La privazione del sonno accelera il danno cerebrale dell'Alzheimer

 

Il sonno scadente è da molto tempo collegato al morbo di Alzheimer (MA), ma i ricercatori hanno capito poco, finora, come le interruzioni del sonno guidano la malattia.


Ora, studiando topi e persone, i ricercatori della Washington University di St. Louis hanno scoperto che la privazione del sonno aumenta i livelli della proteina tau, cruciale per il MA. E, negli studi successivi nei topi, il gruppo di ricerca ha dimostrato che l'insonnia accelera la diffusione nel cervello di blocchi tossici di tau - un presagio di danno cerebrale e un passo decisivo lungo il percorso verso la demenza.


Questi risultati, pubblicati online il 24 gennaio sulla rivista Science, indicano che la mancanza di sonno, da solo, aiuta a guidare la malattia e suggerisce che buone abitudini di sonno possono aiutare a preservare la salute del cervello.


"La cosa interessante di questo studio è che suggerisce che i fattori della vita reale, come il sonno, potrebbero influenzare la velocità con cui la malattia si diffonde nel cervello", ha detto l'autore senior David Holtzman MD, professore e capo del dipartimento di neurologia. "Sappiamo che i problemi del sonno e il MA sono associati in parte attraverso una diversa proteina di MA (l'amiloide-beta), ma questo studio dimostra che l'interruzione del sonno fa sì che la proteina dannosa tau aumenti rapidamente e si diffonda nel tempo".


La tau è presente di norma nel cervello - anche nelle persone sane - ma in certe condizioni può aggregarsi in grovigli che danneggiano il tessuto vicino e portano al declino cognitivo. Recenti ricerche nella Facoltà di Medicna hanno dimostrato che nelle persone anziane che dormono male c'è molta tau. Ma non era chiaro se la mancanza di sonno facesse alzare direttamente i livelli di tau, o se i due fossero associati in qualche altro modo.


Per scoprirlo, Holtzman e colleghi, compresi i primi autori Jerrah Holth PhD, scienziato dello staff, e Sarah Fritschi PhD, ex studiosa di postdottorato del laboratorio di Holtzman, hanno misurato i livelli di tau nei topi e nelle persone con sonno normale e interrotto.


I topi sono creature notturne. I ricercatori hanno scoperto che i livelli di tau nel fluido che circonda le cellule cerebrali erano circa il doppio di notte, quando gli animali erano più svegli e attivi, rispetto al giorno in cui i topi si appisolavano più di frequente. Disturbare il riposo dei topi durante il giorno ha causato il raddoppio dei livelli di tau diurni.


Lo stesso effetto è stato riscontrato nelle persone. Brendan Lucey MD, assistente professore di neurologia, ha prelevato il liquido cerebrospinale - che bagna il cervello e il midollo spinale - di 8 persone dopo una notte normale di sonno e di nuovo dopo che sono stati tenuti svegli tutta la notte. I ricercatori hanno scoperto che una notte insonne causa un aumento dei livelli di tau di circa il 50%.


Stare sveglie tutta la notte rende le persone stressate e irritabili e inclini a dormire alla prima occasione che hanno. Anche se è difficile giudicare l'umore dei topi, anche loro sono rimbalzati da una giornata insonne dormendo di più in seguito.


Per chiarire se è lo stress oppure i cambiamenti comportamentali a rappresentare i cambiamenti nei livelli di tau, la Fritschi ha creato topi geneticamente modificati che potevano essere tenuti svegli per ore di seguito con l'iniezione di un composto innocuo. Quando il composto svanisce, i topi ritornano al loro normale ciclo sonno-veglia, senza alcun segno di stress o desiderio apparente di sonno extra. Usando questi topi, i ricercatori hanno scoperto che stare svegli per periodi prolungati fa aumentare i livelli di tau.


Complessivamente, i risultati suggeriscono che la tau viene rilasciata di routine durante le ore di veglia dal normale lavoro di pensare e di fare, e poi questa liberazione diminuisce durante il sonno permettendo alla tau di essere rimossa. La privazione del sonno interrompe questo ciclo, inducendo la tau ad accumularsi e rendendo più probabile che la proteina inizi ad creare grovigli nocivi.


Nelle persone con MA, i grovigli tau tendono ad emergere in alcune parti del cervello importanti per la memoria - l'ippocampo e la corteccia entorinale - e quindi si diffondono ad altre regioni del cervello. Man mano che i grovigli di tau crescono e altre aree vengono colpite, la gente fatica sempre più a pensare chiaramente.


