Riciclo in mezza età può essere fondamentale per la salute del cervello

Una ricerca evidenzia la mezza età come periodo fondamentale per la salute del cervello, con cambiamenti significativi nel modo in cui le cellule rimuovono i mitocondri danneggiati. I difetti in questo processo di riciclaggio sono collegati a disturbi neurodegenerativi come l'Alzheimer e il Parkinson.

Interneuron undergoing autophagy in the hippocampus Rappe et al EmboInterneurone soggetto ad autofagia nell'ippocampo (Fonte: Anna Rappe)

I mitocondri, le centrali energetiche delle nostre cellule, hanno un ruolo essenziale nel mantenere la salute cellulare. Se danneggiati, sono rimossi attraverso un processo di riciclaggio chiamato mitofagia, che è cruciale perché le cellule funzionino a lungo, specialmente nel cervello. La mitofagia compromessa è stata associata con forza a disturbi neurodegenerativi come il morbo di Alzheimer (MA) e il Parkinson, rendendola un punto cruciale per la scoperta di farmaci e l'innovazione terapeutica.


Una nuova ricerca del McWilliams Lab all'Università di Helsinki, guidata dalla dottoranda Anna Rappe MSC, rivela un panorama mutevole e inaspettato di mitofagia su diversi tipi di cellule cerebrali durante il processo di invecchiamento. Ad esempio, negli animali invecchiati i livelli di mitofagia sono aumentati in una regione cerebrale specializzata, responsabile del movimento, mentre nelle cellule cerebrali legate alla memoria, la mitofagia prima è aumentata prima e poi è diminuita bruscamente nella vecchiaia.


Questi risultati identificano la mezza età come un punto cruciale di svolta per l'invecchiamento sano del cervello, offrendo nuove intuizioni sui meccanismi molecolari che sostengono la funzione cerebrale dei mammiferi. Un'altra scoperta chiave dello studio è stata che alcuni lisosomi, le strutture responsabili della scomposizione dei rifiuti cellulari, perdono l'acidità mentre il cervello invecchia.


Questa entusiasmante osservazione è analoga ai cambiamenti osservati nei modelli di MA, suggerendo che i processi osservati nell'invecchiamento normale potrebbero essere esacerbati nello sviluppo di condizioni neurodegenerative. I risultati sfidano le ipotesi precedenti secondo cui la mitofagia diminuisce semplicemente con l'età in tutte le specie, e dimostra che nei mammiferi che vivono a  lungo, questo speciale processo di riciclaggio è molto più dinamico e complesso.


Studi precedenti, che spesso avevano usato modelli di vita breve come lievito e vermi, hanno suggerito che i livelli di mitofagia diminuiscono nell'intera vita, fissandoli come segno distintivo dell'invecchiamento. Tuttavia, lo studio di questo processo nel cervello dei mammiferi durante l'invecchiamento è stato impegnativo a causa della complessità del tessuto cerebrale e dei limiti dei metodi di ricerca tradizionali. Solo di recente si sono resi disponibili strumenti necessari per tracciare la mitofagia su diversi tessuti e organi nei mammiferi.


Il laboratorio McWilliams ha impiegato strumenti all'avanguardia nella genetica dei topi, nell'optobiologia, nelle neuroscienze e nella scansione avanzata per tracciare la mitofagia nel tempo in diversi tipi di cellule cerebrali. I loro risultati evidenziano l'importanza di sviluppare nuove prospettive quando si studia l'invecchiamento del cervello nelle specie a vita lunga, con la mezza età che emerge come un periodo critico per preservare la funzione cerebrale.

 

Implicazioni per comprendere l'invecchiamento del cervello nella salute e nelle malattie

Il professore associato Thomas McWilliams, che ha supervisionato lo studio, ha contestualizzato così questi risultati:

“Non vi è dubbio che la mitofagia diminuisce nelle specie a vita più corta. Sebbene condividiamo geni e meccanismi importanti, i tessuti dei mammiferi a vita lunga si sono evoluti sotto pressioni distinte per gestire diverse sfide. Il nostro lavoro rivela che la mitofagia è altamente dinamica nel cervello del topo mentre invecchia e suggerisce che la mezza età è un periodo cruciale per la salute del cervello dei mammiferi".


