Caffè Alzheimer: 'La prevenzione a tavola - l’importanza di una corretta alimentazione'

L’incontro di Giugno del Caffè Alzheimer Pedemontano ha visto il connubio di due esperte: una dietista e una logopedista.


La Dott.ssa Silvia Fabbio, dietista che fornisce consulenza anche presso la Casa di Soggiorno Prealpina, ha affrontato il tema dell’alimentazione fornendo una serie di raccomandazioni dietetiche specifiche per l’anziano.


Una delle premesse da cui è partita, riguarda il fatto che l’alimentazione indicata per la terza età non differisce qualitativamente da quella dell’adulto; il modello alimentare mediterraneo, infatti, è utile a prevenire la malnutrizione nell’anziano in quanto prevede una dieta sana, equilibrata e variegata.


Nel presentare la cosiddetta “piramide alimentare”, la Dott.ssa Fabbio ha specificato quanto segue:

  • una regolare attività fisica quotidiana è necessaria per mantenere il giusto peso corporeo, che va costantemente monitorato;
  • gli alcolici vanno bevuti con moderazione;
  • è importante bere almeno 8/10 bicchieri di acqua al dì (rispetto all’apporto di calcio, un minerale fondamentale per le ossa, una delle acque che ne contiene di più è la Ferrarelle; brodo, tisane, thè contribuiscono al riciclo idrico corporeo al pari dell’acqua);
  • i nutrienti che non devono mai mancare sono le proteine ad alto valore biologico (latte e derivati, uova, carne e pesce) e gli alimenti ad alto contenuto di vitamine e sali minerali (frutta e verdura);
  • la carne rossa andrebbe consumata 1-2 volte al mese;
  • una valida alternativa alla carne è rappresentata dai legumi (piselli, fagioli, ceci, lenticchie) che forniscono carboidrati complessi e proteine di discreto valore biologico (due volte alla settimana i legumi possono essere abbinati, come piatto unico, a riso o pasta);
  • la fibra alimentare andrebbe consumata in abbondanza tutti i giorni (almeno 30 grammi al dì);
  • sarebbe utile suddividere la giornata alimentare in tre pasti principali e due spuntini.


La Dott.ssa Fabbio, inoltre, ha specificato che i sali minerali di cui l’anziano ha particolarmente bisogno sono tre: calcio, ferro e potassio.

  • Le fonti principali di calcio sono latte, yogurt e formaggio; un difetto di assorbimento di calcio può causare fratture spontanee e osteoporosi.
  • Le fonti principali di ferro sono carni rosse, legumi, spinaci, uova, radicchio, tonno in scatola, petto di pollo; una carenza di ferro comporta anemia.
  • Le fonti principali di potassio sono banane, patate, carciofi, finocchi, cavolfiori, soia, sardine, trota, vongole, legumi albicocche, frutta secca, cioccolato, cacao; un deficit di potassio può determinare una riduzione della forza muscolare, una alterazione della memoria recente, una riduzione dei riflessi e crampi muscolari.

Infine, i fattori che possono peggiorare lo stato nutrizionale dell’anziano sono numerosi:

  • fattori sociali e psicologici (es: consumare i pasti in solitudine, basso reddito, depressione, vedovanza, scarsa educazione alimentare etc…);
  • ricovero in ambiente ospedaliero o in strutture per anziani;
  • malattie croniche invalidanti;
  • uso di molteplici farmaci;
  • scarsa attività fisica;
  • difficoltà di masticazione e/o di deglutizione;
  • riduzione del senso dell’olfatto, del gusto e della sete con perdita di interesse per il cibo;
  • alterazione della funzionalità gastrica, renale e intestinale;
  • riduzione del metabolismo basale e del fabbisogno energetico;
  • modificazioni del meccanismo di regolazione dell’appetito con precoce comparsa del senso di sazietà.


La Dott.ssa Cinzia Stefanel, logopedista che lavora presso la Casa di Soggiorno Prealpina, è intervenuta nella seconda parte dell’incontro per spiegare nello specifico quali cambiamenti e quali problematiche nutrizionali possono insorgere negli anziani malati di demenza.


Il progressivo peggioramento delle capacità cognitive comporta parallelamente un progressivo peggioramento della competenza alimentare e deglutitoria
, che a sua volta può determinare uno stato di malnutrizione.


Rispetto alla competenza alimentare, il malato perde gradualmente quelle capacità cognitive che gli permettono di nutrirsi in maniera corretta e autonoma (es: non è in grado di ricordarsi come si cucina, può dimenticarsi di mangiare o al contrario mangiare continuamente qualsiasi cosa, può nascondere il cibo o mangiarlo quando è scaduto, può preferire solo determinati cibi etc…).


