L’allenamento del cervello può davvero ridurre di 10 anni l’invecchiamento cerebrale, come dice uno studio recente?

brain with strong arms training

Uno studio recente ha scoperto che un programma di allenamento cerebrale online della durata di 10 settimane ha aiutato il cervello degli anziani a comportarsi come se fossero 10 anni più giovani. Proprio come l’esercizio fisico, un regolare allenamento mentale può aiutare a mantenere il cervello in forma. Con l’avanzare dell’età, i processi cerebrali che supportano la memoria, l’attenzione e il processo decisionale possono diventare meno efficienti. Si ritiene che mantenere la mente attiva crei una riserva che aiuta le persone ad affrontare meglio questi cambiamenti legati all’età.


Studi suggeriscono che le persone che rimangono mentalmente, fisicamente e socialmente attive hanno un rischio minore di sviluppare demenza. Ad esempio, in uno studio che ha coinvolto 120 anziani, coloro che erano impegnati in esercizio aerobico regolare avevano volumi cerebrali più grandi e prestazioni cognitive migliori rispetto a quelli che erano meno attivi, invertendo la perdita di volume cerebrale legata all’età nell’arco di un paio d’anni.


Studi hanno anche scoperto che l’allenamento del cervello può migliorare le prestazioni cognitive degli anziani. L’ultimo si aggiunge a ciò che sappiamo, testando se i programmi di allenamento del cervello – BrainHQ, in questo caso – possono cambiare la chimica del cervello, offrendo indizi biologici su come potrebbe funzionare l’allenamento del cervello. BrainHQ è un'app per l'allenamento del cervello che offre brevi esercizi simili a giochi che allenano abilità cognitive come attenzione, memoria e velocità cerebrale. Man mano che gli utenti migliorano, le sfide diventano più difficili, spingendo il cervello ad adattarsi, proprio come aumentare i pesi durante un allenamento.


La metà dei 92 canadesi sani over-65 partecipanti ha completato esercizi di allenamento cerebrale con BrainHQ per 30 minuti al giorno, 5 giorni alla settimana, per 10 settimane. L'altra metà, il gruppo di confronto, ha trascorso lo stesso tempo su giochi progettati solo per l'intrattenimento, come il solitario. Per vedere se il programma ha fatto la differenza per il cervello, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a scansioni specializzate prima e dopo le 10 settimane di formazione. Queste scansioni possono rilevare piccoli cambiamenti chimici nell’attività cerebrale. I ricercatori si sono concentrati su una regione chiamata corteccia cingolata anteriore, che ha un ruolo importante nell’attenzione, nell’apprendimento e nella memoria.


Coloro che hanno completato gli esercizi basati sulla velocità hanno mostrato un’attività più forte in quest’area rispetto a quelli del gruppo di confronto. Il cambiamento osservato nella chimica del cervello, secondo i ricercatori, equivarrebbe a ridurre di 10 anni la loro età biologica. L’invecchiamento e il declino cognitivo (compreso il morbo di Alzheimer) sono spesso collegati alla ridotta attività in questa parte del cervello. Rafforzarla potrebbe quindi aiutare a ritardare o ridurre il declino cognitivo e ridurre il rischio di sviluppare demenza più avanti nella vita.


Anche se i risultati sembrano promettenti, dovremmo stare attenti a come li interpretiamo. Lo studio ha misurato molti esiti diversi. Anche se il gruppo di allenamento cerebrale ha mostrato una maggiore attività rispetto al proprio livello di base, la differenza tra i due gruppi non era statisticamente significativa. Poiché lo studio ha esaminato così tanti esiti e ha coinvolto solo un piccolo numero di persone, alcuni di questi cambiamenti potrebbero essere semplicemente dovuti al caso piuttosto che a effetti reali dell'allenamento.


Si è trattato di un piccolo studio che ha coinvolto anziani sani, per lo più bianchi, e ha preso in esame una specifica app per l'allenamento del cervello. I risultati potrebbero non applicarsi a persone con problemi di memoria o ad altri tipi di programmi di allenamento del cervello, o a esiti a lungo termine. Questo intervento è relativamente breve. La ricerca ha scoperto che la maggior parte degli interventi per migliorare le prestazioni cognitive che hanno successo durano in genere almeno da 4 a 6 mesi. La partecipazione a lungo termine è quasi certamente fondamentale per ottenere un miglioramento duraturo della salute del cervello.


