Come si formano e svaniscono i ricordi: il lavoro di gruppo dei neuroni

How neurons form and solidify memoryCome i neuroni nell'ippocampo di un topo formano e solidificano la memoria, dall'apprendimento (learning) del giorno 1-5, a quella di consolidamento (stable) del 10° giorno, al richiamo (recall) dopo 20 giorni. I colori corrispondono a posizioni uniche all'interno del nuovo luogo. Con il passare del tempo e la continua esposizione all'arena, il topo forma ricordi stabili reclutando squadre di neuroni per codificare la posizione. (Fonte: Caltech)

Perché riesci a ricordare il nome del tuo migliore amico d'infanzia che non vedi da anni ma dimentichi facilmente il nome di una persona che hai incontrato appena un momento fa? In altre parole, perché alcuni ricordi restano stabili per decenni, mentre altri svaniscono in pochi minuti?


Usando topi modello, ricercatori del Caltech hanno ora stabilito che i ricordi forti e stabili sono codificati da 'squadre' di neuroni che sparano tutti in sincronia, fornendo la ridondanza che consente a questi ricordi di persistere nel tempo. La ricerca ha implicazioni per capire come si potrebbe influenzare la memoria dopo un danno cerebrale, come ad esempio un ictus o l'Alzheimer.


Il lavoro è stato svolto nel laboratorio di Carlos Lois, professore di ricerca di biologia, ed è descritto in un articolo apparso il 23 agosto sulla rivista Science. Il team, guidato dal post dottorato Walter Gonzalez, ha sviluppato un test per esaminare l'attività neurale dei topi mentre apprendono e ricordano un nuovo posto.


Nel test, un topo è posizionato in un recinto dritto, lungo circa 1,5 m, con pareti bianche. Dei simboli unici segnano posizioni diverse lungo le pareti, ad esempio una croce in grassetto vicino all'estremità più a destra e una barra inclinata vicino al centro. Dell'acqua zuccherata (una delizia per i topi) è posizionata alle due estremità della pista.


Durante l'esplorazione del topo, i ricercatori hanno misurato l'attività di neuroni specifici nell'ippocampo del topo (la regione del cervello in cui si formano nuovi ricordi) che sono noti per codificare i luoghi.


Quando un animale era messo inizialmente nella pista, non era sicuro di cosa fare e vagava a destra e a sinistra fino a quando non si imbatteva nell'acqua zuccherata. In questo caso, quando il topo notava un simbolo sulla parete, si attivavano singoli neuroni​​. Ma con l'aumentare delle esperienze nel tragitto, il topo acquisiva familiarità con esso e ricordava le posizioni dello zucchero. Man mano che il tragitto diventava più familiare per il topo, sempre più neuroni si attivavano in sincronia alla vista di ogni simbolo sul muro. In sostanza, il topo stava riconoscendo dove si trovava rispetto a ciascun simbolo unico.


Per studiare come svaniscono i ricordi nel tempo, i ricercatori hanno quindi evitato di mettere i topi nel tragitto per un massimo di 20 giorni. Al ritorno nel tragitto dopo questa pausa, i topi che avevano formato forti ricordi, codificati da un numero maggiore di neuroni, ricordavano rapidamente il compito.


Anche se alcuni neuroni mostravano attività diverse, la memoria del tragitto era chiaramente identificabile nel topo durante l'analisi dell'attività di grandi gruppi di neuroni. In altre parole, l'uso di gruppi di neuroni consente al cervello di avere ridondanza e di richiamare ancora i ricordi anche se alcuni dei neuroni originali tacciono o sono danneggiati.


Gonzalez spiega:

"Immagina di avere una storia lunga e complicata da raccontare. Al fine di preservare la storia, potresti raccontarla a cinque dei tuoi amici e, occasionalmente, riunirti con tutti loro per raccontare la storia e aiutarsi a vicenda a colmare eventuali lacune di un individuo.

"Inoltre, ogni volta che racconti di nuovo la storia, potresti portare nuovi amici a impararla e quindi aiutare a preservarla e rafforzare la memoria. In modo analogo, i tuoi neuroni si aiutano a vicenda per codificare ricordi che persisteranno nel tempo".


La memoria è così fondamentale per il comportamento umano che qualsiasi suo danno può avere un forte impatto sulla nostra vita quotidiana. La perdita di memoria che si verifica nel normale invecchiamento può essere un handicap significativo per gli anziani. Inoltre, la perdita di memoria causata da diverse malattie, in particolare dall'Alzheimer, ha conseguenze devastanti che possono interferire con le routine più elementari, tra cui riconoscere i parenti o come tornare a casa.


