"Verrà anche a me la demenza?"

Ogni volta che a un parente viene diagnosticata la demenza, nasce inevitabilmente la domanda: "Verrà anche a me?". La risposta breve è 'probabilmente no', ma la risposta completa è, come sempre con queste cose, un po' più complessa. Per chi è di indole nevrotica, suggerisco di fermarsi a questo punto.


In primo luogo, c'è la questione della predisposizione genetica. In altre parole, se in un genitore o in un fratello insorge la demenza, vuol dire che ci succederà senza dubbio lo stesso? Fortunatamente, la risposta è 'no'.


Ci sono alcuni rari casi in cui la probabilità è alta: quando un genitore sviluppa la demenza prima dei sessanta anni. La demenza ad insorgenza precoce (EOD) di questo genere è rara (rappresenta circa il 2% dei casi di demenza) ed il rischio che anche un figlio svilupperà l'EOD è maggiore, ma non è mai garantito. Nella grande maggioranza dei casi di demenza, il patrimonio genetico non sembra avere un ruolo significativo. Ad esempio, i gemelli identici hanno geni identici, ma se un gemello sviluppa la demenza, non c'è alcuna certezza che succederà anche all'altro.


Ciò nonostante, le possibilità di chiunque di noi di sviluppare la demenza aumentano quando invecchiamo, e dai sessant'anni questa possibilità raddoppia per ogni cinque anni di vita. Se si sopravvive dopo i novanta, allora c'è circa una probabilità su quattro che si avrà la demenza. Sono cifre che fanno riflettere, ma abbiamo bisogno di metterle nella giusta prospettiva. L'affermazione che una persona 'ha la demenza' può essere fuorviante. Nelle fasi finali della malattia, le persone hanno un intelletto seriamente compromesso, e questo è generalmente il modo di vedere la demenza.


Tuttavia, nelle prime fasi i segni potrebbero essere evidenti solo ad un clinico esperto, ma anche i parenti stretti potrebbero non accorgersi di nulla di male, scambiando i sintomi per un genere di distrazione lieve che un invecchiamento stereotipato considera normale. Molte persone non si muovono al di là di questa fase delicata prima di morire, e seppur magra consolazione, è diffusa l'idea che le persone con demenza inevitabilmente finiscono i loro giorni in una casa di riposo o in un reparto psicogeriatrico. In breve, anche se si è nella minoranza che sviluppa la demenza, è improbabile che si raggiunga la fase profondamente debilitante.


Ciò nonostante, non si può negare che ci sia molta demenza in giro, e se non viene trovato un trattamento farmacologico efficace, continuerà ad essere una presenza sgradita. Quindi c'è qualcosa che si può fare per ridurre le probabilità di contrarre la demenza? La risposta è che alcune cose possono essere fatte, ma altre sono al momento al di là del nostro controllo.


Spesso le persone sono sorprese di sapere che 'demenza' è un termine collettivo per più di cinquanta condizioni che hanno lo stesso insieme generale di sintomi. Alcune forme di demenza sono causate da esposizione a particolari tossine. Molte di queste non si sono viste negli ultimi tempi. Per esempio, l'esposizione a determinate sostanze chimiche usate per la fabbricazione di cappelli nel 19° secolo ha portato ad una raffica di demenza tra gli operai (questa è l'origine della frase 'matto come un cappellaio'). In seguito a leggi di difesa dei lavoratori più severe, queste demenze sono scomparse.


Così, a meno che non si stia ad esempio progettando di fare una bizzarra rievocazione storica delle condizioni di lavoro del 19° secolo, non si contrarrà mai quel tipo di demenza. Altre forme di demenza sono associate all'alta pressione sanguigna. Pertanto è una buona cosa tutto quello che i medici dicono su come mantenere basso il peso, mangiare ed esercitarsi assennatamente, ecc.


