Due farmaci sperimentali per l'Alzheimer ereditato non riducono il declino cognitivo

Un esperimento clinico internazionale per valutare se due farmaci sperimentali potevano rallentare la perdita di memoria e il declino cognitivo nelle persone nelle prime fasi di una rara forma ereditaria del morbo di Alzheimer (MA) ha dato risultati deludenti, secondo una prima analisi dei dati.


Tuttavia, i ricercatori continuano a esplorare i dati provenienti dagli esiti cognitivi e clinici dell'esperimento, e attendono le analisi dei biomarcatori e altre informazioni per capire meglio i risultati dello studio, un esperimento di fase 2/3 guidato dalla Washington University di St. Louis attraverso la sua Dominantly Inherited Alzheimer Network-Trials Unit (DIAN-TU).


L'esperimento ha valutato separatamente gli effetti di due farmaci (solanezumab di Eli Lilly and Co, e gantenerumab della Genentech affiliata alla Roche) nelle persone con una forma rara, ereditaria, ad esordio precoce del MA, chiamata 'MA prevalentemente ereditario' (dominantly inherited Alzheimer’s disease) o 'MA autosomatico dominante' (autosomal dominant Alzheimer’s disease). Tali persone hanno declino della memoria e delle capacità di pensiero a partire dai 50, 40 o anche 30 anni.


La prima analisi ha indicato che nessun farmaco ha raggiunto l'esito principale dello studio, che era un rallentamento del declino cognitivo misurato da test multipli del pensiero e della memoria. Il primo ricercatore Randall J. Bateman MD, direttore del DIAN-TU e professore distinto di Neurologia alla Washington University, ha detto:

“Anche se i farmaci che abbiamo valutato non hanno avuto successo, l'esperimento andrà avanti per capire meglio il MA. Il progetto innovativo dell'esperimento, sviluppato in collaborazione con un consorzio di aziende farmaceutiche, con i National Institutes of Health (NIH), con le agenzie di regolamentazione e con leader accademici, farà progredire gli studi futuri del MA. Ricerche e sperimentazioni continue ci porteranno più vicini al nostro obiettivo di fermare il MA. Continueremo fino a quando ci riusciremo”.


Bateman ha detto che, nonostante i risultati dell'esperimento, lo studio ha dato nuove informazioni per lo sviluppo e la progressione del MA, che possono guidare la ricerca futura sulla malattia, compresa la forma più comune che colpisce in genere dopo i 65 anni. I cambiamenti del cervello che si verificano durante il progredire del MA nelle persone con la forma ereditata, ad esordio precoce sono molto simili a quelle con le forme a tarda insorgenza della malattia.

[...]

Entrambe le forme (ad esordio precoce e tardiva) del MA hanno fasi “silenti” che iniziano fino a due decenni prima che si presentino i sintomi. Il processo inizia con l'accumulo di placche della proteina amiloide-beta nel cervello. Alla fine, con il progredire della malattia e con il danno al cervello sempre più ampio, la memoria, il pensiero e il comportamento delle persone cominciano a deteriorarsi.


Entrambi i farmaci in sperimentazione sono stati progettati per puntare e neutralizzare l'amiloide-beta nel cervello attraverso meccanismi diversi e sono in valutazione per altre forme più comuni del MA.

[...]

Lo studio ha seguito 194 partecipanti per un massimo di sette anni; la media era di circa cinque anni. Tutti i partecipanti provengono da famiglie portatrici di una mutazione genetica che causa la demenza di MA ad esordio precoce. Le persone che ereditano la mutazione sviluppano i sintomi più o meno alla stessa età dei loro genitori. Tali mutazioni, anche se sono devastanti per le famiglie, permettono ai ricercatori di identificare le persone nelle prime fasi della malattia, prima che il loro comportamento e la memoria comincino a cambiare.


I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere solanezumab, gantenerumab o un placebo. Anche i familiari che non avevano le mutazioni del MA sono stati inclusi per confronto. Come parte dell'esperimento innovativo, le dosi dei farmaci sperimentali sono state aumentate durante lo studio per cercare di migliorare i potenziali effetti benefici.


I ricercatori hanno reclutato persone che avrebbero dovuto sviluppare sintomi entro 15 anni dall'iscrizione allo studio o che avevano già sintomi molto lievi di perdita di memoria e di declino cognitivo all'inizio dell'esperimento. Nella maggior parte dei casi, il loro cervello mostrava già i primi segni di malattia. L'obiettivo dello studio era determinare se uno dei farmaci sperimentali poteva rallentare, fermare o prevenire la perdita di memoria e il declino cognitivo correlato al MA.

[...]

 

 

 


Fonte: Washington University in St. Louis via Newswise (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020 | Esperienze & Opinioni

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è la ...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019 | Esperienze & Opinioni

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per un...

Stimolazione a 40 Hz efficace a lungo termine nelle scimmie anziane: potenzial…

15.01.2026 | Ricerche

Un gruppo di ricerca del Kunming Institute of Zoology (KIZ) di Kunming (provincia di Yun...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione del...

L'Alzheimer inizia all'interno delle cellule nervose?

25.08.2021 | Ricerche

Uno studio sperimentale eseguito alla Lund University in Svezia ha rivelato che la prote...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo d…

17.04.2020 | Ricerche

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018 | Esperienze & Opinioni

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al canc…

21.09.2014 | Ricerche

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022 | Ricerche

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una delle ...

Antiossidanti aiutano contro vari problemi di salute, ma è complicato capire q…

3.11.2025 | Esperienze & Opinioni

La descrizione di antiossidante è tutta nel nome: gli antiossidanti contrastano gli ossi...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 | Ricerche

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale amiloid...

Come un meccanismo di difesa antivirale può portare all'Alzheimer

30.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che la tau iperfosforilata, il componente principale dei grovigli pato...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020 | Ricerche

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratteristi...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020 | Esperienze & Opinioni

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

Che speranza hai dopo la diagnosi di Alzheimer?

25.01.2021 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia che cambia davvero la vita, non solo per la pe...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzh…

28.09.2018 | Annunci & info

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Al…

27.04.2015 | Ricerche

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015 | Esperienze & Opinioni

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer…

20.07.2021 | Ricerche

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)