Patire la fame nell'infanzia rallenta il declino cognitivo negli anni successivi?

Le persone che hanno patito a volte la fame da bambini hanno dimostrato un declino cognitivo più lento nell'anzianità rispetto alle persone che hanno sempre avuto abbastanza cibo da mangiare, secondo un nuovo studio pubblicato l'11 dicembre 2012 nell'edizione stampata di Neurology®, la rivista medica dell'American Academy of Neurology.

"Questi risultati non erano previsti, perché altri studi hanno dimostrato che le persone che soffrono di problemi da bambini hanno maggiori probabilità di avere problemi come malattie cardiache, malattie mentali e un funzionamento cognitivo inferiore alle persone la cui infanzia era priva di avversità", ha detto l'autore dello studio Lisa L. Barnes, PhD, del Medical Center della Rush University di Chicago.


Lo studio ha coinvolto 6.158 persone di Chicago con un'età media di 75 anni. I partecipanti, il 62 per cento dei quali erano afro-americani, sono stati intervistati sulla loro salute da bambini, sulla situazione finanziaria della propria famiglia, e sul loro ambiente di apprendimento a casa (calcolato in termini di quanto frequentemente qualcuno leggeva o raccontava loro qualcosa o giocava con loro). Poi ogni tre anni, per un massimo di 16, i partecipanti sono stati sottoposti a test cognitivi per misurare gli eventuali cambiamenti.


Tra i partecipanti afro-americani, il 5,8 per cento che ha riferito di aver patito la fame a volte, spesso o sempre, aveva una maggiore probabilità di avere un tasso di declino cognitivo più lento, o un declino ridotto di circa un terzo, rispetto a coloro che raramente o mai erano rimasti senza cibo da mangiare. Anche l'8,4 per cento dei partecipanti afro-americani che hanno segnalato di essere stati molto più magri a 12 anni rispetto ad altri ragazzi della loro età, avevano maggiori probabilità di avere un tasso più lento di declino cognitivo, anche di un terzo, rispetto a quelli che dicono di essere stati uguali o più grassi degli altri ragazzi della loro età.


Per i caucasici, non c'era alcuna relazione tra uno qualsiasi dei fattori di avversità nell'infanzia e il declino cognitivo. Poiché un numero relativamente basso di caucasici nello studio hanno riferito avversità nell'infanzia, lo studio potrebbe non essere stato in grado di rilevare l'effetto delle avversità sul declino cognitivo nella popolazione caucasica, ha detto la Barnes.


La Barnes ha detto che i ricercatori non sono sicuri perché la fame nell'infanzia abbia un possibile effetto protettivo sul declino cognitivo. Una possibile spiegazione del risultato potrebbe essere trovato in una ricerca che ha dimostrato che la restrizione calorica può ritardare l'insorgenza di cambiamenti legati all'età nel corpo e aumentare la durata della vita. Un'altra spiegazione potrebbe essere un effetto selettivo di sopravvivenza. Le persone anziane nello studio che hanno sperimentato avversità nell'infanzia possono essere stati i più forti e più resilienti della loro epoca, mentre quelli con le avversità più estreme potrebbero essere morti prima di raggiungere la vecchiaia.


La Barnes osserva che i risultati sono rimasti gli stessi dopo che i ricercatori li hanno corretti in base a fattori quali la quantità di istruzione e di problemi sanitari. I risultati, inoltre, non sono cambiati dopo che i ricercatori hanno ripetuto l'analisi dopo aver escluso le persone con la funzione cognitiva più bassa all'inizio dello studio per escludere la possibilità che le persone con Alzheimer lieve e non diagnosticata fossero inclusi nello studio.

 

 

 

 

***********************
Cosa pensi di questo articolo? Ti è stato utile? Hai rilievi, riserve, integrazioni? Conosci casi o ti è successo qualcosa che lo conferma? o lo smentisce? Puoi usare il modulo dei commenti qui sotto per dire la tua opinione. Che è importante e unica.

 

***********************
Fonte: Materiali della American Academy of Neurology.

Riferimento:
LL Barnes, RS Wilson, SA Everson-Rose, MD Hayward, DA Evans, CF Mendes de Leon. Effects of early-life adversity on cognitive decline in older African Americans and whites. Neurology, 2012; 79 (24): 2321 DOI: 10.1212/WNL.0b013e318278b607.

Pubblicato in ScienceDaily il 10 Dicembre 2012 - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:



Notizie da non perdere

Meccanismo neuroprotettivo alterato dai geni di rischio dell'Alzheimer

11.01.2022 | Ricerche

Il cervello ha un meccanismo naturale di protezione contro il morbo di Alzheimer (MA), e...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022 | Ricerche

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020 | Ricerche

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratteristi...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020 | Esperienze & Opinioni

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

[Domenic Praticò] Consigli pratici per diventare un super-anziano

1.12.2025 | Esperienze & Opinioni

Quando si parla di invecchiamento, sappiamo che esso non è un processo uniforme e uguale per tutt...

Nuovo farmaco previene le placche amiloidi, un segno specifico di Alzheimer

8.03.2021 | Ricerche

Le placche di amiloide sono caratteristiche patologiche del morbo di Alzheimer (MA): son...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, mentre...

10 Consigli dei neurologi per ridurre il tuo rischio di demenza

28.02.2023 | Esperienze & Opinioni

La demenza colpisce milioni di persone in tutto il mondo, quasi un over-65 su 10. Nonost...

4 Benefici segreti di un minuto di esercizio al giorno

29.12.2020 | Esperienze & Opinioni

Conosci tutti gli effetti positivi dell'esercizio fisico sul tuo corpo e sulla tua mente...

Perché la tua visione può prevedere la demenza 12 anni prima della diagnosi

24.04.2024 | Ricerche

 

Gli occhi possono rivelare molto sulla salute del nostro cervello: in effetti, i p...

Sintomi visivi bizzarri potrebbero essere segni rivelatori dell'Alzheimer…

1.02.2024 | Ricerche

Un team di ricercatori internazionali, guidato dall'Università della California di San F...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della compa…

27.08.2015 | Ricerche

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020 | Esperienze & Opinioni

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è la ...

[Greg O'Brien] Scoprire la grazia dell'imperfezione: apprezzare la l…

11.11.2025 | Voci della malattia

"Scrivi in ​​modo forte e chiaro ciò che fa male" (attribuito a Ernest Hemingway)

<...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzhe…

16.06.2016 | Annunci & info

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Piccola area del cervello ci aiuta a formare ricordi specifici: nuove strade p…

6.08.2025 | Ricerche

La vita può dipanarsi come un flusso continuo, ma i nostri ricordi raccontano una storia...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018 | Esperienze & Opinioni

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demenz...

Svelati nuovi percorsi per la formazione di memoria a lungo termine

31.12.2024 | Ricerche

Ricercatori del Max Planck Florida Institute for Neuroscience hanno scoperto un nuovo percorso pe...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 | Ricerche

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)