Perché alcuni neuroni degenerano e muoiono nell'Alzheimer, e altri no?

GladstoneRelease HuangLabSecondary

Nel cervello di una persona con morbo di Alzheimer (MA), i neuroni degenerano e muoiono, eliminando lentamente i ricordi e le capacità cognitive. Tuttavia, non tutti i neuroni sono interessati allo stesso modo. Alcuni tipi di neuroni in alcune regioni cerebrali sono più suscettibili al danno, e anche tra quei sottotipi, misteriosamente, alcuni periscono e altri no.


Ricercatori dei Gladstone Institutes hanno trovato indizi molecolari che aiutano a spiegare cosa rende alcuni neuroni più vulnerabili di altri nel MA. In uno studio pubblicato su Nature Neuroscience, gli scienziati presentano prove che i neuroni con alti livelli di Apolipoproteina E (ApoE) sono più sensibili alla degenerazione e che questa suscettibilità è legata alla regolazione dell'ApoE di molecole di immuno-risposta all'interno dei neuroni.


"Questa è la prima volta che si è stabilito un tale collegamento, il che è abbastanza interessante e potrebbe aprire nuovi percorsi per sviluppare trattamenti per il MA", afferma il ricercatore dei Gladstone, Yadong Huang MD/PhD, autore senior dello studio.

 

Trovare indizi confrontando i singoli neuroni

L'ApoE è da tempo all'attenzione della ricerca sul MA perché le persone portatrici del gene che produce una particolare forma di ApoE (chiamata ApoE4) hanno un rischio più elevato di sviluppare la malattia. Per questo studio, Huang e il suo team hanno sfruttato progressi recenti nell'analisi a cellula singola per studiare il ruolo potenziale dell'ApoE nella suscettibilità variabile dei neuroni nel MA.


Nello specifico, hanno applicato una tecnica nota come 'sequenziamento dell'RNA a nucleo singolo', che rivela la misura in cui i diversi geni di una qualsiasi cellula sono espressi e convertiti in RNA, la forma intermedia tra geni e proteine. Questo approccio ha permesso loro di confrontare le singole cellule all'interno di un tipo di cellula, oltre a diversi tipi di cellule.


I ricercatori hanno usato questa tecnica per studiare il tessuto cerebrale di topi sani e di topi modello di MA. Hanno anche analizzato i dati pubblici del tessuto cerebrale umano, alcuni di cervelli sani e alcuni con vari gradi di MA o di lieve deterioramento cognitivo.


Sia nei topi che negli umani, l'analisi ha mostrato che i neuroni variavano notevolmente nell'estensione dell'espressione di ApoE, anche all'interno dello stesso sottotipo. Inoltre, l'entità di espressione di ApoE era fortemente legata all'espressione dei geni di risposta immunitaria, che variavano anch'essi significativamente tra i neuroni.


Scavando più a fondo, i ricercatori hanno esaminato la connessione tra ApoE e i geni di risposta immunitaria. Hanno scoperto che, sia nei neuroni del topo che in quelli umani, alti livelli di ApoE hanno attivato i geni nel 'complesso principale di istocompatibilità classe I' (MHC-I, major histocompatibility complex class-I). L'MHC-I fa parte di un percorso coinvolto nell'eliminazione delle sinapsi (collegamenti tra i neuroni) in eccesso durante lo sviluppo del cervello, e può anche avvisare il sistema immunitario della presenza di neuroni e sinapsi danneggiati nel cervello adulto.


"Questo è stato un indizio intrigante che, controllando l'espressione di MHC-I nei neuroni, l'ApoE potrebbe aiutare a determinare quale neurone dovrebbe essere riconosciuto ed eliminato dal sistema immunitario", afferma Kelly Zalocusky PhD, prima autrice dello studio e scienziata del laboratorio di Huang.

 

Un processo che va male conduce alla progressiva distruzione dei neuroni

Nel tessuto cerebrale il team ha scoperto che la percentuale di neuroni che esprimono livelli elevati di geni ApoE e MHC-I fluttuano in un modo che corrisponde strettamente alla neurodegenerazione e alla progressione del MA. Hanno osservato questa relazione sia nei topi modello del MA che nel tessuto cerebrale umano in fasi diverse della neurodegenerazione.


Il loro lavoro ha anche rivelato un legame causale tra l'espressione di MHC-I indotta da ApoE e l'aumento dei grumi aggrovigliati della proteina tau, che è un segno distintivo del MA e un buon predittore della neurodegenerazione. Quindi, presi insieme, cosa significano tutte queste scoperte?


