Difficoltà a parlare potrebbero indicare inizio di demenza

Censored - Image by: Gallo Images/Thinkstock Perdere le chiavi, dimenticare il nome di un parente lontano: questi non sono necessariamente segni di demenza o di un'altra malattia nelle persone anziane.

"Ma se la persona non partecipa alle conversazioni, non mantiene gli accordi o ha difficoltà a trovare le parole giuste, questi potrebbero essere i primi segni di demenza o di Alzheimer", spiega Joerg Schulz, professore di neurologia nella città tedesca di Aquisgrana.


E' necessario un medico per giungere ad una diagnosi precisa sulla base di vari fattori, dice Schulz. È importante distinguere la demenza da altre malattie, poichè uno dei fattori dietro la perdita di interesse nella vita potrebbe essere la depressione. Anche se la prima istanza è il medico di famiglia, i pazienti tendono a riferirsi a neurologi e psichiatri.


Una volta che l'Alzheimer è stato diagnosticato, questa informazione va inizialmente al paziente e alla famiglia, e il paziente deve poter decidere chi altro informare, almeno nelle fasi iniziali della malattia. "La cosa migliore è che il paziente lo faccia da solo, poiché parlarne lo aiuta a comprendere la malattia", dice Schulz, ma i parenti dovrebbero essere comprensivi se il desiderio è quello di mantenere la riservatezza delle informazioni.


Una volta che la malattia ha preso piede, i parenti hanno bisogno di prendere in mano la questione, svolgendo il ruolo di intermediari. Spesso rende le cose più facili ai famigliari più stretti informare della condizione la cerchia più ampia, creando quindi, forse, una rete di assistenza. E in ogni caso, le voci inizieranno presto a correre, perché la demenza nelle fasi più avanzate è quasi impossibile da nascondere.


I parenti devono aggiustare il modo di trattare con il malato di Alzheimer. Non c'è alcuna necessità di correggere affermazioni o comportamenti palesemente errati, poiché questo farà semplicemente percepire peggio la situazione al paziente. "Usare le sue risorse ancora disponibili", dice Schulz, che punta in primo luogo alle competenze apprese in giovane età che potrebbero essere riprese. Anche la conversazione potrebbe fare riferimento alle stesse competenze.


E' meglio evitare domande su eventi recenti, come chiedere che cosa ha mangiato il malato ieri sera, perché la memoria a breve termine è la prima ad andarsene.

 

 

 

 

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Pubblicato in Times Live il 1 Ottobre 2012 - Traduzione di Franco Pellizzari. - Immagine: Gallo Images/Thinkstock

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