Altre prove legano la Fibrillazione Atriale al rischio di demenza

Una nuova meta-analisi ha scoperto che la fibrillazione atriale (FA) è associata in modo significativo al deficit cognitivo e alla demenza, indipendentemente dalla storia clinica di ictus.

Precedenti ricerche avevano evidenziato l'associazione tra FA e declino cognitivo, ma si era ipotizzato che questa associazione fosse mediata dall'ictus clinico perché i pazienti con FA hanno da 4 a 5 volte più probabilità di sviluppare ictus clinico, afferma l'autore Kalantarian Shadi, MD, MPH, assegnista di ricerca, del servizio di aritmia cardiaca·del Massachusetts General Hospital di Boston.


"Volevamo sapere se questa associazione fosse indipendente da quella storia di ictus, e abbiamo osservato che lo è"
, ha dichiarato a Medscape Medical News. Lo studio, il primo a raccogliere e presentare i dati separati per la demenza e il decadimento cognitivo, fornisce la prova più completa, fino ad oggi, degli effetti potenziali che la FA ha sulla cognizione, ma evidenzia anche "carenza critiche" nella comprensione del meccanismo sottostante l'associazione, ha detto la Dott.ssa Kalantarian. Lo studio è pubblicato nel numero del 5 marzo degli Annals of Internal Medicine.

 

21 Studi

I ricercatori hanno cercato in 5 database di grandi dimensioni - MEDLINE, PsycINFO, Cochrane Library, CINAHL ed EMBASE - così come in liste di riferimento, senza restrizioni di lingua, gli studi che riportano l'associazione tra FA e deficit cognitivo o demenza totale.


L'analisi ha incluso 21 studi che rappresentano geograficamente diverse regioni, come l'Asia, Nord e Sud America, Europa e Australia. Quattordici studi hanno riportato l'associazione tra AF e compromissione cognitiva o demenza in pazienti con o senza storia di ictus, e 7 studi hanno esaminato l'associazione della FA con il deterioramento cognitivo o la demenza dopo un ictus. In un'analisi combinata di 14 studi che hanno indagato l'associazione tra FA e demenza o decadimento cognitivo, di cui 9 prospettici, la FA è associata significativamente al rischio di deterioramento cognitivo (rischio relativo [RR], 1.40, 95% intervallo di confidenza [ CI], 1,19-1,64).


C'è una significativa eterogeneità, però, forse a causa della diversità delle caratteristiche dei partecipanti. Usando un modello degli effetti casuali, le stime raggruppate erano quasi le stesse per studi prospettici e trasversali. L'eterogeneità è presente ancora negli studi prospettici, probabilmente a causa di misure di esito diverse. Quando l'analisi è stata ristretta agli esiti della demenza, che sono diagnosticati più accuratamente del deterioramento cognitivo, l'eterogeneità è stata eliminata ma l'associazione non si è modificata sostanzialmente (RR, 1,38, 95% CI, 1,22-1,56). Anche limitare l'analisi agli studi che utilizzano il Mini-Mental State Examination, lo strumento di screening più utilizzato per il declino cognitivo, non ha modificato sensibilmente i risultati.


In 7 studi sul deterioramento cognitivo o la demenza dopo un ictus, la fibrillazione atriale è associata ad un rischio più che doppio (RR, 2,70, 95% CI, 1,82-4,00). Per valutare l'associazione indipendentemente dalla storia di ictus, i ricercatori hanno fatto una meta-analisi di studi che hanno escluso i pazienti con una storia di ictus o l'hanno rettificato per l'ictus nel modello multivariato regolato. Per questa analisi, il RR era 1.34 (95% CI, 1,13-1,58). La Dott.ssa Kalantarian sottolinea che l'associazione è indipendente dall' "ictus clinicamente evidente", quando cioè l'ictus è diagnosticato, e i pazienti lo hanno riferito.

