Iscriviti alla newsletter



Registrati alla newsletter (giornaliera o settimanale):
Ricevi aggiornamenti sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.


Quando sembra demenza ma è epilessia, una malattia trattabile

patient with epilepsy looking like dementiaGuy Bradley ha avuto la diagnosi di epilessia a 69 anni dopo diverse diagnosi errate di ictus e demenza, con conseguente ritardo nel trattamento. (Foto: Mark Cornelison)

Lo scorso settembre, Guy Bradley ha iniziato ad avere episodi di confusione grave e improvvisa con sudorazioni notturne e nausea. "Si svegliava e non sapeva dov'era o che giorno era", ha detto la moglie, Harriet. A preoccupare era anche il fatto che il 69enne improvvisamente non è più riuscito a trovare la strada per il campo da golf dove aveva giocato tutta la sua vita adulta.


Per ciascuno dei quattro episodi, Harriet e Guy si erano diretti al pronto soccorso più vicino. Ogni volta, la diagnosi era spaventosa ... e tuttavia non abbastanza corretta. "Ci è stato detto un mini-ictus, ma non sono riusciti a trovare prove di ictus", ha detto Guy. "Ci è stato detto demenza allo stadio iniziale. A un certo punto, c'era un sottile indizio di problemi psichiatrici".


Ma anche se Harriet era terrorizzata, non era convinta che quelle fossero le diagnosi giuste. "Era assurdo, la confusione di Guy era episodica, non graduale e realmente specifica per le abilità", ha detto. In un insolito episodio al supermercato, Guy ebbe la sensazione che quasi tutti quelli che vedeva gli fossero familiari, ma non riusciva a riconoscere i loro volti. "Ho vissuto qui tutta la mia vita", ha detto. "Conosco molte persone, ma sapevo che in qualche modo quello che stavo vedendo non era giusto".


Il dottor Terry O'Neill, medico di base di Guy alla University of Kentucky, ha ordinato una EEG per osservare l'attività elettrica nel cervello di Guy. Il giorno dopo, Guy e Harriet hanno incontrato la neuropsicologa Lisa Koehl PhD, per una consultazione neurodiagnostica.


La Koehl dice che è compito suo prendere il cervello per un proverbiale 'test di guida', valutando le funzioni che comprendono le abilità di memoria verbale e visiva, l'attenzione, il linguaggio, le funzioni esecutive (come l'organizzazione) e l'orientamento spaziale. Di solito, dice, dai dati emerge un modello che fornisce un'immagine chiara di cosa sta succedendo e di cosa non funziona.


Nel caso di Guy, il lieve deficit cognitivo che stava sperimentando era transitorio - come un attacco ischemico transitorio (TIA, transient ischemic attack) - ma i suoi specifici deficit di memoria non erano esattamente quelli che ti aspetteresti con un mini-ictus. "Spesso quando qualcuno ha più TIA in fila, è probabile che segua un ictus più grande, e presto", ha detto la Koehl. "Non era il caso di Guy".


Ma poi Harriet ha detto alla Koehl che l'EEG di Guy era anormale. "Potevi praticamente vedere la lampadina spegnersi", ha detto, "e immediatamente la Koehl ha iniziato a fare domande che avevano senso. Mi sono resa conto che stavo ignorando l'idea che tutti gli attacchi fossero convulsivi, ma dalle domande della Koehl mi sono resa conto che le stranezze che avevo cancellato come non correlate, come le gambe che si contraevano di notte, erano in realtà tutti segni di convulsione".


La Koehl ha trascorso un'ora e mezza con Guy e Harriet rispondendo a tutte le domande e facendone alcune. Ha spiegato anche che la strana esperienza di Guy al supermercato era il segno di un'imminente crisi chiamata 'aura'. "Improvvisamente, tutti i pezzi si incastrano", ha detto Harriet. "È stato un enorme sollievo vedere che questo grande orrore che cambia la vita era in realtà qualcosa di gestibile".


La Koehl ha mandato Guy all'epilettologo Dott.ssa Ima Ebong del Kentucky Neuroscience Institute (KNI), che ha prescritto farmaci anti-epilessia. Il KNI è certificato dal NAEC come Centro di Epilessia di Livello 4, il che significa che i pazienti hanno accesso a tutti i trattamenti più recenti, medici e chirurgici, con un grado più alto di coordinamento tra le discipline.


