I quattro geni conosciuti dell'Alzheimer

"In definitiva, l'elenco completo dei geni di Alzheimer che emergono dagli studi genetici a base famigliare dell'Alzheimer's Genome Project e gli studi basati sulla popolazione dell'International Genomics of Alzheimer's Project ci stanno avvicinando sempre più al giorno in cui saremo in grado di sradicare la malattia di Alzheimer con una strategia di previsione e di intervento precoce. - Dr. Rudolph Tanzi

Nel corso degli ultimi decenni, è diventato sempre più chiaro che l'ereditarietà gioca un ruolo importante nell'Alzheimer. I circa 25.000 geni nel genoma umano sono composti di acido desossiribonucleico (DNA) impacchettato in 24 diversi cromosomi, 1-22, X e Y.

Il lavoro di un gene è sia quello di produrre proteine che di controllare l'attività di altri geni. Nel corso di molte generazioni, il DNA di un gene può mutare fino a creare una "variante". Una variante molto rara del DNA è chiamata "mutazione", mentre una variante comune nella popolazione è chiamata "polimorfismo". Le varianti del DNA ci fanno essere un po' diversi l'uno dall'altro. Ci sono circa 3 milioni di varianti che differiscono tra due individui. Varianti in determinati geni possono causare direttamente una malattia come l'Alzheimer, possono aumentare la suscettibilità alle malattie, o possono anche conferire la protezione contro la malattia.

Il rischio di una persona per la maggior parte delle malattie legate all'età come cancro, diabete, malattie cardiache, ictus e Alzheimer è fortemente influenzato dai nostri geni. Per tutte queste malattie legate all'età, conosciamo mutazioni che garantiscono l'insorgenza di queste patologie senza bisogno di aiuti da tutti gli altri geni o dai fattori ambientali. E conosciamo polimorfismi che possono aumentare (o diminuire) la propria suscettibilità alla malattia, ma senza garantirne l'insorgenza. In quest'ultimo caso, altri geni e fattori ambientali in genere cospirano insieme per determinare se e quando si avrà la malattia. Ogni gene che contiene una o più varianti che influenzano significativamente la suscettibilità per l'Alzheimer, sia che si tratti di provocarla che di aumentarne (o diminuirne) il rischio, è chiamato "gene dell'Alzheimer".

E' importante ricordare che tutti i geni sono "buoni", sono soltanto le varianti nel DNA di questi geni, che possono influenzare il proprio rischio di vita per una malattia come l'Alzheimer.

Negli anni '80 e '90, il mio laboratorio ha contribuito a scoprire i tre geni conosciuti che possono trasportare le mutazioni che causano l'esordio precoce (<60 anni) dell'Alzheimer genetico. Questi tre geni, conosciuti come APP, PSEN1 e PSEN2, possono ospitare una delle oltre 200 mutazioni genetiche diverse che garantiscono l'insorgenza dell'Alzheimer in età relativamente precoce, senza bisogno di ulteriori input da altri geni o fattori ambientali. Queste mutazioni sono rare, rappresentando solo l' 1-2% dei casi di Alzheimer.

L'eredità di una di queste mutazioni da un solo genitore garantisce virtualmente l'insorgenza dell'Alzheimer, di solito dai 60 anni. Se un genitore porta una tale mutazione, ogni bambino ha una probabilità del 50% di ereditare la mutazione stessa ed avere un esordio precoce dell'Alzheimer con certezza virtuale prima dei 60 anni. I test genetici sono disponibili per tutte le mutazioni del gene di Alzheimer ad esordio precoce, ma di solito è riservato a coloro che hanno una storia familiare di esordio precoce della malattia.

Il quarto gene di Alzheimer conosciuto è l'APOE. Nei primi anni '90, i ricercatori della Duke University hanno scoperto che una variante genetica comune (polimorfismo) dell'APOE, chiamata epsilon 4, può aumentare il rischio di insorgenza tardiva (> 60 anni) della malattia. Questa variante è presente nel 20% circa della popolazione generale, ma questo aumenta sopra il 50% nei pazienti di Alzheimer. Diversamente dalle mutazioni del gene di AD ad esordio precoce, questa variante non garantisce l'Alzheimer, ma ne aumenta il rischio. Chi eredita una copia della variante (da un genitore), ha un rischio maggiore di 4 volte (rispetto alla popolazione generale) e se sono due copie (da entrambi i genitori), più di 10 volte. Importante: una persona può ereditare la variante del gene APOE epsilon 4 da uno o entrambi i genitori e non avere mai l'Alzheimer nell'arco di una vita normale.

