Demenza: mappatura delle interazioni tra proteine può dare nuovi trattamenti

Mappando tutte le interazioni di una proteina nel cervello collegata alla demenza, chiamata tau, un team della Weill Cornell Medicine ha creato una mappa stradale per identificare i potenziali nuovi obiettivi di trattamento per il morbo di Alzheimer (MA) e altre demenze.

La proteina tau è da tempo implicata nelle malattie neurodegenerative: le mutazioni nel gene che codificano la tau provocano condizioni neurodegenerative come la demenza frontotemporale, mentre nel MA la proteina si accumula e diventa tossica. Ma il ruolo esatto della tau in queste malattie è tuttora un mistero.


Per aiutare a risolverlo, l'autrice senior dello studio, dott.ssa Li Gan, direttrice dell'Istituto Ricerca sull'Alzheimer, ha creato con i colleghi un atlante completo, chiamato 'Interattoma Tau', che mappa tutte le interazioni della proteina tau con altre proteine ​​in neuroni umani allevati in laboratorio. I risultati, pubblicati il 20 gennaio su Cell, rivelano che le mutazioni che riducono le interazioni tra le proteine ​​tau e quelle mitocondriali possono ostacolare la produzione di energia nel cervello, che è l'organo a più alto consumo energetico del corpo.


Inoltre, hanno scoperto che la tau interagisce con le proteine ​​nei siti sinaptici che inviano segnali elettrici ad altri neuroni, fornendo possibili indizi su come le proteine ​​tau tossiche si diffondono nel cervello con la patologia tau.


"La tau è al centro della neurodegenerazione e capire come causa la tossicità e il declino cognitivo ci può portare a nuove terapie per curare la demenza", ha affermato la dott.ssa Gan, professoressa di malattie neurodegenerative alla Weill Cornell Medicine.


Nei neuroni normali e in quelli malati, la tau forma interazioni fisiche con proteine ​​specifiche per partecipare a diverse funzioni neuronali. Per sviluppare un atlante che mappa le interazioni modificate dalle mutazioni che causano malattie e dall'attività neuronale, la dott.ssa Gan e i suoi colleghi hanno fatto crescere neuroni umani da cellule staminali pluripotenti indotte, portatrici del gene della tau normale o di quello con mutazioni che causano la demenza frontotemporale.


Hanno usato la 'spettrometria di massa a depurazione di affinità quantitativa' (AP-MS, quantitative affinity purification mass spectrometry), che consente lo studio delle interazioni proteiche, per confrontare come si comportano la tau normale e quella che causa malattie.


Per individuare come l'attività neuronale altera l'interattoma tau, hanno usato una tecnologia d'avanguardia chiamata 'perossidasi di acido ascorbico progettata' (APEX, engineered ascorbic acid peroxidase) per etichettare le proteine ​​molto vicine alla tau nell'arco di millisecondi.


"La combinazione di due tecnologie proteomiche altamente quantitative ci ha permesso di stabilire le interazioni della tau con una risoluzione spaziale e temporale senza precedenti nei neuroni umani"
, ha detto la dott.ssa Gan, che è cofondatrice, azionista e consulente di Aton Therapeutics, Inc.


Il team ha scoperto inaspettatamente che la tau interagisce con proteine ​​che vengono rilasciate nelle sinapsi, i punti dove c'è il passaggio dei segnali verso i neuroni vicini. Ciò può consentire alle versioni di tau che causano malattie di diffondersi da una regione del cervello all'altra e aiutano a spiegare perché i neuroni che sparano insieme spesso muoiono insieme, ha detto la dott.ssa Gan.


Un'altra scoperta a sorpresa è che le proteine tau hanno forti interazioni con molte proteine ​​nei mitocondri, gli organelli dei neuroni che producono l'energia.


"Sempre più studi collegano il metabolismo alterato dell'energia con la neurodegenerazione, ma il meccanismo rimane sfuggente"
, ha detto. "Abbiamo scoperto che le mutazioni che causano malattie riducono l'interazione proteica tau-mitocondri e compromettono la funzione mitocondriale".


Analizzando i dati dei pazienti della Accelerating Medicines Partnership – Alzheimer’s Disease (AMP-AD), la dott.ssa Gan e il suo team hanno scoperto che i pazienti con MA avevano livelli più bassi di proteine che interagiscono con la ​​tau, comprese quelle ​​dei mitocondri. I pazienti con la malattia più grave avevano i livelli più bassi delle proteine ​​tau-interagenti, suggerendo che la scoperta che hanno fatto nei neuroni sia valida anche per i pazienti umani.


La dott.ssa Gan e il suo team ora studiano se le strategie che alzano le interazioni mitocondri-tau possono migliorare il metabolismo energetico per contrastare gli effetti della proteina tau che causa la malattia. Stanno anche studiando quali processi cellulari permettono alle versioni tossiche di tau di diffondersi in tutto il cervello attraverso le sinapsi per capire se si possono interrompere.


La dott.ssa Gan pensa inoltre che la ricerca della sua squadra può aiutare gli scienziati a sviluppare nuovi biomarcatori per rilevare i primi segni di disfunzione mitocondriale, consentendo ai medici di intervenire prima nel corso della malattia:

"L'atlante interattoma tau offre un percorso interessante alla comunità scientifica per esplorare nuovi obiettivi terapeutici e biomarcatori per il MA e le demenze relative".

 

 

 


Fonte: Weill Cornell Medicine (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Tara Tracy, ... [+21], John Trojanowski, Virginia Lee, Shiaoching Gong, Giovanni Manfredi, Giovanni Coppola, Nevan Krogan, Daniel Geschwind, Li Gan. Tau interactome maps synaptic and mitochondrial processes associated with neurodegeneration. Cell, 2022, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno deme…

17.08.2018 | Ricerche

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcune...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020 | Ricerche

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020 | Esperienze & Opinioni

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Che speranza hai dopo la diagnosi di Alzheimer?

25.01.2021 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia che cambia davvero la vita, non solo per la pe...

[Dana Territo] Studi indicano che l'aromaterapia può avere benefici signi…

29.01.2026 | Esperienze & Opinioni

"L’aromaterapia può dare benefici a chi soffre di Alzheimer?"

Il termine 'aromat...

Subiamo un 'lavaggio del cervello' durante il sonno?

4.11.2019 | Ricerche

Una nuova ricerca eseguita alla Boston University suggerisce che questa sera durante il ...

Per capire l'Alzheimer, ricercatori di Yale si rivolgono alla guaina di m…

4.07.2025 | Ricerche

L'interruzione degli assoni, la parte simile a una coda nelle cellule nervose che trasme...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016 | Ricerche

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Menopausa precoce e terapia ormonale ritardata alzano il rischio di Alzheimer

17.04.2023 | Ricerche

Le donne hanno più probabilità degli uomini di sviluppare il morbo di Alzheimer (MA), e ...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al canc…

21.09.2014 | Ricerche

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015 | Esperienze & Opinioni

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le pro…

31.07.2015 | Ricerche

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo d…

17.04.2020 | Ricerche

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Interleuchina3: la molecola di segnalazione che può prevenire l'Alzheimer…

20.07.2021 | Ricerche

Una nuova ricerca su esseri umani e topi ha identificato una particolare molecola di seg...

L'Alzheimer inizia all'interno delle cellule nervose?

25.08.2021 | Ricerche

Uno studio sperimentale eseguito alla Lund University in Svezia ha rivelato che la prote...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 | Ricerche

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall�…

2.11.2014 | Ricerche

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione del...

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggreg…

20.11.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'…

16.11.2018 | Esperienze & Opinioni

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda più ...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)