 

Possibili meccanismi

I fattori di rischio comuni, come l'ipertensione, l'insufficienza cardiaca congestizia e il diabete, che tendono ad accumularsi con l'invecchiamento della popolazione, potrebbero spiegare l'associazione tra FA e declino cognitivo. Un'altra spiegazione potrebbe essere la condizione di ipercoagulabilità nei pazienti con FA o stasi del sangue nell'atrio sinistro, che può portare alla formazione di trombi nell'atriale sinistra e poi all'ictus.


Altri meccanismi non provati, secondo la Kalantarian, potrebbero coinvolgere l'ipoperfusione cerebrale - meno sangue al cervello potrebbe influenzare cognizione - o lo stato pro-infiammatorio sia in FA che in demenza. Forse la spiegazione più plausibile è che la FA aumenta il rischio di infarti silenti, che mediano l'associazione tra FA e deterioramento cognitivo, dice la Kalantarian. Tuttavia, anche uno studio tra quelli analizzati, che ha escluso pazienti con una storia di ictus con scansioni dettagliate, mostra un'associazione tra la FA e il deterioramento cognitivo.


"Questo è solo uno studio nella letteratura, e ci dice che c'è una lacuna nella nostra conoscenza"
, secondo la Kalantarian. "Pensiamo che l'infarto silente sia un fattore importante, ma non possiamo dire al 100% che sia il meccanismo sottostante e che non ci siano altre cose in atto. E' probabilmente multifattoriale. Altri fattori stanno contribuendo". La priorità dovrebbe essere data agli studi per chiarire il meccanismo sottostante, ha aggiunto.


Gli autori hanno utilizzato diversi criteri oggettivi per valutare la qualità dei singoli studi. Dei 9 studi prospettici nella popolazione più ampia, 6 erano di "qualità discreta", in quanto soddisfano 5 o 6 dei 7 criteri di qualità, dice la Kalantarian. Tuttavia, sei dei 21 studi hanno soddisfatto 3 o meno criteri di qualità, soprattutto a causa di un potenziale più elevato di errata classificazione della fibrillazione atriale o di esito, regolazioni inadeguate dei potenziali confondenti, e la presenza di varianti di attrito. Però l'analisi di sensitività che escludeva questi studi ha riportato risultati simili. Un'altra limitazione possibile era che gli ictus erano per lo più auto-riferiti o ricavati da cartelle cliniche e raramente confermati da scansioni.


I risultati dello studio giustificano ulteriori studi longitudinali ben disegnati con un migliore aggiustamento per i potenziali confondenti e con informazioni dettagliate sul sottotipo di demenza, secondo gli autori. Inoltre,sono necessari anche studi clinici per valutare gli interventi che possono ridurre il rischio di deterioramento cognitivo nei pazienti con fibrillazione atriale, hanno detto. Negli studi futuri, "gli investigatori dovrebbero considerare la funzione cognitiva come esito nuovo da valutare in studi di intervento per il trattamento della fibrillazione atriale" scrivono gli autori.

 

Domanda critica

Alla richiesta di commentare questi risultati per Medscape Medical News, Stefan Knecht, MD, professore di neurologia della St. Mauritius Therapieklinik di Meerbusch in Germania, ha detto che non è convinto che la meta-analisi risponda in maniera adeguata alla domanda cruciale se il decadimento cognitivo è legato a qualcosa di diverso dall'ictus nei pazienti con fibrillazione atriale.


Per prima cosa, ha detto, chiedere ai pazienti la loro storia di ictus è uno strumento debole, perché se hanno avuto ictus "silenziosi", non lo saprebbero, e quindi non lo potrebbero segnalare. Data la propensione della FA a causare ictus, non è chiaro con quali mezzi diversi da un qualche tipo di ictus, la FA possa influenzare le funzioni cerebrali, ha sottolineato.

"In realtà ci sono ancora alcune domande a cui rispondere", ha detto. "Che tipo di ictus avviene nella FA per causare il decadimento cognitivo? Quanto vale questo problema? Quanto di questo è legato al tipo di trattamento ricevuto dai pazienti? E che cosa possiamo fare?" . Il documento conferma semplicemente che esiste un rapporto tra FA e deficit cognitivo, ma gli autori fanno ben poco per districare i possibili meccanismi, ha aggiunto il dottor Knecht. "Potrebbero averlo fatto? Credo di sì, Ad esempio, avrebbero potuto cercare di capire le differenze nei disturbi cognitivi dei pazienti con una storia di ictus rispetto a quelli senza".