Per quanto riguarda i test genetici per la forma comune di Alzheimer ad insorgenza tardiva, non siamo ancora in grado di farli in modo affidabile. Questo perché la variante del gene APOE epsilon 4 non è sufficiente in se stessa per predire in modo affidabile il rischio di Alzheimer. Altri geni e fattori ambientali si devono combinare con la variante del gene APOE epsilon 4 per causare l'Alzheimer. Alcune varianti del gene possono esacerbare mentre altre mitigano il rischio di Alzheimer conferito dalla variante del geneAPOE epsilon 4. E non sappiamo ancora la serie completa di varianti genetiche che possono aumentare o diminuire il rischio di Alzheimer, quando sono ereditate insieme alla variante del gene APOE epsilon 4. Quindi i test genetici dell'APOE non sono raccomandati come unico mezzo per la previsione del rischio di Alzheimer. Gli altri geni di Alzheimer ad insorgenza tardiva devono prima essere individuati al fine di testare in modo affidabile il rischio di insorgenza tardiva di Alzheimer.

Quindi quanti altri geni di Alzheimer ci sono? Sappiamo che i quattro geni conosciuti di Alzheimer (APP, PSEN1, PSEN2, APOE) formano circa il 30% del retagggio di Alzheimer. Quindi il 70% della genetica dell'Alzheimer rimane indefinito. Noi, come altri, ci siamo impegnati in progetti di carattere globale per trovare gli altri geni dell'Alzheimer. Una volta che avremo tutti dei geni dell'Alzheimer in mano, saremo in grado di predire in modo più affidabile il rischio per la comune forma ad insorgenza tardiva della malattia. Tuttavia, ci si potrebbe chiedere "perché prendersi la briga dei test se non c'è niente che possiamo fare al momento per impedire, arrestare o invertire la malattia?". Questa è certamente una domanda appropriata visto che non abbiamo ancora farmaci che fermano il processo della malattia. Abbiamo solo farmaci come Aricept e Namenda che alleviano modestamente e temporaneamente i sintomi di declino cognitivo, senza però incidere sul progresso della malattia.

Dobbiamo trovare terapie più efficaci per l'Alzheimer, ma come ci arriviamo? In primo luogo, abbiamo bisogno di identificare tutti i geni e le varianti coinvolte nel rischio di Alzheimer. Gli studi sui geni di Alzheimer già noti (i quattro già citati) hanno fornito la maggior parte delle informazioni che vengono utilizzate per guidare la scoperta di farmaci nuovi volti a prevenire, fermare, e forse addirittura invertire la malattia.

Ogni nuovo difetto genetico dell'Alzheimer che troviamo, ci fornisce nuovi indizi sulla causa della malattia e su cosa dobbiamo fare per fermarla. Finora, tutti e quattro i geni hanno puntato a una piccola proteina chiamata "Abeta" come la causa. L'Abeta è normalmente prodotta dal cervello, ma si trova in quantità eccessive nel cervello dei malati di Alzheimer; ad esempio, nelle placche senili che affollano il cervello dell'Alzheimer intorno alle cellule nervose. Piccoli ciuffi di Abeta può invischiare le connessioni tra le cellule nervose conosciute come sinapsi. Miliardi di cellule nervose nel cervello formano trilioni di sinapsi che costituiscono la nostra rete neurale. La rete neurale, in tutta la sua complessità, è necessaria a tutte le funzioni cerebrali, compresa la memoria e l'apprendimento. L'eccesso di Abeta disturba la comunicazione sinaptica tra le cellule nervose con conseguente perdita di memoria e di apprendimento e, infine, la demenza. La demenza è definita come fallimento cognitivo globale e catastrofico; l'Alzheimer è la forma più comune di demenza negli anziani.

