Rischio di demenza aumenta nei 50enni con pressione sotto la soglia di ipertensione

Nuove scoperte dello studio di lungo periodo Whitehall II su oltre 10.000 dipendenti statali hanno rilevato che i 50enni che avevano una pressione sanguigna più alta del normale, ma comunque al di sotto della soglia comunemente usata quando si decide di trattare la condizione, avevano un rischio più alto di sviluppo di demenza in età avanzata.


Questo aumento del rischio è stato osservato anche quando i partecipanti allo studio non avevano altri problemi cardiaci o relativi ai vasi sanguigni, secondo la ricerca, pubblicata ieri sull'European Heart Journal.


Sebbene ci siano stati studi precedenti che hanno collegato l'aumento di pressione arteriosa in mezza età a un rischio maggiore di demenza in età avanzata, il termine "mezza età" è stato definito in modo approssimativo e variava da 35 a 68 anni.


La prima autrice del lavoro, la dott.ssa Jessica Abell, ricercatrice post-dottorato dell'Istituto Nazionale Francese di Salute e Ricerca Medica di Parigi (INSERM) e associata di ricerca in demenza ed epidemiologia alla University College London (UCL), in Gran Bretagna, ha dichiarato : "La ricerca precedente non è stata in grado di testare direttamente il legame tra pressione sanguigna elevata e demenza esaminando i tempi in modo sufficientemente dettagliato. Nel nostro studio abbiamo potuto esaminare l'associazione a 50, 60 e 70 anni e abbiamo trovato diversi modelli di associazione. Ciò avrà importanti implicazioni per le linee guida politiche, che attualmente usano solo il termine generico «mezza età»".


I partecipanti allo studio Whitehall II, che avevano un'età compresa tra i 35 e i 55 anni nel 1985, si sono fatti misurare la pressione arteriosa nel 1985, 1991, 1997 e 2003. Sono state prese anche altre informazioni mediche, come età, sesso, comportamenti di vita (come fumare e bere), e fattori socio-demografici.


Tra le 8.639 persone analizzate per questo studio (il 32,5% delle quali erano donne), 385 hanno sviluppato una demenza entro il 2017. Coloro che avevano una pressione arteriosa sistolica di 130 mmHg o più a 50 anni avevano un rischio più alto del 45% di sviluppare una demenza rispetto a quelli con una pressione sistolica più bassa alla stessa età. Questa associazione non è stata osservata all'età di 60 e 70 anni e la pressione diastolica non è legata alla demenza.


Il legame tra ipertensione e demenza è stato osservato anche nelle persone che non avevano patologie cardiache o correlate ai vasi sanguigni (malattie cardiovascolari) durante il periodo di follow-up; avevano un rischio maggiore del 47% rispetto a persone con pressione arteriosa sistolica inferiore a 130 mmHg a 50 anni.


Le linee guida del NICE (Istituto Nazionale per la Salute e l'Eccellenza nell'Assistenza) nel Regno Unito e della Società Europea di Cardiologia danno entrambi una soglia di 140/90 mmHg per l'ipertensione, sebbene le linee guida 2017 dall'American Heart Association, l'American College of Cardiology e altre nove organizzazioni sanitarie hanno abbassato la soglia a 130/80 mmHg per tutti gli adulti. La pressione arteriosa ideale è considerata tra 90 / 60mmHg e 120 / 80mmHg.


La prof.ssa Archana Singh-Manoux, professore di ricerca dell'INSERM e professore onorario dell'UCL, che ha guidato la ricerca, ha dichiarato: "Il nostro lavoro conferma gli effetti dannosi dell'ipertensione in mezza età sul rischio di demenza, come suggerito da precedenti ricerche. Suggerisce anche che a 50 anni il rischio di demenza può essere aumentato nelle persone che hanno livelli più alti di pressione arteriosa sistolica, al di sotto della soglia comunemente usata per trattare l'ipertensione.

"La nostra analisi suggerisce che l'importanza dell'ipertensione di mezza età sulla salute del cervello è dovuta alla durata dell'esposizione. Quindi vediamo un aumento del rischio per le persone con pressione sanguigna elevata a 50 anni, ma non a 60 o 70, perché quelli con ipertensione a 50 anni rischiano di essere «esposti» più a lungo a questo rischio". L'età media alla quale i partecipanti dello studio hanno sviluppato la demenza era di 75 anni.


Le possibili ragioni del legame tra aumento della pressione sanguigna e demenza includono il fatto che l'ipertensione è legata agli ictus silenziosi o mini-ictus (dove i sintomi spesso non si notano), ai danni alla sostanza bianca nel cervello (che contiene molti delle fibre nervose del cervello) e un ridotto apporto di sangue al cervello. Questo danno può essere alla base del conseguente declino nei processi del cervello.


