Un'arma segreta per interrompere in sicurezza le benzodiazepine

Le benzodiazepine sono alcuni dei farmaci più prescritti al mondo: esempi sono Lorazepam (Ativan), Diazepam (Valium) e Alprazolam (Xanax). Le nonbenzodiazepine (Z-drugs o farmaci-Z) sono simili in termini farmacologici, anch'esse si legano ai recettori della benzodiazepina del cervello e includono Zolpidem (Ambien) ed eszopiclone (Lunesta).


Sebbene le benzodiazepine e i farmaci-Z siano agenti terapeutici utili, prescritti spesso per disturbi del sonno, spasmi muscolari, ansia e convulsioni, dovrebbero essere usati solo a breve termine perché creano notoriamente dipendenza. Sfortunatamente, molte persone li prendono per lungo tempo, fino al 15% delle persone, dicono gli studi.


Appena due settimane dopo che qualcuno ha iniziato a usarli ogni giorno, insorgono tolleranza e potenziale di astinenza. Con la tolleranza, l'effetto terapeutico del farmaco si indebolisce e le persone devono assumere dosi sempre più elevate per ottenere sollievo. Se le persone interrompono improvvisamente questi farmaci, possono esserci sintomi di astinenza, che includono ansia, panico e insonnia.


Nei casi più gravi, la sospensione delle benzodiazepine e dei farmaci-Z può essere pericolosa per la vita, causa di convulsioni e allucinazioni. Non c'è da meravigliarsi che molte persone che fanno un tentativo di smettere rinuncino rapidamente alla lotta, rassegnandosi a restare su di loro a lungo termine.

 

Benzodiazepine e farmaci-Z: il bene e il male

Questi farmaci funzionano attivando i recettori della benzodiazepina nel cervello. Se vengono usati per brevi periodi di tempo, possono essere molto utili per i problemi che sono progettati per trattare, come l'insonnia o il panico. Tuttavia, possono anche creare tutta una serie di problemi.


Gli effetti collaterali comuni includono linguaggio farfugliato, perdita di memoria, confusione, sonnolenza e aumento del rischio di cadute. Possono verificarsi incidenti automobilistici a causa del tempo di reazione rallentato o dell'eccessiva sedazione. Se le persone diventano tolleranti, con l'aumento della dose per ottenere più benefici terapeutici, anche gli effetti collaterali peggiorano. Alcune persone iniziano persino a bramare questi farmaci e ne usano più di quanto prescritto o sviluppano una dipendenza.


Negli anziani, questi farmaci possono essere decisamente pericolosi. Diverse organizzazioni psichiatriche e mediche importanti hanno pubblicato linee guida che sconsigliano il loro uso negli anziani, perché aumentano il rischio di fratture dell'anca, peggiorano il rischio di demenza e aumentano la confusione, per citarne alcuni.


Sono molto rischiose anche nelle persone con disturbi concomitanti da uso di sostanze. Le benzodiazepine e i farmaci-Z interagiscono con oppioidi e altri farmaci sedanti e la loro combinazione perpetua il sovradosaggio e la morte.


Ci sono molte ragioni per consigliare agli utenti di benzodiazepina o di farmaci-Z a lungo termine di sospenderli. A causa del rischio di effetti collaterali nel cervello che invecchia, chiunque abbia più di 65 anni dovrebbe fare il possibile per fermare questi farmaci. Se le persone sviluppano una dipendenza da alcol, droghe illecite o benzodiazepine stesse, possono anche essere istruite a ridurre, anche se le hanno prese a lungo termine e soffrono ancora della condizione che li ha spinti ad iniziare il trattamento.


Ma ecco il problema: poiché causano tolleranza, assuefazione e dipendenza, fermarsi spesso è molto più facile da dire che da fare. I tassi di successo dell'uscita sono bassi: meno di un sesto delle persone è stato in grado di fermarsi tra i pazienti che ricevevano cure abituali in uno studio eseguito in Gran Bretagna, in cui le persone ricevevano semplicemente istruzioni dal loro medico di base su come ridurle lentamente.

 

Nuovo studio

Chiaramente, dobbiamo sapere di più su come rendere più facile il processo di arresto, chiamato anche 'deprescrizione'. Sono esplorati approcci come rallentare il tasso dell'uscita, con riduzioni lente della dose del 10-25% della dose ogni due o tre settimane; supporto basato su farmaci con prescrizione di farmaci alternativi; e supporto psicologico, come la terapia cognitiva-comportamentale o di supporto.


Un nuovo studio (riferimenti in calce) voleva scoprire se le terapie di supporto, nel complesso, avrebbero migliorato i tassi di successo di fermare l'uso quotidiano a lungo termine (più di 4 settimane), di una benzodiazepina o di un farmaco-Z, qualcosa che non era ancora stato misurato. Per fare ciò, i ricercatori hanno messo insieme i risultati di numerosi studi clinici pubblicati e hanno eseguito una metanalisi.


Quello che hanno scoperto è che aggiungendo la terapia di supporto a una riduzione lenta (in questo studio, il 10-50% di riduzione della dose in un tempo da 4 a 12 settimane) ha raddoppiato la possibilità delle persone di interrompere il farmaco alla 4a settimana (rapporto di rischio: 2) e ha triplicato le loro possibilità oltre la 4a settimana (rapporto di rischio: 3). Tre quarti del gruppo che otteneva supporto erano riusciti a fermarsi alla 4a settimana e quasi la metà del campione era ancora fuori dai farmaci al controllo a lungo termine.


