Featured

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi di amiloide non sono riusciti a fermare la malattia.

flower like formations of autophagic vacuoles in neuronsLa microscopia fluorescente mostra formazioni simili a fiori (a risoluzione decrescente) di vacuoli autofagici nei neuroni di un topo con Alzheimer (Foto: Springer-Nature)

Un guasto nel modo in cui le cellule cerebrali si liberano dei rifiuti precede l'accumulo di placche piene di detriti che sono presenti nel morbo di Alzheimer (MA), secondo un nuovo studio (1) sui topi.


Per decenni, gli scienziati hanno sostenuto che tali placche, che contengono la proteina amiloide-beta (Aβ), si accumulano al di fuori delle cellule, costituendo il primo passo cruciale verso il danno cerebrale osservato nella malattia. Il nuovo studio, guidato dai ricercatori della New York University e dell'Istituto di Ricerca Psichiatrica Nathan S. Kline, sfida questa idea, chiamata 'ipotesi cascata amiloide'.


Gli risultati dell'ultimo studio sostengono invece che il danno neuronale caratteristico del MA ha le sue radici all'interno delle cellule ben prima che queste placche amiloidi filiformi si formino completamente e si raggruppino nel cervello.


Pubblicato il 2 giugno come articolo di copertina sulla rivista Nature Neuroscience, lo studio ha tracciato la disfunzione radicale, osservata nei topi allevati per sviluppare il MA, sui lisosomi delle cellule cerebrali. Queste sono piccole sacche all'interno di ogni cellula, piene di enzimi acidi coinvolti nella scomposizione, rimozione e riciclaggio di routine dei rifiuti metabolici derivanti dalle reazioni cellulari quotidiane, nonché dalle malattie. I lisosomi sono fondamentali, notano i ricercatori, anche per scomporre e smaltire le parti di una cellula quando muore naturalmente.


Nell'ambito dello studio, i ricercatori hanno monitorato l'attività acida decrescente all'interno dei lisosomi delle cellule intatte di topo, mentre le cellule si lesionavano a causa della malattia. I test di scansione sviluppati alla NYU e all'Istituto Nathan Kline per tracciare la rimozione dei rifiuti cellulari hanno mostrato che alcuni lisosomi delle cellule cerebrali diventavano più larghi mentre si fondevano con i cosiddetti vacuoli autofagici pieni di rifiuti, che non erano stati scomposti. Questi vacuoli autofagici contenevano anche forme precoci di Aβ.


Il risultato è che nei neuroni più danneggiati e destinati alla morte precoce, i vacuoli si mettevano insieme in schemi 'simili a fiori', sporgendo fuori dalle membrane esterne delle cellule e ammassandosi attorno al nucleo di ogni cellula. Accumuli di Aβ formavano filamenti all'interno della cellula, un altro segno distintivo del MA. In effetti, i ricercatori hanno osservato placche quasi formate all'interno di alcuni neuroni danneggiati.


"Le nostre scoperte fanno risalire, per la prima volta, il danno neuronale osservato nel MA a problemi all'interno dei lisosomi delle cellule cerebrali, nelle quali appare per la prima volta l'Aβ", afferma il primo autore dello studio Ju-Hyun Lee PhD, professore assistente di ricerca della NYU e ricercatore del Nathan Kline Institute. "In precedenza, l'ipotesi di lavoro attribuiva il danno osservato nel MA principalmente a ciò che accade dopo l'accumulo di Aβ al di fuori delle cellule cerebrali, non prima e all'interno dei neuroni".


"Questa nuova evidenza cambia fondamentalmente la nostra comprensione di come progredisce il MA; spiega inoltre perché così tante terapie sperimentali progettate per rimuovere le placche amiloidi non sono riuscite a fermare la progressione della malattia: perché le cellule cerebrali sono già menomate prima che le placche si formino completamente al di fuori della cellula", afferma l'autore senior dello studio  Ralph A. Nixon MD/PhD, professore di psichiatria e biologia cellulare alla NYU, nonché direttore del Centro Ricerca sulla Demenza del Nathan Kline Institute. "La nostra ricerca suggerisce che i trattamenti futuri dovrebbero concentrarsi sull'inversione dei livelli di disfunzione lisosomiale e sul riequilibrio all'interno dei neuroni del cervello".


I ricercatori affermano che stanno già lavorando su terapie sperimentali per trattare i problemi lisosomiali osservati nei loro studi.


Un studio recente (2) pubblicato in aprile in Science Advances dal team della NYU ha attribuito i problemi di smaltimento dei rifiuti della cellula a un gene chiamato PSEN1. Il gene è noto da tempo come causa del MA, ma sta diventando chiaro solo ora il suo ruolo aggiuntivo nel causare la malattia attraverso la disfunzione lisosomiale.


Il loro recente lavoro ha anche mostrato che il danno neuronale nei topi modello di PSEN1 del MA potrebbe essere invertito ripristinando livelli adeguati di acido nei lisosomi.


Questo lavoro è coperto dal brevetto USA 9.265.735, che riguarda metodi per trattare il MA basati sull'inversione della de-acidificazione lisosomiale, la causa sottostante l'accumulo di rifiuti. I termini e le condizioni del brevetto vengono gestiti in conformità con le politiche del sistema sanitario.

 

 

 


Fonte: New York University (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti:

  1. Ju-Hyun Lee, ...[+15], Ralph Nixon. Faulty autolysosome acidification in Alzheimer’s disease mouse models induces autophagic build-up of Aβ in neurons, yielding senile plaques. Nat Neurosci, 2022, DOI
  2. Pearl Lie, ...[+6], Ralph Nixon. Axonal transport of late endosomes and amphisomes is selectively modulated by local Ca2+ efflux and disrupted by PSEN1 loss of function. Science Advances, 29 Apr 2022, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione del...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015 | Esperienze & Opinioni

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

Mega-analisi rivela perché la memoria declina con l’età

28.01.2026 | Ricerche

Rischio genetico per l’Alzheimer e diffuso restringimento del cervello legati a una maggiore perd...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016 | Ricerche

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Antiossidanti aiutano contro vari problemi di salute, ma è complicato capire q…

3.11.2025 | Esperienze & Opinioni

La descrizione di antiossidante è tutta nel nome: gli antiossidanti contrastano gli ossi...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Huper…

27.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheime…

21.12.2014 | Ricerche

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Perché dimentichiamo? Nuova teoria propone che 'dimenticare' è in re…

17.01.2022 | Ricerche

Mentre viviamo creiamo innumerevoli ricordi, ma molti di questi li dimentichiamo. Come m...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020 | Ricerche

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani, ...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l…

4.08.2017 | Ricerche

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo�…

5.11.2018 | Esperienze & Opinioni

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017 | Ricerche

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​​a...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015 | Ricerche

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020 | Ricerche

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

Perché la tua visione può prevedere la demenza 12 anni prima della diagnosi

24.04.2024 | Ricerche

 

Gli occhi possono rivelare molto sulla salute del nostro cervello: in effetti, i p...

Sintomi visivi bizzarri potrebbero essere segni rivelatori dell'Alzheimer…

1.02.2024 | Ricerche

Un team di ricercatori internazionali, guidato dall'Università della California di San F...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019 | Ricerche

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheime…

1.10.2014 | Ricerche

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Cervello del toporagno si restringe in inverno e rinasce in estate: c'è q…

10.09.2025 | Ricerche

I toporagni comuni sono uno dei pochi mammiferi noti per restringere e far ricrescere in...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.