Demenza a progressione rapida: nuovo studio stabilisce la definizione pratica

box Ticking

Un nuovo studio multicentrico condotto dai ricercatori della Mayo Clinic di Jacksonville (Florida/USA) ha stabilito una definizione pratica e basata sull’evidenza della demenza a progressione rapida (RPD, rapidly progressive dementia, demenza rapidamente progressiva), una forma rara ma devastante di declino cognitivo che si sviluppa nell’arco di mesi anziché di anni. I risultati, pubblicati su Neurology, potrebbero aiutare i medici a riconoscere e trattare l’RPD in anticipo e consentire ai ricercatori di lavorare in un quadro condiviso quando studiano la condizione.


Mentre la maggior parte dei tipi di demenza progredisce gradualmente, la RPD avanza con una velocità allarmante, portando spesso a un significativo declino cognitivo o alla morte entro uno o due anni. Sebbene rappresenti circa il 4% dei casi di demenza, la RPD è difficile da diagnosticare. I sintomi possono derivare da numerose cause, come malattie autoimmuni, infezioni, disturbi neurodegenerativi come il morbo di Alzheimer e condizioni rare come la malattia di Creutzfeldt-Jakob. Ciò rende difficile definire in modo coerente il disturbo in diversi contesti.


"I medici hanno bisogno di un modo chiaro e standardizzato per identificare i pazienti il cui declino è insolitamente rapido", afferma Gregg Day MD, neurologo comportamentale della Mayo Clinic e autore senior dello studio. "Ciò aiuta a garantire che i soggetti con cause potenzialmente curabili vengano riconosciuti rapidamente, ovunque vengano visitati. Inoltre, questo è un passo necessario prima di avviare studi multicentrici volti a comprendere perché un piccolo sottogruppo di pazienti affetti da demenza progredisce rapidamente e come affrontare questo problema attraverso studi clinici e trattamenti".


La nuova definizione proposta dal dottor Day e dai suoi colleghi utilizza la scala Clinical Dementia Rating (CDR), uno strumento consolidato per valutare la gravità della demenza. I criteri si basano sul livello di compromissione funzionale che coinvolge memoria, orientamento, giudizio, risoluzione dei problemi, affari della comunità, casa, hobby e cura personale. Secondo il nuovo quadro, una persona è considerata affetta da demenza a progressione rapida se sviluppa una demenza lieve (punteggio CDR pari o superiore a 1) entro un anno dall'esordio dei sintomi, o una demenza da moderata a grave (punteggio CDR 2 o più) entro due anni. I ricercatori la chiamano la regola “1-in-1 o 2-in-2”.


Per testare questa definizione, il gruppo di ricerca l’ha applicata a due grandi set di dati. Il primo, la coorte RaPID, comprendeva 248 pazienti valutati per sospetta RPD alla Mayo Clinic in Florida e alla Washington University di St. Louis (Missouri). Il secondo era composto dai dati del National Alzheimer's Coordinating Center, che rappresentava oltre 19.000 partecipanti in 46 centri di ricerca negli Stati Uniti.


Nel gruppo RaPID, circa il 75% dei pazienti soddisfaceva i nuovi criteri. Quasi 1 su 3 aveva cause autoimmuni o infiammatorie, molte delle quali potenzialmente reversibili. Nell'insieme più ampio di dati nazionali, circa il 4% soddisfaceva la definizione di RPD, con il morbo di Alzheimer come causa sottostante più comune. In entrambi i gruppi, le persone che soddisfacevano la definizione di RPD hanno avuto un declino da 3 a 4 volte più veloce di quelle con demenza tipica, sulla base dei cambiamenti misurati dalla scala CDR.


La nuova definizione si è rivelata affidabile in contesti clinici e di ricerca, identificando cause sia rare che comuni di RPD. Può essere applicato con l'anamnesi clinica di un paziente invece che con test specialistici, rendendolo adattabile a diversi contesti sanitari, compresi quelli con risorse mediche limitate.


"Definendo in modo uniforme la progressione rapida, possiamo identificare meglio i pazienti che potrebbero trarre beneficio dal trattamento, migliorare la coerenza della ricerca e, in definitiva, migliorare la cura per le persone che affrontano una delle forme di demenza più difficili", afferma il dott. Day.

 

 

 


Fonte: Lynda De Widt in Mayo Clinic (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: N Satyadev, [+7], GS Day. Standardizing “Rapid”: Applying the Clinical Dementia Rating to Define Rapidly Progressive Dementia. Neurology, 2025, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Demenze: forti differenze regionali nell’assistenza, al Nord test diagnostici …

30.01.2024 | Annunci & info

In Iss il Convegno finale del Fondo per l’Alzheimer e le Demenze, presentate le prime linee guida...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Al…

30.01.2015 | Ricerche

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picco...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzh…

28.09.2018 | Annunci & info

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzhe…

16.06.2016 | Annunci & info

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022 | Ricerche

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

[Dana Territo] Sii delicato e paziente quando parli ad amici e familiari della…

30.09.2025 | Esperienze & Opinioni

Come parlare alla famiglia della mia diagnosi di Alzheimer?

È difficile discerne...

Stimolazione a 40 Hz efficace a lungo termine nelle scimmie anziane: potenzial…

15.01.2026 | Ricerche

Un gruppo di ricerca del Kunming Institute of Zoology (KIZ) di Kunming (provincia di Yun...

I tuoi ricordi sono governati da timer nascosti nel tuo cervello

10.12.2025 | Ricerche

Uno dei compiti più essenziali del cervello è decidere quali esperienze immagazzinare co...

Scoperta nuova causa di Alzheimer e di demenza vascolare

21.09.2023 | Ricerche

Uno studio evidenzia la degenerazione delle microglia nel cervello causata dalla tossicità del ferro...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021 | Ricerche

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019 | Ricerche

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari no...

Zen e mitocondri: il macchinario della morte rende più sana la vita

20.11.2023 | Ricerche

Sebbene tutti noi aspiriamo a una vita lunga, ciò che è più ambito è un lungo periodo di...

Perché dimentichiamo? Nuova teoria propone che 'dimenticare' è in re…

17.01.2022 | Ricerche

Mentre viviamo creiamo innumerevoli ricordi, ma molti di questi li dimentichiamo. Come m...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l…

22.09.2015 | Ricerche

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

Subiamo un 'lavaggio del cervello' durante il sonno?

4.11.2019 | Ricerche

Una nuova ricerca eseguita alla Boston University suggerisce che questa sera durante il ...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017 | Ricerche

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di Alzheimer. Ho avuto pr...

Piccola area del cervello ci aiuta a formare ricordi specifici: nuove strade p…

6.08.2025 | Ricerche

La vita può dipanarsi come un flusso continuo, ma i nostri ricordi raccontano una storia...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno deme…

17.08.2018 | Ricerche

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcune...

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

13.06.2022 | Ricerche

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi d...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.