia a casa propria che presso una casetta NEAT appositamente progettata alla UEA, una struttura di ricerca completamente arredata che sembra proprio un ambiente domestico.


I ricercatori hanno valutato le prestazioni nelle attività in entrambi gli ambienti, e hanno misurato anche la quantità di disordine nelle case dei partecipanti. Nel contempo l'ambiente domestico NEAT era completamente sgombro.


Julieta Camino, della stessa facoltà della UEA, ha dichiarato:

"Abbiamo pensato che la completa assenza di disordine nel nostro bungalow di ricerca avrebbe avuto un ruolo benefico nell'aiutare le persone con la demenza nelle attività quotidiane. Ma ci siamo sbagliati.

"Siamo rimasti sorpresi di scoprire che nel complesso, le persone con demenza moderata, in particolare, hanno eseguito il compito quotidiano meglio a casa, anche se la loro casa era significativamente più ingombra del nostro ambiente di ricerca".

"E non sembrava fare alcuna differenza quanto fosse ingombra la casa del partecipante. L'unico fattore che ha contribuito a portare a termine i compiti a casa era il suo livello di cognizione: quelli con demenza grave incontrano le stesse difficoltà a svolgere i compiti a casa e nel locale di ricerca".

 

 

 


Fonte: University of East Anglia (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Julieta Camino, Naoko Kishita, Ana Trucco, Mizanur Khondoker, Eneida Mioshi. A New and Tidier Setting: How Does Environmental Clutter Affect People With Dementia's Ability to Perform Activities of Daily Living? Alzheimer Disease and Associated Disorders, 2021, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015 | Esperienze & Opinioni

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, mentre...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021 | Ricerche

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nuo...

Il litio potrebbe spiegare, e trattare, l'Alzheimer?

19.08.2025 | Ricerche

Qual è la prima scintilla che innesca la marcia ruba-memoria del morbo di Alzheimer (MA)...

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alz…

24.03.2022 | Ricerche

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'Al...

Meccanismo neuroprotettivo alterato dai geni di rischio dell'Alzheimer

11.01.2022 | Ricerche

Il cervello ha un meccanismo naturale di protezione contro il morbo di Alzheimer (MA), e...

È lo scopo o il piacere la chiave della felicità mentre invecchiamo?

19.11.2021 | Esperienze & Opinioni

I benefici di avere un senso di scopo nella vita sono davvero incredibili. Le persone co...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer…

20.07.2021 | Ricerche

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018 | Esperienze & Opinioni

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ese...

Demenze: forti differenze regionali nell’assistenza, al Nord test diagnostici …

30.01.2024 | Annunci & info

In Iss il Convegno finale del Fondo per l’Alzheimer e le Demenze, presentate le prime linee guida...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione del...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021 | Ricerche

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scien...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022 | Esperienze & Opinioni

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il rischio...

Orienteering: un modo per addestrare il cervello e contrastare il declino cogn…

27.01.2023 | Ricerche

Lo sport dell'orienteering (orientamento), che attinge dall'atletica, dalle capacità di ...

Scoperta ulteriore 'barriera' anatomica che difende e monitora il ce…

11.01.2023 | Ricerche

Dalla complessità delle reti neurali, alle funzioni e strutture biologiche di base, il c...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le pro…

31.07.2015 | Ricerche

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una delle ...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018 | Esperienze & Opinioni

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demenz...

Sintomi visivi bizzarri potrebbero essere segni rivelatori dell'Alzheimer…

1.02.2024 | Ricerche

Un team di ricercatori internazionali, guidato dall'Università della California di San F...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019 | Ricerche

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta re...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)