Scoperto meccanismo che può modulare l’infiammazione associata all'Alzheimer

Nuovo studio del Santa Lucia IRCCS di Roma scopre i meccanismi grazie ai quali la PEA protegge contro l’infiammazione. La scoperta è rilevante per l'Alzheimer e incoraggia la ricerca a superare i modelli attuali di malattia.

Effects of PEA on dendritic cellsEffetti della PEA sulle cellule dendritiche in condizioni sane e di Alzheimer. Fonte: Piccolino et al / Front Immunol

La PEA (palmitoiletanolamide) è una molecola prodotta naturalmente dal nostro organismo, studiata da tempo per le sue proprietà neuroprotettive e per la capacità di modulare infiammazione e dolore. Nonostante il numero crescente di ricerche, i meccanismi attraverso i quali esercita i suoi effetti non sono ancora completamente chiariti. Il nuovo studio aggiunge ora un tassello importante: la PEA non si limiterebbe a un’azione anti-infiammatoria 'diretta', ma interverrebbe in modo più mirato su specifiche funzioni del sistema immunitario, con possibili ricadute anche nelle patologie neurodegenerative.


Lo studio, condotto su cellule di soggetti sani e di pazienti con morbo di Alzheimer (MA), identifica per la prima volta un bersaglio diretto della PEA nelle cellule dendritiche, un particolare tipo di globuli bianchi che ha un ruolo centrale nel coordinare le difese immunitarie. Le cellule dendritiche possono essere considerate 'sentinelle' dell’organismo: riconoscono segnali di pericolo e guidano la risposta immunitaria, contribuendo anche ad attivare i linfociti T in modo corretto e proporzionato e regolando così anche la risposta infiammatoria.


Nel modello sperimentale, i ricercatori hanno osservato che la PEA favorisce il passaggio delle cellule dendritiche verso uno stato più funzionale ed efficiente. In altre parole, queste cellule risultano più capaci di comunicare con le altre componenti del sistema immunitario e di avviare una risposta coordinata. Si tratta di un equilibrio rilevante: una risposta troppo aggressiva può alimentare infiammazione e danno, mentre una risposta troppo debole può risultare inefficace.


Nel caso del MA, questo risultato assume un significato rilevante. Numerosi studi hanno già confermato che, oltre al danno diretto sulle cellule nervose, un ruolo importante nella progressione della patologia è attribuito anche all’infiammazione cronica e alla neuroinfiammazione, cioè uno stato infiammatorio persistente che interessa il sistema nervoso. Nel tempo, questo fenomeno può alimentare un circolo vizioso, mantenendo attiva una risposta immunitaria disfunzionale e contribuendo al peggioramento del quadro clinico.


“Comprendere i meccanismi che scatenano l’infiammazione cronica e riuscire a modularli può avere un effetto protettivo su numerose patologie”, spiega la dott.ssa Paola Bossù, responsabile del Laboratorio di Neuropsicobiologia Sperimentale della Fondazione Santa Lucia IRCCS e autrice dello studio. “Il nostro modello sperimentale, basato su cellule di pazienti con MA, mostra che la PEA può contribuire a ripristinare una corretta attivazione del sistema immunitario. Questo risultato ci indica una direzione di ricerca promettente, da sviluppare ulteriormente per individuare strategie terapeutiche sempre più efficaci”.


I dati ottenuti confermano, inoltre, l’importanza di ampliare lo sguardo oltre i modelli più tradizionali della malattia, centrati prevalentemente su neuroni e glia e che hanno spesso orientato lo sviluppo di farmaci verso la sola rimozione della sostanza amiloide, con benefici limitati nei pazienti già diagnosticati. Studi come questo, invece, contribuiscono a considerare il MA come un fenomeno che coinvolge l’intero 'ecosistema' biologico responsabile delle funzioni cerebrali, compresi i meccanismi del sistema immunitario.


“Questo cambio di prospettiva non è utile soltanto per individuare nuove opzioni terapeutiche, che resta l’obiettivo finale della ricerca di base”, conclude la dott.ssa Bossù. “Può essere importante anche in ottica diagnostica e preventiva: una inadeguata risposta immunologica può essere causa di infiammazione cronica e neuroinfiammazione e può essere rilevabile anche in persone sane o ancora asintomatiche. Per questo ogni molecola o approccio capace di regolare questi processi può diventare di grande interesse per il futuro della medicina delle malattie neurodegenerative”.

 

 

 

 


Fonte: Santa Lucia IRCCS, Roma

Riferimenti: I Piccolino, [+7], P. Bossù. The immunomodulating effect of palmitoylethanolamide on human myeloid dendritic cells and its possible impact on Alzheimer’s disease. Frontiers in Immunology, 2026, DOI 

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

 

Notizie da non perdere

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l…

17.02.2016 | Ricerche

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019 | Ricerche

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di Alzh…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018 | Esperienze & Opinioni

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheime…

1.10.2014 | Ricerche

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Età degli organi biologici prevede il rischio di malattia con decenni di antic…

11.03.2025 | Ricerche

I nostri organi invecchiano a ritmi diversi e un esame del sangue che determina quanto ciascuno è...

Nuovo metodo di selezione farmaci spiega perché quelli di Alzheimer falliscono…

31.01.2022 | Ricerche

Analizzando i meccanismi di malattia nei neuroni umani, dei ricercatori dell'Università del...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022 | Esperienze & Opinioni

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il rischio...

Sintomi visivi bizzarri potrebbero essere segni rivelatori dell'Alzheimer…

1.02.2024 | Ricerche

Un team di ricercatori internazionali, guidato dall'Università della California di San F...

4 Benefici segreti di un minuto di esercizio al giorno

29.12.2020 | Esperienze & Opinioni

Conosci tutti gli effetti positivi dell'esercizio fisico sul tuo corpo e sulla tua mente...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021 | Ricerche

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nuo...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer…

20.07.2021 | Ricerche

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

Infezione cerebrale da funghi produce cambiamenti simili all'Alzheimer

26.10.2023 | Ricerche

Ricerche precedenti hanno implicato i funghi in condizioni neurodegenerative croniche co...

[Dana Territo] Studi indicano che l'aromaterapia può avere benefici signi…

29.01.2026 | Esperienze & Opinioni

"L’aromaterapia può dare benefici a chi soffre di Alzheimer?"

Il termine 'aromat...

Antiossidanti aiutano contro vari problemi di salute, ma è complicato capire q…

3.11.2025 | Esperienze & Opinioni

La descrizione di antiossidante è tutta nel nome: gli antiossidanti contrastano gli ossi...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021 | Ricerche

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scien...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019 | Esperienze & Opinioni

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svani...

L'Alzheimer inizia all'interno delle cellule nervose?

25.08.2021 | Ricerche

Uno studio sperimentale eseguito alla Lund University in Svezia ha rivelato che la prote...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, mentre...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)