Featured

Questo approccio di medicina di precisione potrebbe aiutarti a ritardare la demenza?

doctor listening patientImage by freepik

Secondo un nuovo studio condotto alla Università della California di San Francisco, la combinazione tra rischio genetico e fattori di rischio di malattie cardiovascolari – come colesterolo LDL alto, obesità e ipertensione – può prevedere chi ha maggiori probabilità di sviluppare la demenza. Questa visione ampliata è più promettente per coloro che sono preoccupati per la demenza.


Mentre i geni rappresentano circa la metà del rischio di sviluppare demenza e non possono essere modificati, l’altra metà è determinata da fattori come isolamento sociale, perdita di udito non corretta e inattività fisica, che possono essere affrontati.


"Con il morbo di Alzheimer (MA) potrebbero essere coinvolte diverse malattie vascolari, come l'ipertensione e il diabete", ha detto il primo autore Shea Andrews PhD. “Se si apportassero cambiamenti allo stile di vita e si migliorasse il controllo di malattie come queste, si potrebbe ridurre la quantità di danni complessivi al cervello, ritardando o addirittura prevenendo i sintomi”.


Lo studio, pubblicato su Alzheimer's & Dementia, ha usato i dati di circa 3.500 adulti che avevano contribuito al NACC e all’Alzheimer’s Disease Neuroimaging Initiative, la cui età media era di 75 anni. Nessuno di loro soffriva di demenza all'inizio dello studio, durato sei anni, ma circa 1 su 4 presentava un lieve deterioramento cognitivo (MCI), che di solito la precede. Alla fine dello studio, 1 su 7 era morto e 1 su 4 dei partecipanti sopravvissuti con cognizione normale o MCI era passato alla demenza.


I ricercatori hanno scoperto che il rischio era influenzato da quattro fattori:

  • Avere un genitore o un fratello affetto da demenza
  • Ereditare almeno una copia di una variante genetica chiamata APOE4 che è fortemente associata all'Alzheimer
  • Avere un punteggio elevato di rischio poligenico che riflette molti effetti genetici minori
  • Avere un punteggio elevato di rischio cardiovascolare


I ricercatori hanno anche cercato mutazioni rare associate al MA a esordio precoce, ma nessuno dei partecipanti le aveva. Più fattori di rischio aveva una persona, maggiore era la probabilità che sviluppasse la demenza: un fattore ha aumentato il rischio del 27%, due dell'83%, tre del 100% e 4 hanno aumentato il rischio di cinque volte. Shea Andrews ha detto:

"Prima d'ora non avevamo un approccio di medicina di precisione per aiutare i pazienti a ridurre i rischi modificabili, perché il MA non poteva essere diagnosticato o trattato. Ma ora disponiamo di trattamenti che possono rallentare la progressione della malattia, in particolare nella fase iniziale, che può essere identificata con un esame del sangue o con un tipo specializzato di scansione cerebrale chiamato PET. Inoltre si prevede che i dati genetici relativi alla demenza saranno disponibili con più facilità tra qualche anno".

"Uno scenario ottimale per usare questi dati potrebbe comportare che un paziente condivida le proprie preoccupazioni sulla demenza con il proprio medico di famiglia in seguito alla diagnosi di un genitore. Il medico discuterà quindi i dati genetici e concorderà con il paziente come ridurre i rischi modificabili”.


Una maggiore consapevolezza del ruolo dei fattori non genetici potrebbe aiutare coloro che corrono un rischio maggiore di sviluppare demenza.


"Penso che concentrarsi su ciò che i pazienti possono controllare dia loro libertà di azione e responsabilità", ha affermato Kristine Yaffe MD, prof.ssa di psichiatria, neurologia ed epidemiologia, vicepresidente di ricerca in psichiatria, che è in prima linea nello studio del ruolo dei fattori di rischio modificabili nella demenza ed è l'autrice senior dello studio. “Ciò consente loro di adottare misure proattive, piuttosto che aspettare che emergano i sintomi”.

 

 

 


Fonte: Suzanne Leigh in University of California San Francisco (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: SJ Andrews, [+5], K Yaffe, The role of genomic-informed risk assessments in predicting dementia outcomes. Alz&Dem, 2025, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l…

17.02.2016 | Ricerche

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015 | Ricerche

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020 | Ricerche

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019 | Ricerche

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021 | Ricerche

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per moni...

Svelata una teoria rivoluzionaria sull'origine dell'Alzheimer

28.12.2023 | Ricerche

Nonostante colpisca milioni di persone in tutto il mondo, il morbo di Alzheimer (MA) man...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Huper…

27.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Svolta per l'Alzheimer? Confermato collegamento genetico con i disturbi i…

26.07.2022 | Ricerche

Uno studio eseguito in Australia alla Edith Cowan University (ECU) ha confermato il legame tra Alzhe...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Al…

27.04.2015 | Ricerche

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019 | Esperienze & Opinioni

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svani...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memori…

9.06.2021 | Ricerche

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i li...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo d…

17.04.2020 | Ricerche

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020 | Ricerche

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani, ...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione del...

Sonno insufficiente associato ad aspettativa di vita ridotta

22.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che dormire almeno sette ore a notte migliora il modo in cui ti senti ...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014 | Ricerche

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alz…

24.03.2022 | Ricerche

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'Al...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'cop…

11.06.2020 | Ricerche

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022 | Esperienze & Opinioni

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il rischio...

[Domenic Praticò] Consigli pratici per diventare un super-anziano

1.12.2025 | Esperienze & Opinioni

Quando si parla di invecchiamento, sappiamo che esso non è un processo uniforme e uguale per tutt...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.