La dott.ssa Kalantarian nota che lei e i suoi colleghi non hanno dati sufficienti per separare diversi domini della cognizione. "La metodologia di valutazione cognitiva è così variabile e non molti studi esaminano domini specifici della funzione cognitiva", ha detto. "Ecco perché non abbiamo potuto dire, per esempio, se i pazienti con fibrillazione atriale siano più inclini ad avere una disfunzione esecutiva".


La Dott.ssa Kalantarian e il Dr. Knecht non hanno rivelato alcuna relazione finanziaria rilevante.

 

 

 

 


Cosa pensi di questo articolo? Ti è stato utile? Hai rilievi, riserve, integrazioni? Conosci casi o ti è successo qualcosa che lo conferma? o lo smentisce? Puoi usare il modulo dei commenti qui sotto per dire la tua opinione. Che è importante e unica.
The original English version EnFlag
of this article is here.

 

 

 

 


Riferimento:
Shadi Kalantarian, MD, MPH; Theodore A. Stern, MD; Moussa Mansour, MD; e Jeremy N. Ruskin, MD. Cognitive Impairment Associated With Atrial Fibrillation: A Meta-analysis. Ann Intern Med. 5 March 2013; 158(5_Part_1):338-346

Pubblicato da Pauline Anderson in Medscape Today il 7 Marzo 2013 - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:



Notizie da non perdere

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, me…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di me...

Per capire l'Alzheimer, ricercatori di Yale si rivolgono alla guaina di m…

4.07.2025 | Ricerche

L'interruzione degli assoni, la parte simile a una coda nelle cellule nervose che trasme...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020 | Ricerche

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020 | Esperienze & Opinioni

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipend...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020 | Ricerche

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratteristi...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello acce…

5.12.2014 | Ricerche

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimostra che un...

Meccanismo neuroprotettivo alterato dai geni di rischio dell'Alzheimer

11.01.2022 | Ricerche

Il cervello ha un meccanismo naturale di protezione contro il morbo di Alzheimer (MA), e...

Infezione cerebrale da funghi produce cambiamenti simili all'Alzheimer

26.10.2023 | Ricerche

Ricerche precedenti hanno implicato i funghi in condizioni neurodegenerative croniche co...

Mega-analisi rivela perché la memoria declina con l’età

28.01.2026 | Ricerche

Rischio genetico per l’Alzheimer e diffuso restringimento del cervello legati a una maggiore perd...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018 | Ricerche

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto la ...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020 | Ricerche

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carriera...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016 | Ricerche

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

È lo scopo o il piacere la chiave della felicità mentre invecchiamo?

19.11.2021 | Esperienze & Opinioni

I benefici di avere un senso di scopo nella vita sono davvero incredibili. Le persone co...

10 Consigli dei neurologi per ridurre il tuo rischio di demenza

28.02.2023 | Esperienze & Opinioni

La demenza colpisce milioni di persone in tutto il mondo, quasi un over-65 su 10. Nonost...

Gli interventi non farmacologici per l'Alzheimer sono sia efficaci che co…

19.04.2023 | Ricerche

Un team guidato da ricercatori della Brown University ha usato una simulazione al computer per di...

Età degli organi biologici prevede il rischio di malattia con decenni di antic…

11.03.2025 | Ricerche

I nostri organi invecchiano a ritmi diversi e un esame del sangue che determina quanto ciascuno è...

Menopausa precoce e terapia ormonale ritardata alzano il rischio di Alzheimer

17.04.2023 | Ricerche

Le donne hanno più probabilità degli uomini di sviluppare il morbo di Alzheimer (MA), e ...

Allenamento con i pesi protegge il cervello delle persone anziane dalla demenz…

15.04.2025 | Ricerche

Uno studio, condotto presso l'Università di Stato di Campinas (Brasile), ha scoperto che dopo sei...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021 | Esperienze & Opinioni

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione del...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)