"Pensiamo che, di norma, l'ApoE attiva l'espressione di MHC-I in un piccolo numero di neuroni danneggiati per produrre segnali 'mangiami' che indicano i neuroni che le cellule immunitarie devono distruggere", afferma Huang, che è anche direttore del Center for Translational Advancement ai Gladstone, oltre a professore di neurologia e patologia all'UC San Francisco. "Non puoi tenere i neuroni danneggiati perché potrebbero funzionare male e causare problemi".


Ma nel MA, gli scienziati ritengono che questo processo normale, deputato a eliminare i neuroni danneggiati, possa diventare sovra-attivato in un numero maggiore di cellule, portando alla progressiva perdita di neuroni. In altre parole, il cervello che invecchia può avere di fronte fattori di stress che aumentano la quantità di ApoE in alcuni neuroni, ben oltre i livelli sani.


Lo studio mostra che i neuroni che portano la forma di ApoE associata ad un aumento del rischio di MA, l'ApoE4, sono particolarmente suscettibili a questi fattori di stress. Questo eccesso di ApoE accende l'espressione di MHC-I, segnando questi neuroni per la distruzione. Nel frattempo, i neuroni con livelli inferiori di ApoE rimangono illesi.


Di conseguenza, questo processo si traduce in una neurodegenerazione selettiva all'interno di un determinato tipo di neurone nel MA, guidata dal livello di ApoE. Ulteriori ricerche potrebbero aiutare a chiarire come ApoE e MHC-1 determinano quali neuroni muoiono e quali sopravvivono nel MA.


"Altri studi potrebbero rivelare potenziali nuovi obiettivi per trattamenti che potrebbero interrompere questo processo distruttivo nel MA e potenzialmente in altri disturbi neurodegenerativi", afferma Huang.

 

 

 


Fonte: Gladstone Institutes (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Kelly Zalocusky, Ramsey Najm, Alice Taubes, Yanxia Hao, Seo Yeon Yoon, Nicole Koutsodendris, Maxine Nelson, Antara Rao, David Bennett, Jason Bant, Dah-eun Amornkul, Qin Xu, Alice An, Olga Cisne-Thomson, Yadong Huang. Neuronal ApoE upregulates MHC-I expression to drive selective neurodegeneration in Alzheimer’s disease. Nature Neurosc., 2021, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019 | Ricerche

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021 | Ricerche

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Mega-analisi rivela perché la memoria declina con l’età

28.01.2026 | Ricerche

Rischio genetico per l’Alzheimer e diffuso restringimento del cervello legati a una maggiore perd...

Gas xeno potrebbe proteggere dall'Alzheimer, almeno nei topi; previsti te…

30.01.2025 | Ricerche

Molti dei trattamenti perseguiti oggi per proteggere dal morbo di Alzheimer (MA) sono co...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018 | Esperienze & Opinioni

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demenz...

Piccola area del cervello ci aiuta a formare ricordi specifici: nuove strade p…

6.08.2025 | Ricerche

La vita può dipanarsi come un flusso continuo, ma i nostri ricordi raccontano una storia...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame t…

28.02.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo di ...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018 | Esperienze & Opinioni

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Orienteering: un modo per addestrare il cervello e contrastare il declino cogn…

27.01.2023 | Ricerche

Lo sport dell'orienteering (orientamento), che attinge dall'atletica, dalle capacità di ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019 | Ricerche

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020 | Esperienze & Opinioni

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipend...

Effetti della carenza di colina sulla salute neurologica e dell'intero si…

23.01.2023 | Ricerche

Assorbire colina a sufficienza dall'alimentazione è cruciale per proteggere il corpo e il cervello d...

Nuovo farmaco previene le placche amiloidi, un segno specifico di Alzheimer

8.03.2021 | Ricerche

Le placche di amiloide sono caratteristiche patologiche del morbo di Alzheimer (MA): son...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020 | Esperienze & Opinioni

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

Curare l'Alzheimer: singolo proiettile magico o sparo di doppietta?

20.03.2025 | Esperienze & Opinioni

Perché i ricercatori stanno ancora annaspando nella ricerca di una cura per quella che è...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Huper…

27.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Questo approccio di medicina di precisione potrebbe aiutarti a ritardare la de…

5.12.2025 | Ricerche

Secondo un nuovo studio condotto alla Università della California di San Francisco, la c...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019 | Esperienze & Opinioni

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

Perché la tua visione può prevedere la demenza 12 anni prima della diagnosi

24.04.2024 | Ricerche

 

Gli occhi possono rivelare molto sulla salute del nostro cervello: in effetti, i p...

Il litio potrebbe spiegare, e trattare, l'Alzheimer?

19.08.2025 | Ricerche

Qual è la prima scintilla che innesca la marcia ruba-memoria del morbo di Alzheimer (MA)...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)