Retta Alzheimer: «O si fa una legge chiara con risorse certe, o i servizi rischiano di scomparire!»

Lettera aperta a Governo, Parlamento e Regioni di Uneba, voce del non profit: stop al caos di avvocati e sentenze, stop alle incertezze per famiglie e enti

The old man reading a letter Fyodor BronnikovIl vecchio che legge una lettera di Fyodor Bronnikov

“Cari Governo. Parlamento e Regioni: in materia di rette per l’accoglienza dei malati di Alzheimer, diteci chiaramente quale soluzione preferite!


È meglio una legge chiara, con risorse certe, a garanzia dei diritti di tutti a partire dei più fragili, o centinaia di singoli casi, di avvocati che le famiglie devono pagare, di sentenze da attendere, di Rsa in difficoltà, di possibili stop alle accoglienze? Noi non abbiamo dubbi, continuiamo a preferire la prima soluzione. E continueremo a insistere per averla.”


È questa l’ideale lettera aperta a Governo, Parlamento e Regioni di Uneba, voce degli enti non profit che sono il 57% del totale delle strutture sociosanitarie in Italia, e del suo presidente nazionale, il bergamasco Franco Massi.


"Varie sentenze", argomenta Massi, "hanno dettato che il 100% della retta per un malato di Alzheimer in Rsa sia a carico del Servizio Sanitario Nazionale, portando famiglie ad azioni legali per smettere di pagare la retta alle Rsa. Ma è insensato che le Rsa debbano garantire l’elevata assistenza necessaria a un malato di Alzheimer, come oggi accade dopo alcune sentenze, a proprie spese, senza che il Servizio Sanitario copra i costi. In questo assurdo scenario diventano a rischio i servizi stessi per malati di Alzheimer, gli stipendi di lavoratrici e lavoratori, l’esistenza stessa delle strutture".


“E’ necessario invece", aggiunge Virginio Marchesi, presidente di Uneba Milano e autore di pubblicazioni sulle rette per i servizi sociosanitari, "chiarire o modificare la normativa sulle rette Alzheimer, così come definire le risorse economiche necessarie. Solo così potremo garantire alle persone anziane non autosufficienti l’effettiva possibilità di utilizzare i servizi di cui necessitano. Oltre a stabilire il diritto, bisogna anche garantire la tutela del diritto”.


“Un primo percorso", ricorda Massi, "per arrivare a una normativa chiara e a risorse certe era stato avviato con un emendamento proposto in Commissione Sanità del Senato, ma si è interrotto per la mancanza di coraggio di maggioranza e opposizione, e assieme per altri interventi e prese di posizione che sembravano cercare facile e immediato consenso anziché affrontare con responsabilità le sfide del settore, nella consapevolezza che coprire il 100% delle rette per oltre 100.000 malati all’anno sarebbe un peso enorme per le casse di Stato e Regioni.
Restano così nell’incertezza famiglie e persone fragili e si mettono in difficoltà gli enti gestori. Fino a quando?”.

 

 


Fonte: UNEBA - Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale

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