Calcio e demenza: i colpi di testa devono essere banditi prima dei 18 anni

Stanno squillando campane di allarme nello sport a proposito del rischio di un gruppo di malattie croniche e neurodegenerative, comunemente chiamate 'demenza'. Un corpo sempre più grande di evidenze ha identificato le collisioni piccole e ripetitive del cervello all'interno del cranio come causa di questa malattia.


Sempre più giocatori di primo piano della squadra inglese campione del mondo 1966 stanno contraendo la demenza e la colpa è nei colpi di testa del calcio. È giunto il momento di vietare i colpi di testa prima dei 18 anni, e da quel momento dovrebbero essere strettamente monitorati e ridotti.


Sembra che a causare il problema non siano solo le grandi collisioni che finiscono con i giocatori trasportati in barella fuori dal campo o portati in ospedale per i test. Sono le collisioni piccole e quotidiane, quelle che accadono di routine. La ricerca ha riscontrato che una particolare forma di demenza (encefalopatia traumatica cronica o CTE) sembra esistere solo tra coloro che, nell'ambito delle attività di routine, subiscono regolarmente questi insulti al cervello.


Questo problema è stato toccato dal film con Will Smith intitolato impropriamente Concussion (improprio perché la malattia dipende da migliaia di piccoli colpi, non da uno grande) e dal documentario di Netflix Killer Inside, sul giocatore della NFL Aaron Hernandez, che soffriva di CTE. Infatti, recenti ricerche sul football americano hanno dimostrato che 3,5 anni di gioco raddoppiano le possibilità di demenza.


Questo problema sta ora ricevendo attenzione nel Regno Unito, dove la ricerca mostra un cambiamento di atteggiamento della Rugby Union, e all'interno del 'Gioco Bellissimo'.

 

Impatti ripetuti

Jeff Astle, giocatore della squadra nazionale inglese nel Campionato Mondiale del 1970, è diventato il primo calciatore britannico con morte confermata dovuta a CTE, classificata come infortunio professionale. La famiglia di Astle aveva a lungo affermato che bisognava incolpare i colpi di testa, ma è stato solo quando hanno iniziato a ricevere la diagnosi di demenza gli eroi inglesi vincitori del 1966 che il mondo del calcio ha davvero preso coscienza.


Questo collegamento non può essere scartato come risultato dei vecchi palloni pesanti, sostituiti da quelli più leggeri negli ultimi anni. Questo è un mito, poiché i palloni più vecchi e quelli nuovi pesano 400-450 grammi. E anche se i palloni meno recenti diventavano più pesanti quando si bagnavano, erano più lenti e con meno probabilità di essere colpiti di testa nelle partite.


Recenti studi dimostrano che colpire di testa il pallone, anche solo 20 volte in allenamento, causa cambiamenti immediati e misurabili al funzionamento del cervello. Questi risultati sono stati confermati in altri studi sui colpi di testa e sono coerenti con la ricerca sugli impatti ripetuti che si verificano in altri sport, come la mountain bike in discesa, provocati dalla corsa su terreni accidentati.


È più preoccupante che un grande studio su ex calciatori professionisti in Scozia, abbia trovato che avevano una probabilità significativamente più alta (rispetto ai controlli abbinati), di ricevere la prescrizione di medicinali per la demenza e di morire per la demenza, con un aumento del 500% dei casi di Alzheimer.


Queste scoperte alla fine hanno indotto la FA a cambiare le regole per il calcio giovanile. Nel febbraio 2020, la FA ha negato la causalità diretta, ma ha seguito ciò che l'America aveva fatto cinque anni prima e ha cambiato le linee guida riguardanti i colpi di testa nel calcio. Le linee guida attuali non impediscono ai ragazzi di colpire di testa il pallone nelle partite, ma proibiscono di farlo in allenamento fino ai 12 anni, quando viene gradualmente introdotto. Queste misure non sono abbastanza lungimiranti.


In novembre è stata lanciata una nuova campagna, chiamata Enough is Enough (=adesso basta!), e una carta di accompagnamento in 7 punti, che richiede un intervento radicale nei colpi di testa del calcio. L'hanno appoggiata gli ex capitani dell'Inghilterra, Wayne Rooney e David Beckham, mentre anche Sir Geoff Hurst, la leggenda del 1966, ha appoggiato un divieto di colpi di testa per i bambini. E il sindacato dei giocatori, il PFA, ha ora richiesto che siano ridotti e monitorati i colpi di testa in allenamento dei giocatori professionisti.


Le richieste in questa carta saranno costose, poiché riguardano l'assistenza per chi ha la demenza e una ricerca più costosa sulla questione. Ma la richiesta più significativa che fanno è proteggere i giocatori professionisti dalla demenza limitando severamente i colpi di testa a non più di 20 in qualsiasi sessione di allenamento con almeno 48 ore tra le sessioni che coinvolgono i colpi di testa.


Queste politiche progressiste non dovrebbero essere ritardate da quelli che sono nello sport, come il dott. Vincent Gouttebarge, responsabile medico dei giocatori del mondo Fifpro, che ha affermato che è richiesta maggiore ricerca. Gli organismi direttivi non possono più prendere mezze misure o pretendere ulteriori discussioni. Questa discussione dura da 50 anni.

 

Introdurre il divieto

Il trauma del cervello nello sport non è una questione medica, è una crisi sanitaria pubblica. Se le prove sono abbastanza forti da indurre la PFA a richiedere un'«azione urgente» per ridurre i colpi di testa per gli atleti adulti, allora devono essere drasticamente riviste come questione di urgenza le politiche sui colpi di testa dei ragazzi, sia in allenamento che nelle partite.


Mentre l'attenzione dei media si concentra in gran parte sulla tragedia degli eroi di calcio persi, questo è un problema molto più grande per i giocatori giovani. Meno dello 0,01% dei giocatori di calcio in questo paese lo fa a livello professionale, ma quasi la metà di tutti i bambini tra 11 e 15 anni giocano al calcio.


Se i bambini sono autorizzati a colpire di testa il pallone tra i 12 e i 18 anni, avranno 6 anni di comportamento dannoso. I bambini non sono in grado di prendere decisioni informate e devono essere protetti. Non esiste una ragione logica per vietare i colpi di testa in allenamento solo fino a 12 anni. I colpi di testa possono aspettare fino ai 18: lo sport sopravviverà anche senza di essi.

 

 

 


Fonte: Keith Parry (Dipartimento gestione sport ed eventi, Università di Bournemouth), Eric Anderson (professore di mascolinità, sessualità e sport, Università di Winchester) e Howard Hurst (docente di scienze sportive, esercizio e nutrizione, Università del Lancashire centrale)

Pubblicato su The Conversation (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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