Studi come questo si basano su scansioni cerebrali come primi indicatori di beneficio, ma resta da vedere se questi cambiamenti biologici si traducono in miglioramenti duraturi del funzionamento. I ricercatori stanno testando se programmi simili di allenamento del cervello possono aiutare le persone con segni iniziali di demenza. Questi studi riveleranno se l’aumento dell’attività cerebrale in questo modo può rallentare il declino cognitivo in coloro che già mostrano sintomi.


Gli interventi ad alta intensità – come quello testato che richiedeva 2,5 ore di allenamento alla settimana – potrebbero non essere adatti a tutti. Ad esempio, le persone con problemi cognitivi esistenti che desiderano migliorare il proprio benessere cognitivo potrebbero avere difficoltà ad accedere ai programmi digitali. Potrebbero aver bisogno di interventi più basati sulla comunità, di supporto e di minore intensità. Per essere un programma efficace contro la demenza, il reclutamento deve essere inclusivo, raggiungendo in particolare le persone provenienti da gruppi svantaggiati che sono a più alto rischio.


L’invecchiamento cognitivo è influenzato da molti fattori – tra cui l’attività fisica, la connessione sociale, la dieta sana e il benessere mentale – quindi è probabile che l’allenamento del cervello sia solo una parte di un approccio più ampio a sostegno della salute del cervello e della prevenzione della demenza. Mantenere la mente attiva potrebbe non fermare l’invecchiamento, ma potrebbe aiutare il cervello a rimanere giovane più a lungo.

 

 

 


Fonte: Yolanda Lok Yiu Lau, ricercatrice associata postdottorato, demenza e malattie neurodegenerative, Queen Mary University di Londra

Pubblicato su The Conversation (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019 | Ricerche

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA), ...

I collegamenti tra Alzheimer e salute dell’intestino che possono portare alla …

8.05.2026 | Ricerche

Un nuovo studio ha scoperto che dieta, salute dell'intestino, condizioni cardiovascolari e storia...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022 | Esperienze & Opinioni

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il rischio...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno deme…

17.08.2018 | Ricerche

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcune...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 | Ricerche

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Il sonno resetta i neuroni per i nuovi ricordi del giorno dopo

11.09.2024 | Ricerche

Tutti sanno che una buona notte di sonno ripristina l'energia di una persona; ora un nuo...

Zen e mitocondri: il macchinario della morte rende più sana la vita

20.11.2023 | Ricerche

Sebbene tutti noi aspiriamo a una vita lunga, ciò che è più ambito è un lungo periodo di...

Età degli organi biologici prevede il rischio di malattia con decenni di antic…

11.03.2025 | Ricerche

I nostri organi invecchiano a ritmi diversi e un esame del sangue che determina quanto ciascuno è...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'i…

9.11.2020 | Ricerche

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016 | Ricerche

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

13.06.2022 | Ricerche

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi d...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame t…

28.02.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo di ...

Molti pazienti vogliono parlare della loro fede, ma i neurologi spesso non san…

20.03.2026 | Ricerche

Un nuovo studio offre strategie pratiche per incorporare la valutazione spirituale nelle cure neu...

Scoperto nuovo ruolo della proteina precursore dell'amiloide (APP) nello …

3.07.2026 | Ricerche

 

Ricercatori del Brain Research Institute dell'Università di Niigata (Giap...

Vuoi ridurre il rischio di demenza? Impara a suonare uno strumento o viaggia a…

21.05.2026 | Ricerche

Suonare il pianoforte, viaggiare all'estero e socializzare con gli amici sono tra i modi...

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alz…

24.03.2022 | Ricerche

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'Al...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019 | Esperienze & Opinioni

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per un...

Flusso del fluido cerebrale può essere manipolato dalla stimolazione sensorial…

11.04.2023 | Ricerche

Ricercatori della Boston University, negli Stati Uniti, riferiscono che il flusso di liq...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzhe…

16.06.2016 | Annunci & info

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Nuovi indizi sull'origine dell'Alzheimer

12.06.2026 | Ricerche

 

Un nuovo studio della Columbia Univeristy di New York (USA) ha trovato in...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)
We use cookies

We use cookies on our website. Some of them are essential for the operation of the site, while others help us to improve this site and the user experience (tracking cookies). You can decide for yourself whether you want to allow cookies or not. Please note that if you reject them, you may not be able to use all the functionalities of the site.