Sorprendentemente, il supporto basato su farmaci (con melatonina, paroxetina e/o una benzodiazepina diversa) è stato utile a breve termine per far uscire le persone dal farmaco, ma non ha avuto un effetto significativo al controllo a lungo termine rispetto alla cura standard.

 

Quale supporto psicologico

Quindi, quale era la natura del supporto psicologico? Molti degli studi hanno usato interventi con terapia cognitivo-comportamentale (Gosselin 2006, Voshaar 2003, Baillargeon 2003), mentre altri due hanno optato per un intervento più semplice che coinvolge l'istruzione, la rassicurazione e un piano di riduzione individualizzato somministrato da operatori addestrati con (Vincens 2006) o senza (Vincens 2014) controllo bisettimanale. In sintesi: le tecniche di supporto erano lineari.


Una debolezza dello studio era che la maggior parte dei pazienti inclusi non aveva altre comorbidità di salute mentale come la demenza, il disturbo psichiatrico grave o il disturbo da uso di sostanze, né la maggior parte dei pazienti usava altri farmaci psicoattivi. Le persone con problemi di salute mentale possono finire per aver bisogno di un trattamento più intenso, ma per ora non sono noti i loro tassi di interruzione riuscita, con o senza supporto psicologico.

 

Da portare a casa

Per quelli di noi che lavorano nel campo della salute mentale, potrebbe non essere sorprendente sentire che il supporto psicologico fa una grande differenza. Tuttavia, studi come questi sono importanti in quanto stabiliscono che ciò che facciamo funziona.


Le persone che desiderano o devono interrompere le benzodiazepine possono farlo con aiuto adeguato, che potrebbe richiedere solo alcune visite con un professionista di cure primarie o un fornitore di salute mentale addestrato.


Come cultura generale, dobbiamo fare attenzione a ridurre al minimo l'uso e la prescrizione di benzodiazepine e farmaci-Z, usandoli solo quando è assolutamente necessario. In questo modo salveremo vite, ridurremo la morbilità e i costi per i sistemi sanitari.

 

 

 


Fonte: Claire Wilcox MD, psichiatra, prof.ssa associata di neuroscienze traslazionali al Mind Research Network e all'Università del New Mexico.

Pubblicato su Psychology Today (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Anisha Soni, Arun Thiyagarajan, Joanne Reeve. Feasibility and effectiveness of deprescribing benzodiazepines and Z-drugs: systematic review and meta-analysis. Addiction, 11 July 2022, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Gas xeno potrebbe proteggere dall'Alzheimer, almeno nei topi; previsti te…

30.01.2025 | Ricerche

Molti dei trattamenti perseguiti oggi per proteggere dal morbo di Alzheimer (MA) sono co...

Il litio potrebbe spiegare, e trattare, l'Alzheimer?

19.08.2025 | Ricerche

Qual è la prima scintilla che innesca la marcia ruba-memoria del morbo di Alzheimer (MA)...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e mal…

4.06.2019 | Ricerche

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Huper…

27.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alz…

4.09.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumulo...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambi…

11.07.2018 | Ricerche

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

Ricercatori delineano un nuovo approccio per trattare le malattie degenerative

8.05.2024 | Ricerche

Le proteine sono i cavalli da soma della vita. Gli organismi li usano come elementi costitutivi, ...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per …

30.01.2019 | Ricerche

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel ...

Come un meccanismo di difesa antivirale può portare all'Alzheimer

30.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che la tau iperfosforilata, il componente principale dei grovigli pato...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022 | Esperienze & Opinioni

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il rischio...

[Dana Territo] Accetta la persona cara in ogni fase del percorso della malatti…

13.01.2026 | Esperienze & Opinioni

Qualche parola di saggezza per i caregiver di Alzheimer per il nuovo anno?

Molto...

Svelata una teoria rivoluzionaria sull'origine dell'Alzheimer

28.12.2023 | Ricerche

Nonostante colpisca milioni di persone in tutto il mondo, il morbo di Alzheimer (MA) man...

Infezione cerebrale da funghi produce cambiamenti simili all'Alzheimer

26.10.2023 | Ricerche

Ricerche precedenti hanno implicato i funghi in condizioni neurodegenerative croniche co...

Il ciclo dell'urea astrocitica nel cervello controlla la lesione della me…

30.06.2022 | Ricerche

Nuove scoperte rivelano che il ciclo dell'urea negli astrociti lega l'accumulo di amiloide-beta e la...

Allenamento con i pesi protegge il cervello delle persone anziane dalla demenz…

15.04.2025 | Ricerche

Uno studio, condotto presso l'Università di Stato di Campinas (Brasile), ha scoperto che dopo sei...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020 | Esperienze & Opinioni

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Per capire l'Alzheimer, ricercatori di Yale si rivolgono alla guaina di m…

4.07.2025 | Ricerche

L'interruzione degli assoni, la parte simile a una coda nelle cellule nervose che trasme...

[Dana Territo] Studi indicano che l'aromaterapia può avere benefici signi…

29.01.2026 | Esperienze & Opinioni

"L’aromaterapia può dare benefici a chi soffre di Alzheimer?"

Il termine 'aromat...

Nuova teoria sulla formazione dei ricordi nel cervello

9.03.2021 | Ricerche

Una ricerca eseguita all'Università del Kent ha portato allo sviluppo della teoria MeshC...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021 | Esperienze & Opinioni

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)