Fine della prima parte. A seguire, oltre i quattro geni di Alzheimer originali.

Rudolph Tanzi


Scritto da Rudolph E. Tanzi, Ph.D., Professore di Neurologia alla Joseph P. and Rose F. Kennedy, Harvard Medical School, direttore della Genetics and Aging Research Unit del Massachusetts General Hospital, presidente del Research Consortium Cure Alzheimer's Fund.

Pubblicato su Alzheimer's Reading Room il 27 aprile 2011 Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi, eventualmente citati nell'articolo, sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non si propone come terapia o dieta; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer Riese. I siti terzi raggiungibili dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente; in particolare si segnala la presenza frequente di una istituzione medica con base in Germania (xcell-Center) che propone la cura dell'Alzheimer con cellule staminali; la Società Tedesca di Neuroscienze ha più volte messo in guardia da questa proposta il cui effetto non è dimostrato. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione, una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e a informarti:

 

Notizie da non perdere

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzh…

29.09.2020 | Ricerche

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

Scoperta nuova causa di Alzheimer e di demenza vascolare

21.09.2023 | Ricerche

Uno studio evidenzia la degenerazione delle microglia nel cervello causata dalla tossicità del ferro...

Gli interventi non farmacologici per l'Alzheimer sono sia efficaci che co…

19.04.2023 | Ricerche

Un team guidato da ricercatori della Brown University ha usato una simulazione al computer per di...

Il cammino può invertire l'invecchiamento del cervello?

2.09.2021 | Esperienze & Opinioni

Il cervello è costituito principalmente da due tipi di sostanze: materia grigia e bianca...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021 | Ricerche

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per moni...

Piccola area del cervello ci aiuta a formare ricordi specifici: nuove strade p…

6.08.2025 | Ricerche

La vita può dipanarsi come un flusso continuo, ma i nostri ricordi raccontano una storia...

Immergersi nella natura: gioia, meraviglia ... e salute mentale

10.05.2023 | Esperienze & Opinioni

La primavera è il momento perfetto per indugiare sulle opportunità.

La primavera è un m...

Come evitare che la demenza derubi i tuoi cari del loro senso di personalità, …

25.11.2025 | Esperienze & Opinioni

Ogni tre secondi, qualcuno nel mondo sviluppa la demenza; sono oltre 57 milioni di perso...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022 | Ricerche

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022 | Ricerche

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020 | Esperienze & Opinioni

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipend...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015 | Esperienze & Opinioni

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

Sintomi visivi bizzarri potrebbero essere segni rivelatori dell'Alzheimer…

1.02.2024 | Ricerche

Un team di ricercatori internazionali, guidato dall'Università della California di San F...

Stimolazione a 40 Hz efficace a lungo termine nelle scimmie anziane: potenzial…

15.01.2026 | Ricerche

Un gruppo di ricerca del Kunming Institute of Zoology (KIZ) di Kunming (provincia di Yun...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016 | Ricerche

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Dosi basse di radiazioni possono migliorare la qualità di vita nell'Alzhe…

6.05.2021 | Ricerche

Individui con morbo di Alzheimer (MA) grave hanno mostrato notevoli miglioramenti nel co...

Età degli organi biologici prevede il rischio di malattia con decenni di antic…

11.03.2025 | Ricerche

I nostri organi invecchiano a ritmi diversi e un esame del sangue che determina quanto ciascuno è...

Antiossidanti aiutano contro vari problemi di salute, ma è complicato capire q…

3.11.2025 | Esperienze & Opinioni

La descrizione di antiossidante è tutta nel nome: gli antiossidanti contrastano gli ossi...

[Greg O'Brien] Scoprire la grazia dell'imperfezione: apprezzare la l…

11.11.2025 | Voci della malattia

"Scrivi in ​​modo forte e chiaro ciò che fa male" (attribuito a Ernest Hemingway)

<...

Zen e mitocondri: il macchinario della morte rende più sana la vita

20.11.2023 | Ricerche

Sebbene tutti noi aspiriamo a una vita lunga, ciò che è più ambito è un lungo periodo di...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.