"Il KNI ha la perfetta integrazione di più specialità che è davvero unica a Lexington", ha detto la Ebong. Secondo lei, gli attacchi nella maggior parte dei pazienti anziani possono essere controllati con farmaci antiepilettici, sebbene questo gruppo demografico richieda un'attenzione particolare al dosaggio, in particolare alla luce delle potenziali interazioni con altri farmaci prescritti (quasi il 40% dei pazienti di età superiore ai 65 anni prende 5 o più farmaci).


Con le medicine corrette, Guy dice che ora è più acuto, è tornato il suo senso dell'orientamento, ed è in grado di allenarsi tre o quattro volte alla settimana.


Il caso di Guy è la prova che la diagnosi è un'arte, non una scienza. È un malinteso comune che l'epilessia sia una 'malattia dei bambini', diagnosticata più frequentemente in giovane età. Tuttavia, il tasso di incidenza negli over-65 (136 su 100.000) è solo leggermente inferiore a quello dei neonati (144 su 100.000).


Secondo la dott.ssa Meriem Bensalem-Owen, direttrice del programma di epilessia al KNI, circa il 25% di tutte le nuove diagnosi di epilessia sono negli over-60: "L'epilessia nelle popolazioni più giovani tende ad avere una causa genetica, evolutiva o infettiva, ma nelle popolazioni più vecchie l'epilessia non ha di solito la stessa eziologia. Una diagnosi di epilessia in questo gruppo demografico ha probabilmente come causa sottostante un tumore al cervello o un ictus precedente".


Il vero problema, dice la Bensalem-Owen, è che l'epilessia è spesso trascurata nelle popolazioni più anziane perché le convulsioni possono presentarsi in modo atipico e/o più sottile che può imitare altre condizioni: "Gli attacchi non convulsivi che causano brevi intervalli di perdita di memoria o confusione possono sembrare 'momenti da anziani'; i disturbi del linguaggio causati dagli attacchi possono assomigliare ad un TIA o 'mini-ictus'. Quando impariamo a diagnosticare la malattia nella facoltà di medicina, ci viene insegnato a cercare il proverbiale cavallo, non la zebra: l'epilessia non è una zebra in questa popolazione - è un cavallo di un altro colore".


Nel frattempo, i Bradley sono stati sollevati dalla possibilità di ottenere alcune risposte e un piano di trattamento vicino a casa. "Non avevamo bisogno di andare alla Mayo o alla Johns Hopkins per avere la cura; tutto ciò di cui abbiamo bisogno è proprio qui", ha detto Guy.

 

 

 


Fonte: Laura Wright in University of Kentucky (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Malato di Alzheimer: la casa di cura la paga lo Stato?

25.05.2023 | Normativa

Chi si fa carico delle spese per un malato di Alzheimer ricoverato in una casa di riposo? Scopriamo ...

Nuovo metodo di selezione farmaci spiega perché quelli di Alzheimer falliscono…

31.01.2022 | Ricerche

Analizzando i meccanismi di malattia nei neuroni umani, dei ricercatori dell'Università del...

Nuova teoria sulla formazione dei ricordi nel cervello

9.03.2021 | Ricerche

Una ricerca eseguita all'Università del Kent ha portato allo sviluppo della teoria MeshC...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018 | Esperienze & Opinioni

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l…

17.02.2016 | Ricerche

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

Demenze: forti differenze regionali nell’assistenza, al Nord test diagnostici …

30.01.2024 | Annunci & info

In Iss il Convegno finale del Fondo per l’Alzheimer e le Demenze, presentate le prime linee guida...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020 | Esperienze & Opinioni

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipend...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018 | Ricerche

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto la ...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020 | Esperienze & Opinioni

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di giocare ...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Al…

30.01.2015 | Ricerche

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picco...

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzh…

29.09.2020 | Ricerche

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

Sintomi visivi bizzarri potrebbero essere segni rivelatori dell'Alzheimer…

1.02.2024 | Ricerche

Un team di ricercatori internazionali, guidato dall'Università della California di San F...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020 | Ricerche

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno deme…

17.08.2018 | Ricerche

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcune...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019 | Esperienze & Opinioni

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015 | Ricerche

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la co...

Qualità della vita peggiora quando l'Alzheimer è complicato dal cancro

28.04.2023 | Esperienze & Opinioni

Che considerazioni si possono fare per una persona con Alzheimer che riceve anche la diagnosi di can...

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

13.06.2022 | Ricerche

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi d...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 | Ricerche

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale amiloid...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

Seguici su

 
enfrdeites

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.