Caffè Alzheimer Aprile: iter diagnostico e comunicazione della diagnosi di demenza

 

CaffeAlzhPedemontanoL’incontro di Aprile del Caffè Alzheimer Pedemontano Itinerante ha avuto come tematica di base l’iter diagnostico e la comunicazione della diagnosi di demenza; la prima parte dell’incontro è stata prevalentemente dedicata alla spiegazione della malattia, la seconda a rispondere alle numerose domande di volontari e dei familiari.


La relatrice, dr.ssa Giovanna Cecchetto, geriatra presso l’ULSS 8, ha spiegato alle numerose persone presenti che la demenza non è una malattia specifica, bensì un termine generico utilizzato per descrivere un declino delle facoltà mentali sufficientemente grave da interferire con la vita quotidiana e che il morbo di Alzheimer rappresenta la più comune tipologia di demenza.


Mentre i sintomi della demenza possono variare notevolmente, almeno due delle seguenti funzioni mentali principali devono essere compromesse in modo significativo per essere considerate demenza:

  • la memoria;
  • la comunicazione e il linguaggio;
  • la capacità di concentrarsi e di prestare attenzione;
  • il ragionamento e il giudizio;
  • la percezione visiva.


Tra i fattori di rischio della malattia ci sono:

  • l’età, il maggiore fattore di rischio biologico conosciuto, la cui incidenza aumenta con l’avanzare degli anni, anche se bisogna considerare che la demenza non è dipendente dal processo medesimo dell’invecchiamento (“aging related disease”) bensì mostra esclusivamente una tendenza ad aumentare con l’aumentare dell’età (“age related disease”);
  • la familiarità, ossia la presenza di altri casi in famiglia;
  • alcuni fattori genetici, in particolare alcune mutazioni genetiche sono responsabili di malattia di Alzheimer familiare, trasmessa con modalità autosomica dominante (gene APP, PS1, PS2) o di genotipi che predispongono allo sviluppo della malattia (gene APOE).


Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la malattia di Alzheimer, come le altre forme di Demenza, si presenta con le caratteristiche di una malattia sporadica: il corredo genetico può, al più, determinare una predisposizione familiare, che però non implica che la malattia si presenterà.


Il carattere multifattoriale della malattia di Alzheimer, cioè la molteplicità dei fattori di rischio, è una delle difficoltà per lo sviluppo della ricerca medica.


Per questi malati, non è possibile, allo stato attuale delle conoscenze, collegare lo sviluppo della malattia allo stile di vita condotto dalla persona. Non è possibile quindi prevenire la malattia con un adeguamento dello stile di vita.


Tuttavia, la ricerca ha individuato, alcuni fattori di protezione, che possono ridurre la probabilità della malattia. Fra questi, sono stati indicati, ad esempio, le terapie ormonali a base di estrogeni. Inoltre, l’ipertensione è stata riconosciuta come fattore di rischio, non solo per le malattie cardiovascolari, ma anche per la Demenza vascolare, con una possibilità di interferenza anche con le forme di Demenza degenerativa. Questo suggerisce che uno stile di vita sano, per la prevenzione o la cura dell’ipertensione, possa ridurre il rischio della Demenza.


La relatrice ha spiegato, inoltre, come viene diagnosticata dal medico la malattia di Alzheimer, sottolineando l’importanza di:

  • raccogliere informazioni circa la storia personale, medica e psichiatrica della persona (anamnesi);
  • eseguire un esame neurologico e una valutazione neuropsicologica;
  • prescrivere esami di laboratorio per escludere anemia, deficit di vitamine e altre condizioni patologiche;
  • utilizzare tecniche di diagnostica per immagini;
  • tenere un colloquio approfondito con i membri della famiglia o con il caregiver, con il fine di avere maggiori informazioni circa la persona malata e di indagare la presenza di eventuali disturbi del comportamento.


Durante il corso dell’intervento la dr.ssa ha esplicitato i dieci sintomi premonitori della malattia:

  1. Perdita di memoria che compromette la capacità lavorativa. È normale, di quando in quando, dimenticare un compito, una scadenza o il nome di un collega, ma la dimenticanza frequente o un’inspiegabile confusione mentale a casa o sul lavoro può significare che c’è qualcosa che non va.
  2. Difficoltà nelle attività quotidiane. Una persona molto impegnata può confondersi di tanto in tanto: per esempio dimenticare qualcosa sui fornelli accesi o non ricordare di servire parte di un pasto. Il malato di Alzheimer potrebbe preparare un pasto e non solo dimenticare di servirlo ma anche scordare di averlo fatto.
  3. Problemi di linguaggio. A tutti può essere capitato di avere una parola “sulla punta della lingua”, ma il malato di Alzheimer può dimenticare parole semplici o sostituirle con parole improprie rendendo quello che dice difficile da capire.
  4. Disorientamento nel tempo e nello spazio. È normale dimenticare che giorno della settimana è o quello che si deve comprare, ma il malato di Alzheimer può perdere la strada di casa, non sapere dove è e come ha fatto a trovarsi là.
  5. Diminuzione della capacità di giudizio. Scegliere di non portare una maglia o una giacca in una serata fredda è un errore comune, ma un malato di Alzheimer può vestirsi in modo inappropriato, indossando per esempio un accappatoio per andare a fare la spesa o due giacche in una giornata calda.
  6. Difficoltà nel pensiero astratto. Compilare un libretto degli assegni può essere difficile per molta gente, ma per il malato di Alzheimer riconoscere i numeri o compiere calcoli può essere impossibile.
  7. La cosa giusta al posto sbagliato. A chiunque può capitare di riporre male un portafoglio o le chiavi di casa. Un malato di Alzheimer, però, può mettere questi e altri oggetti in luoghi davvero singolari, come un ferro da stiro nel congelatore o un orologio da polso nel barattolo dello zucchero, e non ricordarsi come siano finiti là.
  8. Cambiamenti di umore o di comportamento. Tutti quanti siamo soggetti a cambiamenti di umore, ma nel malato di Alzheimer questi sono particolarmente repentini e senza alcuna ragione apparente.
  9. Cambiamenti di personalità. Invecchiando tutti possiamo cambiare la personalità, ma un malato di Alzheimer la può cambiare drammaticamente: da tranquillo diventa irascibile, sospettoso o diffidente.
  10. Mancanza di iniziativa. È normale stancarsi per le faccende domestiche, il lavoro o gli impegni sociali, ma la maggior parte della gente mantiene interesse per le proprie attività. Il malato di Alzheimer lo perde progressivamente: in molte o in tutte le sue solite attività.


La dottoressa ha infine sottolineato l’importanza, per i familiari, di rivolgersi alle Associazioni di Volontario specifiche per la demenza operanti nel Comune di appartenenza (prendendo come punto di riferimento l’Associazione Alzheimer di Riese Pio X) e di usufruire dei servizi che il territorio offre, tra i quali:

  • sostegno psicologico gratuito per i familiari;
  • gruppi di Auto – Mutuo – Aiuto;
  • Caffè Alzheimer;
  • Progetti Sollievo.

 

 

 


Fonte: Dott.ssa Elisa Civiero e Dott.ssa Valentina Tessarolo, collaboratrici dellAssociazione Alzheimer onlus di Riese Pio X

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