Ma altre forme di demenza non hanno alcuna causa nota. Potrebbero essere i prioni (organismi incredibilmente minuscoli che fanno sembrare enormi i virus), potrebbe essere qualcosa nell'ambiente, non lo sappiamo per certo. Sappiamo che le persone con certi genotipi hanno un rischio elevato di contrarre alcuni tipi di demenza, ma in genere questi si applicano all'EOD o, nel caso di persone anziane, alzano le probabilità, ma non inducono una persona di sviluppare la malattia.


Pertanto, in una certa misura, contrarre la demenza, allo stato attuale delle conoscenze, sembra essere una questione di fortuna. Sembra che avere una vita intellettualmente attiva possa ridurre le probabilità di sviluppare sintomi di demenza, ma non è certo se questo significa che in realtà la condizione è più difficile da contrarre, o l'essere più intelligenti aiuta a coprire i sintomi più a lungo. Io preferisco la seconda spiegazione, ma la giuria è assente su questo punto e rischia di esserlo per qualche tempo.


Quindi, in sintesi, nessuno è predestinato a sviluppare la demenza, per il solo fatto chè ce l'ha un parente; se vi viene, ci sono buone probabilità di morire prima che diventi molto pronunciata; e condurre una vita sana e ricca di stimoli intellettuali, probabilmente può aiutare ad evitarla.


E se questo è ancora troppo oscuro, allora rallegratevi, è ancora più probabile morire di un attacco di cuore.

 

 

 

 

 


Scritto da Ian Stuart-Hamilton, Ph.D., professore di psicologia dello sviluppo alla University of Glamorgan nel Galles.

Pubblicato in Psychology Today (> English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.
Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

 

Notizie da non perdere

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l…

22.09.2015 | Ricerche

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

L'impatto del sonno su cognizione, memoria e demenza

2.03.2023 | Ricerche

Riduci i disturbi del sonno per aiutare a prevenire il deterioramento del pensiero.

"Ci...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017 | Ricerche

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV ...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'…

16.11.2018 | Esperienze & Opinioni

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda più ...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambi…

11.07.2018 | Ricerche

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alz…

24.03.2022 | Ricerche

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'Al...

Piccola area del cervello ci aiuta a formare ricordi specifici: nuove strade p…

6.08.2025 | Ricerche

La vita può dipanarsi come un flusso continuo, ma i nostri ricordi raccontano una storia...

Antiossidanti aiutano contro vari problemi di salute, ma è complicato capire q…

3.11.2025 | Esperienze & Opinioni

La descrizione di antiossidante è tutta nel nome: gli antiossidanti contrastano gli ossi...

Gli interventi non farmacologici per l'Alzheimer sono sia efficaci che co…

19.04.2023 | Ricerche

Un team guidato da ricercatori della Brown University ha usato una simulazione al computer per di...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019 | Ricerche

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Svolta per l'Alzheimer? Confermato collegamento genetico con i disturbi i…

26.07.2022 | Ricerche

Uno studio eseguito in Australia alla Edith Cowan University (ECU) ha confermato il legame tra Alzhe...

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggreg…

20.11.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'cop…

11.06.2020 | Ricerche

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizion…

10.09.2018 | Ricerche

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021 | Ricerche

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nuo...

Qualità della vita peggiora quando l'Alzheimer è complicato dal cancro

28.04.2023 | Esperienze & Opinioni

Che considerazioni si possono fare per una persona con Alzheimer che riceve anche la diagnosi di can...

Nuova terapia che distrugge i grovigli di tau si dimostra promettente

30.09.2024 | Ricerche

Degli scienziati hanno sviluppato potenziali terapie che rimuovono selettivamente le proteine ​​t...

Dosi basse di radiazioni possono migliorare la qualità di vita nell'Alzhe…

6.05.2021 | Ricerche

Individui con morbo di Alzheimer (MA) grave hanno mostrato notevoli miglioramenti nel co...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020 | Esperienze & Opinioni

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è la ...

Come un meccanismo di difesa antivirale può portare all'Alzheimer

30.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che la tau iperfosforilata, il componente principale dei grovigli pato...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)