Puntare il sistema immunitario come potenziale terapia per l'Alzheimer

Neuron with tangles of tau surrounded by microgliaUn neurone contenente grovigli di tau è circondato da cellule immunitarie chiamate microglia, in questo fermo immagine del video visibile sotto l'articolo.

Nel cervello delle persone con morbo di Alzheimer (MA) e altre malattie neurodegenerative si trovano grovigli disordinati di una proteina chiamata tau. Nel MA i grovigli si formano appena prima che i danni ai tessuti diventino visibili nelle scansioni cerebrali e le persone inizino a diventare smemorate e confuse.


Ora, un nuovo studio ha scoperto che le cellule cerebrali immunitarie chiamate microglia (che si attivano quando si accumulano i grovigli di tau) costituiscono il legame cruciale tra aggregazione delle proteine ​​e danni cerebrali. La ricerca, pubblicata ieri 10 ottobre sul Journal of Experimental Medicine, dimostra che, eliminando tali cellule nei topi, si riducono nettamente i danni cerebrali legati alla tau e suggerisce che la soppressione di tali cellule potrebbe prevenire o ritardare l'insorgenza della demenza nelle persone.


“In questo momento molti stanno cercando di sviluppare nuove terapie per il MA, perché quelle che abbiamo semplicemente non sono efficaci”, ha detto l'autore senior David Holtzman MD, professore e capo del Dipartimento di Neurologia. “Se potessimo trovare un farmaco che disattiva specificamente le microglia solo all'inizio della fase neurodegenerativa della malattia, varrebbe assolutamente la pena testarlo nelle persone”.


In circostanze normali, la tau contribuisce al funzionamento normale e sano dei neuroni del cervello. In alcune persone, però, si raccoglie in grovigli tossici che sono una caratteristica di malattie neurodegenerative come il MA e l'encefalopatia traumatica cronica, una malattia progressiva del cervello spesso diagnosticati ai giocatori di football americano e ai pugili che hanno subito ripetuti colpi alla testa.


Holtzman e colleghi avevano dimostrato in precedenza che le microglia limitano lo sviluppo di una forma dannosa di tau. Ma i ricercatori sospettavano anche che le microglia potessero essere una lama a doppio taglio. Più tardi nel corso della malattia, una volta che si sono formati i grovigli di tau, i tentativi delle cellule di attaccare i grovigli potrebbero danneggiare i neuroni vicini e contribuire alla neurodegenerazione.


Per capire il ruolo delle cellule microgliali nella neurodegenerazione guidata dalla tau, Holtzman, il primo autore e ricercatore post-dottorato Yang Shi PhD e i colleghi, hanno studiato topi geneticamente modificati portatori di una forma mutante di tau umana che si raggruma facilmente insieme. In genere, tali topi iniziano a sviluppare grovigli di tau intorno ai 6 mesi di età e mostrano segni di danni neurologici dai 9 mesi.


Poi, i ricercatori hanno rivolto la loro attenzione al gene APOE. Ognuno di noi porta qualche versione di APOE, ma chi è portatore della variante E4 ha un rischio fino a 12 volte superiore di sviluppare il MA rispetto ai portatori delle varianti a basso rischio. I ricercatori hanno modificato geneticamente i topi perché avessero la variante APOE4 umana o mancassero del gene APOE. Holtzman, Shi e colleghi in precedenza avevano dimostrato che l'APOE4 amplifica gli effetti tossici della tau sui neuroni.


A partire da quando i topi avevano 6 mesi di età e per tre mesi, i ricercatori hanno alimentato alcuni topi con un composto che elimina le microglia nel cervello. Altri topi hanno ricevuto un placebo per confronto.


Il cervello dei topi con grovigli di tau e la variante genetica ad alto rischio si è gravemente rimpicciolito e danneggiato da 9½ mesi di età, fino a quando erano presenti anche le microglia. Quando le microglia venivano eliminate dal composto, il cervello dei topi sembrava essenzialmente normale e sano, con meno evidenza di forme nocive di tau, nonostante la presenza della forma rischiosa di APOE.