Rispetto alla competenza deglutitoria, già nella fase intermedia della malattia può subentrare la cosiddetta aprassia della deglutizione
, ovvero la perdita dello schema motorio che conduce alla corretta successione dei movimenti volontari correlati alla fase orale e faringea della deglutizione (es: difficoltà a usare le posate, difficoltà masticatorie, accumulo di cibo in bocca, mancato riconoscimento del cibo, necessità di essere imboccato, rifiuto di alimentarsi).


Le difficoltà deglutitorie si manifestano in vari modi e gradi, fino alla disfagia
ossia l’impossibilità di attuare una deglutizione autonoma corretta a causa dell’inabilità o disabilità a far passare il cibo dal cavo orofaringeo all’esofago e quindi allo stomaco; tutto ciò comporta il rischio che al malato “vada di traverso” ciò che gli è stato messo in bocca e che quindi possa soffocare o andare incontro a infezioni alle vie respiratorie.


I segni e sintomi che possono indicare la presenza di difficoltà deglutitorie sono i seguenti:

  • aumento della salivazione;
  • voce gorgogliante dopo la deglutizione e/o necessità frequente di schiarirsi la voce;
  • frequenti bronchiti o polmoniti;
  • febbre;
  • fuoriuscita di cibo dal naso o dalla bocca;
  • calo ponderale importante o repentino;
  • presenza costante di catarro;
  • comparsa di tosse durante o dopo il pasto;
  • deglutizioni ripetute;
  • fastidio/dolore associato alla deglutizione;
  • allungamento del tempo impiegato per mangiare;
  • senso di un corpo estraneo in gola;
  • soffocamento;
  • permanenza di cibo nelle guance.


La Dott.ssa Stefanel precisa che nel momento in cui compaiono difficoltà deglutitorie diventa necessario agire su tre fronti:

  1. segnalare immediatamente al medico di famiglia l’insorgenza di questi problemi;
  2. attuare strategie di compenso:
    • al momento del pasto far sedere la persona con il busto a 90° e con il capo leggermente chinato in avanti (qualora ci sia una paralisi è utile girare il capo verso il lato leso);
    • la persona che imbocca deve sedersi di fronte al malato (mai imboccare stando in piedi!);
    • può essere utile usare per l’imbocco un cucchiaino da caffè che non va riempito completamente.
  3. effettuare un intervento nutrizionale (specifico per ciascun malato), ossia:
    • modificare la consistenza e l’omogeneità dei cibi (es: utilizzare l’addensante, ossia un alimento dietetico insapore, utile per cambiare consistenza dei liquidi affinchè transitino più in sicurezza nel tratto orofaringeo; prediligere cibi omogenei senza grumi e filamenti, evitando ad esempio alimenti con diverse consistenze come la minestra, alimenti friabili come il pane, alimenti fibrosi come le verdure a foglia verde, alimenti duri come la frutta secca o le caramelle);
    • favorire l’appetibilità e il sapore dei cibi (es: utilizzare spezie, comporre il piatto con alimenti colorati, mantenere le portate separate etc…);
    • controllare la temperatura dei cibi (preferire temperature decise, fredde o calde, ed evitare temperature tiepide);
    • misurare il volume del bolo (introdurre piccole quantità e assicurarsi che il boccone precedente sia stato deglutito).

La Dott.ssa Stefanel ha concluso il suo intervento fornendo una serie di consigli pratici che possono essere d’aiuto nella gestione a casa:

  • cercare di rendere i pasti una routine (rispettare gli orari!);
  • informare sempre il malato rispetto a quale pasto della giornata ci si appresta a consumare;
  • permettere alla persona di scegliere cosa desidera mangiare (in assenza di patologie importanti per cui si rende necessaria una dieta specifica);
  • servire una portata alla volta;
  • semplificare la tavola a seconda del grado di compromissione cognitiva (es: uso di tovaglie con sfondo omogeneo, mettere una posata alla volta, eliminare tutto ciò che potrebbe creare al malato confusione etc…);
  • verificare che i denti o la dentiera siano adeguati (importante la regolare pulizia del cavo orale);
  • consentire alla persona di alimentarsi in autonomia, anche con le mani se necessario (più la persona si alimenta da sola e più viene mantenuto lo schema motorio della deglutizione);
  • controllare sempre la temperatura dei cibi e delle bevande per evitare scottature;
  • evitare di imboccare una persona addormentata o agitata;
  • mentre la persona mangia non deve essere indotta a parlare;
  • ogni tanto far eseguire dei colpi di tosse per controllare la presenza di cibo in gola;
  • in caso di tosse riflessa attendere che la persona non presenti più tale atto e che riprenda una respirazione a ritmo normale;
  • se ci sono difficoltà deglutitorie evitare le doppie consistenze (es: minestrina, gelati con nocciole, minestrone con verdure a pezzi) perché il solido assieme al liquido rende difficile la scelta tra masticazione e deglutizione.

 

 

 

 


Fonte: Dott.ssa Elisa Civiero e Dott.ssa Valentina Tessarolo

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