Problemi di memoria in vecchiaia collegati a un enzima cruciale

scientist researcher with microscopeImage by freepik.com

Ognuno ha momenti di dimenticanza di tanto in tanto, soprattutto quando invecchia. Ma gli anziani non hanno difficoltà solo a ricordare nuove informazioni, per loro è più difficile anche modificare quei ricordi quando emergono nuovi dettagli. Tuttavia, si sa poco sui meccanismi alla base dell'aggiornamento della memoria e come questi meccanismi si deteriorano con l'età.


Un team di ricercatori della Pennsylvania State University ha identificato un enzima che contribuisce al deficit legato all'età nell'aggiornamento della memoria. Se bloccato, i topi anziani erano in grado di incorporare nuove informazioni e avevano prestazioni simili alle loro controparti più giovani. I ricercatori hanno affermato che i risultati, pubblicati in Frontiers in Molecular Neuroscience, possono portare allo sviluppo di potenziali obiettivi terapeutici per migliorare la flessibilità cognitiva in vecchiaia.


"È importante capire cosa sta succedendo a livello molecolare durante un aggiornamento della memoria perché, come umani, la maggior parte dei nostri ricordi sono aggiornamenti. Ci basiamo costantemente su cose che già conosciamo e modifichiamo i ricordi esistenti", ha affermato Janine Kwapis, assistente prof.ssa di biologia e autrice senior del documento. “Ma nessuno ha davvero cercato di capire se i meccanismi dietro la formazione della memoria e il suo aggiornamento sono identici o se sono unici dell'aggiornamento. Questo studio fa un passo avanti nel capirlo".


Quando si crea una memoria, il cervello si ri-cabla per mantenere quella memoria, con un processo chiamato consolidamento. Le cellule esprimono proteine ​​nella sinapsi, lo spazio tra i neuroni che consente la comunicazione tra le cellule nervose, collegando così insieme le cellule attivate quando si era creata la memoria. Quando viene richiamata la memoria, quelle celle sparano insieme allo stesso tempo.


"Quando ti vengono presentate nuove informazioni, devi prendere quella memoria esistente dall'archivio e indebolirla in modo che sia pronta ad prendere nuove informazioni. Una volta apprese le nuove informazioni e incorporati quei nuovi neuroni, la memoria aggiornata viene consolidata e memorizzata di nuovo", ha detto la Kwapis, aggiungendo che questo processo, chiamato riconsolidamento, diventa meno efficace con l'età.


In questo studio, il team di ricerca voleva capire perché è più difficile aggiornare i ricordi nell'invecchiamento normale. Se potessimo migliorare l'espressione genica durante il riconsolidamento, potremmo anche migliorare l'aggiornamento della memoria?


Per testare questo, hanno bloccato l'istone deacetilasi 3 (HDAC3), un enzima che regola la trascrizione genica, il processo di copia delle informazioni da un segmento DNA all'RNA che alla fine realizzerà una proteina funzionale. L'HDAC3 ha dimostrato di influenzare negativamente la formazione della memoria e l'espressione genica durante il consolidamento, ma i ricercatori hanno affermato che il suo ruolo nel riconsolidamento della memoria finora non era ancora stato studiato.


"L'HDAC3 in genere stringe la cromatina, un complesso di DNA e proteine ​​e rende difficile la trascrizione", ha affermato Chad Smies, dottorando di biologia e primo autore del documento. "Se impediamo questa attività enzimatica, possiamo aiutare a mantenere uno stato di cromatina più aperto e migliorare l'espressione genica".


Quando l'HDAC3 è stato bloccato durante la fase di riconsolidamento della memoria, non si sono visti i deficit tipici legati all'età nell'aggiornamento della memoria. I topi vecchi hanno avuto prestazioni simili a quelle delle loro controparti più giovani durante un'attività di aggiornamento della memoria.


