Featured

Come evitare che la demenza derubi i tuoi cari del loro senso di personalità, consigli per caregiver

serious elderly woman her daughter talking holding handsImage by katemangostar on Freepik

Ogni tre secondi, qualcuno nel mondo sviluppa la demenza; sono oltre 57 milioni di persone a livello globale. Questa cifra non potrà che aumentare nei prossimi anni, poiché si prevede che i tassi di demenza raddoppieranno entro il 2060. Se non conosci qualcuno affetto da demenza, probabilmente lo conoscerai prima o poi.


La demenza è incredibilmente difficile sia per la persona colpita che per i suoi cari, non solo a causa dei sintomi della malattia ma anche a causa dello stigma sociale associato al declino cognitivo. Lo stigma rende difficile per le persone con demenza chiedere aiuto, aumenta l’ansia e la depressione e, in definitiva, porta all’isolamento sociale. Lo stigma legato alla demenza viene perpetuato dai messaggi mediatici che ritraggono le persone con demenza come decerebrate e incapaci, nonché dalle interazioni quotidiane in cui altri le respingono e le disumanizzano.


Queste forme di invalidazione – in genere non intenzionali – accelerano e intensificano la perdita di autostima e identità già insita nei pazienti con demenza. Fortunatamente, l’istruzione e la diffusione di consapevolezza possono aiutare a ridurre i comportamenti che propagano lo stigma e il trattamento disumanizzante delle persone con demenza.


Come scienziata sociale e ricercatrice nel campo della comunicazione interpersonale e dell'assistenza familiare, esploro il lato sociale e relazionale della demenza. Nel mio lavoro con questi pazienti e famiglie, ho imparato che ridurre lo stigma e sostenere l’autostima delle persone con demenza spesso si può fare attraverso conversazioni quotidiane.

 

Come viene definita la demenza?

Demenza è un termine generico che definisce una famiglia di condizioni cognitive che comportano perdita di memoria, difficoltà a pensare o elaborare informazioni, cambiamenti nella capacità di comunicare e difficoltà nella gestione delle attività quotidiane. La forma più comune è il morbo di Alzheimer, ma esistono molte altre forme di demenza che possono compromettere gravemente la qualità della vita di una persona e quella dei suoi cari.


La maggior parte delle forme di demenza sono progressive, il che significa che i sintomi della malattia peggiorano costantemente nel tempo. Una persona con demenza può convivere con la malattia per diversi anni e i suoi sintomi cambieranno man mano che la malattia progredisce:

  • Nelle prime fasi, che comprendono il lieve deterioramento cognitivo, le persone continuano a impegnarsi socialmente e a partecipare a molte delle attività che hanno sempre svolto.
  • Nella fase intermedia, le persone spesso necessitano di maggiore aiuto da parte di altri per completare le attività quotidiane e possono avere maggiori difficoltà a sostenere le conversazioni.
  • Nella fase avanzata, le persone con demenza dipendono dagli altri e spesso perdono la capacità di comunicare verbalmente.


Nonostante il declino cognitivo associato alla demenza, le persone possono mantenere molte delle loro abilità precedenti man mano che la malattia progredisce. Anche nelle fasi avanzate, la ricerca mostra che le persone con demenza possono comprendere il tono della voce e la comunicazione non verbale come il linguaggio del corpo, le espressioni facciali e il tocco gentile. Ciò rende chiaro che possono continuare ad avere connessioni sociali significative e un senso di autostima anche mentre la loro malattia progredisce.

 

Focalizzare la cura sulla persona

Negli anni ’90, lo psicologo Tom Kitwood, che studiò i pazienti con demenza in contesti di assistenza a lungo termine, introdusse il concetto di 'personalità', che è il riconoscimento delle esperienze uniche e del valore individuale di una persona. Aveva osservato che i residenti con demenza venivano talvolta trattati come oggetti piuttosto che come persone e venivano liquidati come 'non più presenti' mentalmente.


In risposta, Kitwood ha sostenuto un nuovo modello di assistenza centrata sulla persona. Al contrario del modello medico di assistenza che era standard all’epoca, l’assistenza persona-centrica mira a fornire alle persone con demenza conforto, attaccamento, inclusione, occupazione e identità:

  • conforto include sia il comfort fisico che quello psicologico, garantendo che la persona con demenza si senta sicura e abbia meno dolore possibile;
  • attaccamento ha a che fare con il sostegno delle relazioni più strette della persona con demenza;
  • inclusione tende ad assicurare che si senta inclusa nelle attività sociali;
  • occupazione consiste nel dare alla persona attività significative adatte alle sue capacità;
  • identità consiste nel preservare il senso unico di sé.


