I danni dell'Alzheimer possono cominciare in giovane età

La ricerca sull'Alzheimer ha spostato l'attenzione sui primi segni e sintomi del processo della malattia. Un nuovo studio ha trovato la prova di un danno cerebrale precoce in alcuni giovani a maggior rischio per la malattia.

Ricercatori guidati dal Dr. Paul Thompson, professore di neurologia alla University of California LosAngeles (UCLA), ha condotto scansioni cerebrali su 398 giovani sani, tra 20 a 30 anni di età.

I segni del morbo di Alzheimer?I nuovi risultati suggeriscono che i cambiamenti nella mielina che protegge le cellule nervose, potrebbero essere un segnale del maggiore rischio di sviluppare l'Alzheimer in età avanzata. (Kali Ciesemier / Per il Los Angeles Times)

Quei partecipanti che avevano una particolare mutazione del gene conosciuto per aumentare il rischio di Alzheimer (legata al gene CLU) avevano caratteristiche uniche nella materia bianca (i fasci di cellule nervose) in multiple regioni cerebrali, incluse alcune zone notoriamente danneggiate nell'Alzheimer. I risultati suggeriscono che i cambiamenti nella mielina, la sostanza che protegge le cellule nervose, potrebbero essere un segnale del maggiore rischio di sviluppare la malattia più tardi nella vita.

"L'Alzheimer è stata tradizionalmente considerata una malattia caratterizzata da perdita di cellule neuronali e diffusa atrofia della sostanza grigia", ha detto Thompson in un comunicato stampa. "Ma la degenerazione della mielina nei percorsi della fibra della materia bianca viene sempre più considerato un componente chiave e un altro percorso possibile per la malattia, e questa scoperta lo sostiene".

Le persone con questa particolare mutazione nel CLU (che è comune) non sono destinati a sviluppare l'Alzheimer, notano gli autori. E i giovani con questi cambiamenti nella materia bianca non sono menomati. Ma gli autori dicono che la conoscenza di questo rischio genetico potrebbe essere utilizzato per aiutare a prevenire la malattia più tardi nella vita.

Lo studio è stato pubblicato online la scorsa settimana nel Journal of Neuroscience.

 


Pubblicato sul LosAngelesTimes il 12 Maggio 2011 Traduzione di Traduzione di Franco Pellizzari.

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