Il team ha usato una metodologia chiamata 'paradigma di oggetti in luoghi aggiornati', sviluppata dalla Kwapis specificamente per testare l'aggiornamento della memoria. Include tre fasi: una sessione di allenamento in cui i topi apprendono due posizioni di oggetti identici; una sessione di aggiornamento in cui uno degli oggetti viene spostato in una nuova posizione; e una sessione di test in cui gli oggetti sono collocati in quattro posizioni separate: le due posizioni di allenamento originali, la posizione aggiornata e una del tutto nuova.


"Ai topi piacciono le novità, quindi se hanno una buona memoria della sessione di allenamento o della sessione di aggiornamento, esploreranno di più la posizione del nuovo oggetto", ha detto Smies. "Ma se hanno una cattiva memoria, tendono a esplorare le posizioni precedentemente apprese proprio come quella nuova".


Identificando meccanismi molecolari come l'HDAC3, il team di ricerca ha dichiarato di sperare di fornire potenziali obiettivi terapeutici per migliorare la flessibilità cognitiva nella vecchiaia.


"Se questi meccanismi migliorano la memoria nell'invecchiamento normale, potrebbero potenzialmente aiutare in condizioni come l'Alzheimer e la demenza", ha detto la Kwapis.

 

 

 


Fonte: Christine Yu in Pennsylvania State University (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: CW Smies, [+6], JL Kwapis. Pharmacological HDAC3 inhibition alters memory updating in young and old male mice. Front in Molec Neurosci, 2024, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021 | Ricerche

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scien...

Il cammino può invertire l'invecchiamento del cervello?

2.09.2021 | Esperienze & Opinioni

Il cervello è costituito principalmente da due tipi di sostanze: materia grigia e bianca...

Il gas da uova marce potrebbe proteggere dall'Alzheimer

15.01.2021 | Ricerche

La reputazione dell'[[acido solfidrico]] (o idrogeno solforato), di solito considerato v...

Piccola area del cervello ci aiuta a formare ricordi specifici: nuove strade p…

6.08.2025 | Ricerche

La vita può dipanarsi come un flusso continuo, ma i nostri ricordi raccontano una storia...

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alz…

24.03.2022 | Ricerche

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'Al...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una delle ...

[Dana Territo] Sii delicato e paziente quando parli ad amici e familiari della…

30.09.2025 | Esperienze & Opinioni

Come parlare alla famiglia della mia diagnosi di Alzheimer?

È difficile discerne...

Nuova 'teoria unificata della mente': implicazioni per la prevenzion…

17.07.2025 | Ricerche

In un nuovo studio con implicazioni sulla prevenzione del morbo di Alzheimer (MA) e altr...

Antiossidanti aiutano contro vari problemi di salute, ma è complicato capire q…

3.11.2025 | Esperienze & Opinioni

La descrizione di antiossidante è tutta nel nome: gli antiossidanti contrastano gli ossi...

Il sonno resetta i neuroni per i nuovi ricordi del giorno dopo

11.09.2024 | Ricerche

Tutti sanno che una buona notte di sonno ripristina l'energia di una persona; ora un nuo...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021 | Ricerche

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nuo...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Al…

27.04.2015 | Ricerche

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021 | Ricerche

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per moni...

[Greg O'Brien] Scoprire la grazia dell'imperfezione: apprezzare la l…

11.11.2025 | Voci della malattia

"Scrivi in ​​modo forte e chiaro ciò che fa male" (attribuito a Ernest Hemingway)

<...

A 18 come a 80 anni, lo stile di vita è più importante dell'età per il ri…

22.07.2022 | Ricerche

Gli individui senza fattori di rischio per la demenza, come fumo, diabete o perdita dell...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019 | Esperienze & Opinioni

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019 | Esperienze & Opinioni

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svani...

Per capire l'Alzheimer, ricercatori di Yale si rivolgono alla guaina di m…

4.07.2025 | Ricerche

L'interruzione degli assoni, la parte simile a una coda nelle cellule nervose che trasme...

L'Alzheimer inizia all'interno delle cellule nervose?

25.08.2021 | Ricerche

Uno studio sperimentale eseguito alla Lund University in Svezia ha rivelato che la prote...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall�…

2.11.2014 | Ricerche

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)