Ha aggiunto che, seppure il campo abbia fatto progressi nella comprensione delle malattie neurodegenerative, l'elevato tasso di fallimento delle terapie attuali sottolinea la necessità di nuovi approcci.


“C'è ancora molto da fare, ma siamo entusiasti di queste nuove scoperte che rimodellano la nostra comprensione dell'invecchiamento del cervello. Insieme ai nostri collaboratori clinici, ci impegniamo a far avanzare questa ricerca verso applicazioni più centrate sull'uomo. Speriamo che i nostri risultati attuali offrano ad aziende e ricercatori traslazionali una preziosa tabella di marcia per aiutare ad accelerare lo sviluppo di nuove terapie per le malattie cerebrali".

 

 

 


Fonte: University of Helsinki (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: A Rappe, [+5], TG McWilliams. Longitudinal autophagy profiling of the mammalian brain reveals sustained mitophagy throughout healthy aging. EMBO Journal, 2024, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 



Notizie da non perdere

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015 | Esperienze & Opinioni

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

[Dana Territo] Accetta la persona cara in ogni fase del percorso della malatti…

13.01.2026 | Esperienze & Opinioni

Qualche parola di saggezza per i caregiver di Alzheimer per il nuovo anno?

Molto...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020 | Ricerche

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Dana Territo: 'La speranza può manifestarsi da molte fonti nella cerchia …

14.01.2025 | Esperienze & Opinioni

Come trovi speranza nel nuovo anno con una diagnosi di Alzheimer?

Avere speranza...

Nuova terapia che distrugge i grovigli di tau si dimostra promettente

30.09.2024 | Ricerche

Degli scienziati hanno sviluppato potenziali terapie che rimuovono selettivamente le proteine ​​t...

Allenamento con i pesi protegge il cervello delle persone anziane dalla demenz…

15.04.2025 | Ricerche

Uno studio, condotto presso l'Università di Stato di Campinas (Brasile), ha scoperto che dopo sei...

Infezione cerebrale da funghi produce cambiamenti simili all'Alzheimer

26.10.2023 | Ricerche

Ricerche precedenti hanno implicato i funghi in condizioni neurodegenerative croniche co...

Malato di Alzheimer: la casa di cura la paga lo Stato?

25.05.2023 | Normativa

Chi si fa carico delle spese per un malato di Alzheimer ricoverato in una casa di riposo? Scopriamo ...

Scoperto un fattore importante che contribuisce all'Alzheimer

22.08.2022 | Ricerche

Una ricerca guidata dai dott. Yuhai Zhao e Walter Lukiw della Luisiana State University ...

Piccola area del cervello ci aiuta a formare ricordi specifici: nuove strade p…

6.08.2025 | Ricerche

La vita può dipanarsi come un flusso continuo, ma i nostri ricordi raccontano una storia...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno deme…

17.08.2018 | Ricerche

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcune...

Svolta per l'Alzheimer? Confermato collegamento genetico con i disturbi i…

26.07.2022 | Ricerche

Uno studio eseguito in Australia alla Edith Cowan University (ECU) ha confermato il legame tra Alzhe...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019 | Ricerche

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015 | Ricerche

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022 | Ricerche

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la co...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'…

16.11.2018 | Esperienze & Opinioni

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda più ...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al canc…

21.09.2014 | Ricerche

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...

La scoperta del punto di svolta nell'Alzheimer può migliorare i test di n…

20.05.2022 | Ricerche

 Intervista al neurologo William Seeley della Università della California di San Francisco

...

Subiamo un 'lavaggio del cervello' durante il sonno?

4.11.2019 | Ricerche

Una nuova ricerca eseguita alla Boston University suggerisce che questa sera durante il ...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)