Inoltre, anche i topi con microglia e tau mutante umana, ma senza APOE, avevano danni cerebrali minimi e un minor numero di segni di grovigli tau dannosi. Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che le microglia hanno bisogno di APOE per diventare attive. I ricercatori hanno detto che le microglia che non erano state attivate ​​non distruggevano il tessuto cerebrale, né promuovevano lo sviluppo di forme nocive di tau.


“Le microglia guidano la neurodegenerazione, probabilmente attraverso la morte neuronale indotta da infiammazione”, ha detto Shi. “Ma anche se questo è il caso, se non hai microglia, o le hai ma non possono essere attivate, le forme nocive di tau non progrediscono a uno stadio avanzato, e non ci sono danni neurologici”.


I risultati indicano che le microglia sono la chiave di volta del processo neurodegenerativo, e un obiettivo attraente degli sforzi per prevenire il declino cognitivo nel MA, nell'encefalopatia traumatica cronica e in altre malattie neurodegenerative.


Il composto usato da Holtzman e Shi in questo studio ha effetti collaterali che lo rendono una scelta non valida per lo sviluppo di farmaci, ma potrebbe indicare la strada per altri composti che puntano più specificamente le microglia.


“Se potessimo puntare le microglia in qualche modo specifico e impedire loro di provocare danni, penso che sarebbe un modo innovativo, molto importante e strategico per sviluppare un trattamento”, ha detto Holtzman.

 

 

 

 


Fonte: Tamara Bhandari in Washington University-St. Louis (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Yang Shi, Melissa Manis, Justin Long, Kairuo Wang, Patrick M. Sullivan, Javier Remolina Serrano, Rosa Hoyle, David M. Holtzman. Microglia drive APOE-dependent neurodegeneration in a tauopathy mouse model. Journal of Experimental Medicine. 10 Oct 2019, DOI

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Infezione cerebrale da funghi produce cambiamenti simili all'Alzheimer

26.10.2023 | Ricerche

Ricerche precedenti hanno implicato i funghi in condizioni neurodegenerative croniche co...

Orienteering: un modo per addestrare il cervello e contrastare il declino cogn…

27.01.2023 | Ricerche

Lo sport dell'orienteering (orientamento), che attinge dall'atletica, dalle capacità di ...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di Alzh…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'i…

9.11.2020 | Ricerche

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021 | Ricerche

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scien...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021 | Ricerche

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021 | Ricerche

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per moni...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer…

20.07.2021 | Ricerche

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'cop…

11.06.2020 | Ricerche

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l…

22.09.2015 | Ricerche

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memori…

9.06.2021 | Ricerche

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i li...

L'invecchiamento è guidato da geni sbilanciati

21.12.2022 | Ricerche

Il meccanismo appena scoperto è presente in vari tipi di animali, compresi gli esseri umani.

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014 | Ricerche

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020 | Ricerche

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani, ...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le pro…

31.07.2015 | Ricerche

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

Accumulo di proteine sulle gocce di grasso implicato nell'Alzheimer ad es…

21.02.2024 | Ricerche

In uno studio durato 5 anni, Sarah Cohen PhD, biologa cellulare della UNC e Ian Windham della Rockef...

Studio rivela dove vengono memorizzati i frammenti di memoria

22.07.2022 | Ricerche

Un momento indimenticabile in un ristorante può non essere esclusivamente il cibo. Gli o...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, mentre...

[Domenic Praticò] Consigli pratici per diventare un super-anziano

1.12.2025 | Esperienze & Opinioni

Quando si parla di invecchiamento, sappiamo che esso non è un processo uniforme e uguale per tutt...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello acce…

5.12.2014 | Ricerche

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimostra che un...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)