Questo lavoro suggerisce che i ricordi potrebbero svanire più rapidamente mentre invecchiamo perché un ricordo è codificato da un minor numero di neuroni e se uno di questi neuroni fallisce, la memoria viene persa. Lo studio suggerisce che un giorno, per aiutare a prevenire la perdita di memoria, si potrebbero progettare trattamenti che inducono a reclutare un numero più elevato di neuroni per codificare un ricordo.


Lois afferma:

"Da anni, la gente sa che più si pratica un'azione, maggiori sono le possibilità di ricordarla in seguito. Ora pensiamo che ciò sia probabile, poiché più si pratica un'azione, maggiore è il numero di neuroni che la codificano.

"Le teorie convenzionali sulla memorizzazione dei ricordi postulano che rendere una memoria più stabile richiede il rafforzamento delle connessioni tra singoli neuroni. Le nostre scoperte suggeriscono invece che è l'aumento del numero di neuroni che codificano la stessa memoria a consentire al ricordo di persistere più a lungo".

 

 

 


Fonte: Lori Dajose in California Institute of Technology (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Walter G. Gonzalez, Hanwen Zhang, Anna Harutyunyan, Carlos Lois. Persistence of neuronal representations through time and damage in the hippocampus. Science, 23 Aug 2019, DOI

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Gas xeno potrebbe proteggere dall'Alzheimer, almeno nei topi; previsti te…

30.01.2025 | Ricerche

Molti dei trattamenti perseguiti oggi per proteggere dal morbo di Alzheimer (MA) sono co...

Ricercatori delineano un nuovo approccio per trattare le malattie degenerative

8.05.2024 | Ricerche

Le proteine sono i cavalli da soma della vita. Gli organismi li usano come elementi costitutivi, ...

Curare l'Alzheimer: singolo proiettile magico o sparo di doppietta?

20.03.2025 | Esperienze & Opinioni

Perché i ricercatori stanno ancora annaspando nella ricerca di una cura per quella che è...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020 | Esperienze & Opinioni

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di giocare ...

Effetti della carenza di colina sulla salute neurologica e dell'intero si…

23.01.2023 | Ricerche

Assorbire colina a sufficienza dall'alimentazione è cruciale per proteggere il corpo e il cervello d...

4 Benefici segreti di un minuto di esercizio al giorno

29.12.2020 | Esperienze & Opinioni

Conosci tutti gli effetti positivi dell'esercizio fisico sul tuo corpo e sulla tua mente...

Rete mitocondri-metabolismo-calcio: un fattore centrale nella patologia dell&#…

22.01.2026 | Ricerche

Una revisione pubblicata su Genes & Diseases da ricercatori dell'Institute for Brain...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020 | Ricerche

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratteristi...

La scoperta del punto di svolta nell'Alzheimer può migliorare i test di n…

20.05.2022 | Ricerche

 Intervista al neurologo William Seeley della Università della California di San Francisco

...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, me…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di me...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno deme…

17.08.2018 | Ricerche

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcune...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheime…

1.10.2014 | Ricerche

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nelle...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021 | Esperienze & Opinioni

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Zen e mitocondri: il macchinario della morte rende più sana la vita

20.11.2023 | Ricerche

Sebbene tutti noi aspiriamo a una vita lunga, ciò che è più ambito è un lungo periodo di...

Le donne possono vivere meglio con una dieta migliore

22.07.2022 | Ricerche

Mangiare frutta e verdura di colori più brillanti può aiutare i problemi di salute delle donne.

...

Il ciclo dell'urea astrocitica nel cervello controlla la lesione della me…

30.06.2022 | Ricerche

Nuove scoperte rivelano che il ciclo dell'urea negli astrociti lega l'accumulo di amiloide-beta e la...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019 | Esperienze & Opinioni

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Età degli organi biologici prevede il rischio di malattia con decenni di antic…

11.03.2025 | Ricerche

I nostri organi invecchiano a ritmi diversi e un esame del sangue che determina quanto ciascuno è...

[Dana Territo] Studi indicano che l'aromaterapia può avere benefici signi…

29.01.2026 | Esperienze & Opinioni

"L’aromaterapia può dare benefici a chi soffre di Alzheimer?"

Il termine 'aromat...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)