La dott.ssa Abell ha dichiarato: "È importante sottolineare che si tratta di ricerche osservazionali, a livello di popolazione e quindi queste scoperte non si traducono direttamente in implicazioni per i singoli pazienti. Inoltre, c'è una discussione considerevole sulla soglia ottimale per la diagnosi di ipertensione. Ci sono molte prove che suggeriscono che mantenere una pressione sanguigna salutare in mezza età sia importante per il cuore e il cervello più avanti nella vita. Chiunque sia preoccupato dei propri livelli di pressione sanguigna dovrebbe consultare il medico di famiglia".


I limiti dello studio includono il fatto che la diagnosi di demenza è stata effettuata sulle cartelle cliniche elettroniche che potrebbero non rilevare i casi più lievi di demenza; i ricercatori non sono stati in grado di esaminare se l'associazione di ipertensione fosse più forte con l'Alzheimer o la demenza vascolare a causa dei pochi casi con demenza nello studio, e ciò richiede ulteriori ricerche; e i ricercatori non sanno se una gestione efficace dell'ipertensione arteriosa nelle persone di mezza età potrebbe indebolire il rischio di una successiva demenza.


"Uno dei punti di forza di questo studio è stato il ripetersi delle misurazioni della pressione arteriosa sulle stesse persone, che ci ha permesso di esaminare lo stato della pressione sanguigna per un periodo di 18 anni. Questo è raro, dal momento che la ricerca precedente ha spesso usato una singola misurazione dell'ipertensione", ha concluso la prof.ssa Singh-Manoux.

 

 

 


Fonte: European Society of Cardiology (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Jessica G Abell, Mika Kivimäki, Aline Dugravot, Adam G Tabak, Aurore Fayosse, Martin Shipley, Séverine Sabia, Archana Singh-Manoux. Association between systolic blood pressure and dementia in the Whitehall II cohort study: role of age, duration, and threshold used to define hypertension. European Heart Journal, 2018; DOI: 10.1093/eurheartj/ehy288

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Acetil-L-carnitina può aiutare la memoria, anche insieme a Vinpocetina e Huper…

27.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Demenza grave, neuropatie (nervi dolorosi), disturbi dell'umore, deficit di attenzione e...

Le donne possono vivere meglio con una dieta migliore

22.07.2022 | Ricerche

Mangiare frutta e verdura di colori più brillanti può aiutare i problemi di salute delle donne.

...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memori…

9.06.2021 | Ricerche

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i li...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e mal…

4.06.2019 | Ricerche

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018 | Esperienze & Opinioni

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ese...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 | Ricerche

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Farmaco per Alzheimer non cambia l'eliminazione dei rifiuti a breve termi…

24.11.2025 | Ricerche

Dopo il trattamento con il farmaco, le scansioni MRI non mostrano alcun cambiamento a breve termi...

Svelata una teoria rivoluzionaria sull'origine dell'Alzheimer

28.12.2023 | Ricerche

Nonostante colpisca milioni di persone in tutto il mondo, il morbo di Alzheimer (MA) man...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheime…

1.10.2014 | Ricerche

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Al…

27.04.2015 | Ricerche

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Piccola area del cervello ci aiuta a formare ricordi specifici: nuove strade p…

6.08.2025 | Ricerche

La vita può dipanarsi come un flusso continuo, ma i nostri ricordi raccontano una storia...

Immergersi nella natura: gioia, meraviglia ... e salute mentale

10.05.2023 | Esperienze & Opinioni

La primavera è il momento perfetto per indugiare sulle opportunità.

La primavera è un m...

[Dana Territo] Accetta la persona cara in ogni fase del percorso della malatti…

13.01.2026 | Esperienze & Opinioni

Qualche parola di saggezza per i caregiver di Alzheimer per il nuovo anno?

Molto...

Diagnosi di Alzheimer: prenditi del tempo per elaborarla, poi vai avanti con m…

4.12.2023 | Esperienze & Opinioni

Come posso accettare la diagnosi di Alzheimer?

Nathaniel Branden, compianto psicoterape...

Subiamo un 'lavaggio del cervello' durante il sonno?

4.11.2019 | Ricerche

Una nuova ricerca eseguita alla Boston University suggerisce che questa sera durante il ...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021 | Ricerche

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per moni...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari no...

Zen e mitocondri: il macchinario della morte rende più sana la vita

20.11.2023 | Ricerche

Sebbene tutti noi aspiriamo a una vita lunga, ciò che è più ambito è un lungo periodo di...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022 | Ricerche

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

L'invecchiamento è guidato da geni sbilanciati

21.12.2022 | Ricerche

Il meccanismo appena scoperto è presente in vari tipi di animali, compresi gli esseri umani.

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)