Per studiare se la diffusione dei grovigli di tau sia influenzata dal sonno, i ricercatori hanno seminato l'ippocampo di topi con piccoli grumi di tau e poi hanno tenuto gli animali svegli per lunghi periodi ogni giorno. Un gruppo separato di topi ha anche avuto iniezioni di grovigli di tau ma gli è stato permesso di dormire ogni volta che voleva. Dopo quattro settimane, i grovigli di tau si erano diffusi ulteriormente nei topi privi di sonno rispetto ai compagni riposati. In particolare, i nuovi grovigli sono apparsi nelle stesse aree del cervello colpite nelle persone con MA.


"Tutti dovremmo provare a dormire bene", ha detto Holtzman. "Il nostro cervello ha bisogno di tempo per riprendersi dallo stress della giornata. Non sappiamo ancora se un sonno adeguato nell'invecchiamento può proteggere dal MA. Ma non può far male, e questo [studio] e altri dati suggeriscono che potrebbe anche aiutare a ritardare e rallentare il processo della malattia se è iniziato".


I ricercatori hanno anche scoperto che il sonno interrotto aumenta il rilascio della proteina  sinucleina, un segno distintivo del morbo di Parkinson. Le persone con Parkinson - come quelle con MA - spesso hanno problemi di sonno.

 

 

 


Fonte: Tamara Bhandari in Washington University (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Holth JK, Fritschi SK, Wang C, Pedersen NP, Cirrito JR, Mahan TE, Finn MB, Manis M, Geerling JC, Fuller PM, Lucey BP, Holtzman DM. The sleep-wake cycle regulates brain interstitial fluid tau in mice and CSF tau in humans. Science, 24 Jan 2019 DOI: 10.1126/science.aav2546

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Immergersi nella natura: gioia, meraviglia ... e salute mentale

10.05.2023 | Esperienze & Opinioni

La primavera è il momento perfetto per indugiare sulle opportunità.

La primavera è un m...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l…

22.09.2015 | Ricerche

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

Nuovo farmaco previene le placche amiloidi, un segno specifico di Alzheimer

8.03.2021 | Ricerche

Le placche di amiloide sono caratteristiche patologiche del morbo di Alzheimer (MA): son...

Scoperta nuova causa di Alzheimer e di demenza vascolare

21.09.2023 | Ricerche

Uno studio evidenzia la degenerazione delle microglia nel cervello causata dalla tossicità del ferro...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

Paesi asiatici assistono gli anziani in modo diverso: ecco cosa possiamo impar…

28.10.2020 | Esperienze & Opinioni

A differenza dei paesi occidentali, le culture tradizionali asiatiche mettono un forte a...

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

13.06.2022 | Ricerche

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi d...

Allenamento con i pesi protegge il cervello delle persone anziane dalla demenz…

15.04.2025 | Ricerche

Uno studio, condotto presso l'Università di Stato di Campinas (Brasile), ha scoperto che dopo sei...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020 | Ricerche

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carriera...

Sintomi visivi bizzarri potrebbero essere segni rivelatori dell'Alzheimer…

1.02.2024 | Ricerche

Un team di ricercatori internazionali, guidato dall'Università della California di San F...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020 | Esperienze & Opinioni

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipend...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021 | Ricerche

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per moni...

Il ciclo dell'urea astrocitica nel cervello controlla la lesione della me…

30.06.2022 | Ricerche

Nuove scoperte rivelano che il ciclo dell'urea negli astrociti lega l'accumulo di amiloide-beta e la...

Cerca il tuo sonno ideale: troppo e troppo poco legati al declino cognitivo

28.10.2021 | Ricerche

Come tante altre cose buone della vita, il sonno fa meglio se è moderato. Uno studio plu...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021 | Ricerche

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scien...

A 18 come a 80 anni, lo stile di vita è più importante dell'età per il ri…

22.07.2022 | Ricerche

Gli individui senza fattori di rischio per la demenza, come fumo, diabete o perdita dell...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di Alzh…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Svolta per l'Alzheimer? Confermato collegamento genetico con i disturbi i…

26.07.2022 | Ricerche

Uno studio eseguito in Australia alla Edith Cowan University (ECU) ha confermato il legame tra Alzhe...

Scoperta ulteriore 'barriera' anatomica che difende e monitora il ce…

11.01.2023 | Ricerche

Dalla complessità delle reti neurali, alle funzioni e strutture biologiche di base, il c...

Che speranza hai dopo la diagnosi di Alzheimer?

25.01.2021 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia che cambia davvero la vita, non solo per la pe...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

We use cookies on our website. Some of them are essential for the operation of the site, while others help us to improve this site and the user experience (tracking cookies). You can decide for yourself whether you want to allow cookies or not. Please note that if you reject them, you may not be able to use all the functionalities of the site.