I rischi di infezione dei pazienti che vivono a casa

Milioni di persone dipendono dai servizi di assistenza sanitaria a domicilio, per recuperare da interventi chirurgici e ricoveri ospedalieri, nonché per gestire la vita quotidiana con patologie croniche.


Ma troppo spesso, non sono seguite le pratiche basate sull'evidenza per la prevenzione delle infezioni, quando l'assistenza viene fornita in casa, lasciando i pazienti esposti a complicazioni gravi e potenzialmente fatali.


Uno studio condotto da ricercatori della School of Nursing della Columbia University, pubblicato sul Journal of Infection Control, rileva che condizioni di vita non sterili e operatori sanitari non addestrati contribuiscono alle infezioni negli ambienti domestici di cura, ed i pazienti hanno un rischio più alto se hanno i tubi per alimentarsi o per aiutare con la minzione.


"I pazienti non dovrebbero dover scegliere tra la sicurezza e ricevere cure nel comfort della propria casa", dice l'autore principale dello studio Jingjing Shang, PhD, assistente professore alla Columbia Nursing. Ogni anno, si stima che 12 milioni di americani ricevano assistenza da più di 33.000 operatori sanitari a domicilio negli Stati Uniti, dove la fattura annuale per i servizi sanitari a domicilio supera i 72 miliardi di dollari. "La posta in gioco è già alta, e sta crescendo ogni giorno di più, poichè la popolazione continua ad invecchiare e sempre più pazienti ricevono assistenza al di fuori di un contesto istituzionale".


Il team di ricerca ha condotto una revisione sistematica degli studi che hanno valutato la prevalenza dell'infezione e i fattori di rischio tra i pazienti adulti che hanno ricevuto assistenza domiciliare sanitaria. I tassi di infezione trovati nell'analisi variano ampiamente, da circa il 5% a più dell'80%. Quelli più alti sono tra i pazienti che hanno ricevuto nutrienti attraverso un catetere endovenoso, un processo noto come «nutrizione parenterale totale», secondo l'analisi. I pazienti possono perdere la capacità di deglutire o mangiare da soli a causa di un ictus, demenza o una malattia avanzata.


Alcuni pazienti possono ricevere alimentazione attraverso un catetere inserito in una vena centrale, se non è possibile inserire un sondino nel naso o nella bocca o direttamente nell'intestino tenue. Questi cateteri venosi centrali spesso rimangono sul posto per lunghi periodi di tempo, e possono sviluppare facilmente delle infezioni quando i caregiver e i familiari che assistono nella cura non tengono pulito il catetere o il sito di iniezione.


Le «infezioni del tratto urinario associate al catetere» (CAUTI) sono un problema ricorrente anche per molti pazienti nelle case di cura. Queste infezioni possono svilupparsi quando i cateteri urinari vengono lasciati per lunghi periodi di tempo, e l'uso ripetuto di antibiotici per trattare queste infezioni può lasciare i pazienti suscettibili ai ceppi di batteri resistenti agli antibiotici.


I caregiver in casa possono aiutare a prevenire le CAUTI lavandosi le mani, con acqua e sapone o con un disinfettante a base di alcool, prima di toccare il catetere o di svuotare il sacchetto delle urine. Le infezioni possono anche essere evitate tenendo il catetere al sicuro, mantenendo la sacca delle urine più bassa della vescica, svuotando il sacchetto delle urine in un contenitore pulito, e mantenendo il tubo non ostruito.


Inoltre, le «infezioni del flusso di sangue legate al catetere» (CLABSI) sono comuni in casa. I cateteri portano medicinali e sostanze nutritive salvavita ad alcuni dei pazienti più vulnerabili che ricevono assistenza domiciliare sanitaria. Ma senza inserimento, utilizzo e manutenzione adeguati, i cateteri possono anche trasmettere infezioni mortali al flusso sanguigno.


"Il rischio di infezione per i pazienti che ricevono cure a domicilio è alto perché spesso non vengono accuditi da persone con la stessa esperienza di controllo delle infezioni che potrebbero esserci in un ambiente ospedaliero", dice Shang. "Gli infermieri che curano i pazienti a casa loro hanno bisogno di insegnare ai pazienti e alle loro famiglie il modo di prevenire le infezioni, e devono assicurarsi di adattare questa educazione a un livello facile per le persone senza formazione medica formale".


Hanno collaborato dalla Columbia Nursing: il professore assistente Lusine Poghosyan, PhD, MPH, RN; il professor Dawn Dowding, PhD; e Patricia Stone, PhD, FAAN, professore Centennial di politica sanitaria. Gli autori non dichiarano conflitti finanziari o altri interessi.

 

 

 

 

 


FonteColumbia University School of Nursing  (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti:  Jingjing Shang, Chenjuan Ma, Lusine Poghosyan, Dawn Dowding, Patricia Stone. The prevalence of infections and patient risk factors in home health care: A systematic review. American Journal of Infection Control, 2014; 42 (5): 479 DOI: 10.1016/j.ajic.2013.12.018

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Notizie da non perdere

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheime…

1.10.2014 | Ricerche

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie, ma…

28.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e per...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 | Ricerche

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale amiloid...

Nuovo farmaco previene le placche amiloidi, un segno specifico di Alzheimer

8.03.2021 | Ricerche

Le placche di amiloide sono caratteristiche patologiche del morbo di Alzheimer (MA): son...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di Alzh…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Sonno insufficiente associato ad aspettativa di vita ridotta

22.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che dormire almeno sette ore a notte migliora il modo in cui ti senti ...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022 | Ricerche

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Qualità della vita peggiora quando l'Alzheimer è complicato dal cancro

28.04.2023 | Esperienze & Opinioni

Che considerazioni si possono fare per una persona con Alzheimer che riceve anche la diagnosi di can...

Questo approccio di medicina di precisione potrebbe aiutarti a ritardare la de…

5.12.2025 | Ricerche

Secondo un nuovo studio condotto alla Università della California di San Francisco, la c...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020 | Esperienze & Opinioni

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è la ...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019 | Ricerche

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

L'invecchiamento è guidato da geni sbilanciati

21.12.2022 | Ricerche

Il meccanismo appena scoperto è presente in vari tipi di animali, compresi gli esseri umani.

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le pro…

31.07.2015 | Ricerche

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheime…

21.12.2014 | Ricerche

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Il gas da uova marce potrebbe proteggere dall'Alzheimer

15.01.2021 | Ricerche

La reputazione dell'[[acido solfidrico]] (o idrogeno solforato), di solito considerato v...

Gas xeno potrebbe proteggere dall'Alzheimer, almeno nei topi; previsti te…

30.01.2025 | Ricerche

Molti dei trattamenti perseguiti oggi per proteggere dal morbo di Alzheimer (MA) sono co...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022 | Ricerche

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020 | Esperienze & Opinioni

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di giocare ...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer…

20.07.2021 | Ricerche

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

Svelati nuovi percorsi per la formazione di memoria a lungo termine

31.12.2024 | Ricerche

Ricercatori del Max Planck Florida Institute for Neuroscience hanno scoperto un nuovo percorso pe...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.