Secondo Kitwood, ciascuno di questi elementi della personalità può essere sostenuto o minacciato dalle interazioni della persona con gli altri. Trovo che il lavoro di Kitwood sia particolarmente importante perché suggerisce che la comunicazione è al centro della personalità.

 

Comunicare per sostenere la personalità

Quindi, come possono familiari e amici comunicare con la persona cara con demenza per preservarne il senso di sé? I ricercatori hanno identificato diverse strategie di comunicazione basate su evidenze che supportano l’assistenza persona-centrica sia in contesti di assistenza a lungo termine che all’interno della famiglia. Questi includono:

 

La comunicazione cambia man mano che la malattia progredisce

Sostenere la personalità richiede di adattarsi alle capacità comunicative della persona con demenza. Alcune strategie di comunicazione sono utili in uno stadio della malattia ma non in altri. In uno studio recente, io e il mio team abbiamo scoperto che chiedere alla persona con demenza di ricordare il passato era positivo per coloro che erano all'inizio della malattia e che riuscivano ancora a ricordare il passato.


Ma per le persone che erano nelle fasi avanzate della malattia, chiedere loro “Ti ricordi?” è stato accolto più come un test di memoria e ha portato a frustrazione o confusione. Allo stesso modo, abbiamo scoperto che suggerire parole per sollecitare il ricordo era utile più avanti nella malattia, ma umiliante per le persone che si trovavano nelle fasi iniziali della malattia e che riuscivano ancora a trovare le parole senza aiuto.


Fornire più aiuto del necessario nella conversazione può portare le persone con demenza a ritirarsi, mentre adattarsi adeguatamente alle loro capacità comunicative può consentire loro di continuare a impegnarsi socialmente. In definitiva, sostenere il senso di sé e l’autostima di una persona con demenza nelle conversazioni significa trovare un punto di comunicazione ottimale, in altre parole, adattare il proprio approccio alle sue attuali capacità.


Cambiare l'approccio predefinito alle conversazioni può essere impegnativo, ma apportare semplici modifiche alla comunicazione può fare la differenza. Conversazioni significative sono la chiave per aiutare la persona cara a vivere al meglio le proprie giornate, con un senso di valore personale e di connessione significativa con gli altri.

 

 

 


Fonte: R. Amanda Cooper, prof.ssa assistente di comunicazione, University of Connecticut

Pubblicato in The Conversation (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Perché la tua visione può prevedere la demenza 12 anni prima della diagnosi

24.04.2024 | Ricerche

 

Gli occhi possono rivelare molto sulla salute del nostro cervello: in effetti, i p...

Immergersi nella natura: gioia, meraviglia ... e salute mentale

10.05.2023 | Esperienze & Opinioni

La primavera è il momento perfetto per indugiare sulle opportunità.

La primavera è un m...

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzh…

29.09.2020 | Ricerche

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo�…

5.11.2018 | Esperienze & Opinioni

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Piccola area del cervello ci aiuta a formare ricordi specifici: nuove strade p…

6.08.2025 | Ricerche

La vita può dipanarsi come un flusso continuo, ma i nostri ricordi raccontano una storia...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzh…

28.09.2018 | Annunci & info

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020 | Esperienze & Opinioni

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022 | Ricerche

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alz…

4.09.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumulo...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, me…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di me...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari no...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello acce…

5.12.2014 | Ricerche

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimostra che un...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015 | Ricerche

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Studio rafforza il legame tra vaccino contro l'herpes zoster e minore ris…

10.04.2025 | Ricerche

La nuova analisi di un programma di vaccinazione in Galles ha scoperto che il vaccino contro l'he...

L'invecchiamento è guidato da geni sbilanciati

21.12.2022 | Ricerche

Il meccanismo appena scoperto è presente in vari tipi di animali, compresi gli esseri umani.

Nuovo metodo di selezione farmaci spiega perché quelli di Alzheimer falliscono…

31.01.2022 | Ricerche

Analizzando i meccanismi di malattia nei neuroni umani, dei ricercatori dell'Università del...

Perché dimentichiamo? Nuova teoria propone che 'dimenticare' è in re…

17.01.2022 | Ricerche

Mentre viviamo creiamo innumerevoli ricordi, ma molti di questi li dimentichiamo. Come m...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta o co...

Flusso del fluido cerebrale può essere manipolato dalla stimolazione sensorial…

11.04.2023 | Ricerche

Ricercatori della Boston University, negli Stati Uniti, riferiscono che il flusso di liq...

Mega-analisi rivela perché la memoria declina con l’età

28.01.2026 | Ricerche

Rischio genetico per l’Alzheimer e diffuso restringimento del cervello legati a una maggiore perd...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)