Farmaco non approvato per Alzheimer mostra un potenziale effetto in modello animale

Dimebon RussiaUn team internazionale di scienziati guidato da ricercatori della Mount Sinai School Medicine hanno scoperto che un farmaco che aveva in precedenza dato risultati contrastanti negli studi clinici per l'Alzheimer ha fermato efficacemente la progressione del deterioramento della memoria e patologia cerebrale nel modello di topo corrispondente allo stadio precoce dell'Alzheimer.

I risultati, pubblicati il 31 luglio 2012 in Molecular Psychiatry, dimostrano un rinnovato potenziale di questo composto e potrebbero portare alla sperimentazione clinica in pazienti con stadi precoci della malattia.


La Latrepirdina, nota commercialmente come Dimebon, è stata inizialmente venduta come antistaminico in Russia, approvato in quel paese per l'uso nel 1983. Negli anni '90, ricercatori dell'Istituto dei composti fisiologicamente attivi di Mosca hanno comunicato che il composto appare efficace nel trattamento dell'Alzheimer negli animali. Hanno continuato la loro ricerca negli esseri umani ed eseguito diversi studi, tra cui quelli di Fase I e II, ognuno dei quali ha mostrato un miglioramento significativo e duraturo nel comportamento cognitivo con effetti collaterali minimi. Gli studi di Fase II condotti in Russia, sono stati supervisionati da ricercatori di Alzheimer degli Stati Uniti, tra cui Mary Sano, PhD, Direttore del Mount Sinai Alzheimer's Disease Research Center.


Tuttavia, quando la ricerca è proseguita negli Stati Uniti in uno studio di Fase III, il farmaco non ha dimostrato alcun miglioramento nelle persone con la malattia, con conseguente blocco da parte degli sponsor di ogni ulteriore studio clinico del farmaco per l'Alzheimer. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che i pazienti russi avrebbero potuto essere in uno stadio diverso della malattia o in un sottotipo di Alzheimer, e quindi erano più sensibili al trattamento rispetto ai pazienti negli studi clinici di Fase III negli Stati Uniti.


Prima che fosse annunciata la non riuscita degli studi, i ricercatori della Mount Sinai School of Medicine, guidati da Sam Gandy, MD, PhD, Professore di Neurologia e Psichiatria, e direttore del Mount Sinai Center for Cognitive Health, hanno iniziato a studiare il meccanismo d'azione che sta dietro la latrepirdina in questo studio, finanziato dal Cure Alzheimer's Fund. Il gruppo del Dott. Gandy ha somministrati casualmente la latrepirdina o un placebo a topi ingegnerizzati per presentare i primi stadi dell'Alzheimer e ha scoperto che il farmaco ha fermato sia il declino comportamentale che la progressione della neuropatologia. Nel valutare come la latrepirdina ha migliorato la memoria, John Steele, PhD, studente di neuroscienze laureato che lavora con il Dr. Gandy, e Lenard Lachenmayer, MD, un collega postdottorato che lavora sotto la supervisione di Zhenyu Yue, PhD, Professore Associato di Neurologia al Mount Sinai, hanno scoperto che il farmaco ha migliorato l'autofagia, il processo cosiddetto di "auto-mangiarsi" delle cellule che protegge il cervello dalla neurodegenerazione.


"Quando abbiamo appreso che la latrepirdina ha fallito nei pazienti negli Stati Uniti nel 2010, gli scienziati di tutto il mondo sono rimasti delusi e perplessi", dice il Dott. Gandy. "Volevamo scoprire perché il farmaco ha funzionato così bene in Russia, ma poi non ha mostrato alcun effetto negli studi globali. I risultati di studi su animali hanno indicato che i nostri modelli di questo farmaco non deve essere scartato, e che, se il suo meccanismo d'azione può essere ottimizzato, ha ancora del potenziale". Il Dr. Sano sottolinea che, non solo la latrepirdina ha avuto un effetto significativo e costante nello studio russo, ma ha anche mostrato un lieve effetto in uno studio su pazienti con malattia di Huntington. "Poiché il vantaggio cognitivo è ciò che conta davvero per i pazienti e le famiglie, è fondamentale che esploriamo ogni meccanismo attraverso il quale potrebbe verificarsi", ha detto il dottor Sano.


"Anche se è solo all'inizio, la nostra ricerca dimostra che questo farmaco precedentemente scartato può essere ancora molto promettente nella terapia"
dice il Dott. Gandy. "Farmaci per autofagia sono ritenuti molto promettenti per una serie di malattie neurodegenerative, e questi dati sollevano la questione se un ulteriore lavoro scientifico di base della latrepirdina potrebbe portare alla ottimizzazione del farmaco in modo che un farmaco più potente possa essere sviluppato, e successivamente testato nel corso degli studi clinici. "Questo è particolarmente vero in quanto sappiamo che la latrepirdina è un farmaco estremamente sicuro e visto anche il recente fallimento della prima prova chiave del farmaco bapineuzumab", ha aggiunto il Dott. Gandy. "Inoltre, come può essere il caso con tutti i farmaci che abbassano l'amiloide, avviare sperimentazioni sulla latrepirdina prima dell'inizio della deposizione di amiloide potrebbe essere la chiave. Ora, con le nuove scansioni cerebrali amiloidi che sono iniziate al Mount Sinai nel mese di giugno, si può facilmente stabilire chisono questi pazienti".


Guardando al futuro, i Dott. Gandy, Yue, e i loro collaboratori hanno in programma di testare la latrepirdina in modelli di topo con altre malattie da accumulo di proteine come il morbo di Parkinson, la demenza con corpi di Lewy, e l'encefalopatia traumatica cronica, la condizioni simile all'Alzheimer che insorge negli atleti di boxe, calcio e hockey. Il Dr. Sano osserva che pochissimi agenti hanno mostrato un qualsiasi miglioramento nella cognizione e quindi è fondamentale non scartare nessuna strada potenziale.

 

 

 

 

***********************
Cosa pensi di questo articolo? Ti è stato utile? Hai rilievi, riserve, integrazioni? Conosci casi o ti è successo qualcosa che lo conferma? o lo smentisce? Puoi usare il modulo dei commenti qui sotto per dire la tua opinione. Che è importante e unica.

 

***********************
Fonte: Materiale del Mount Sinai Medical Center, via Newswise.

Riferimento:
JW Steele, ML Lachenmayer, S Ju, A Stock, J Liken, SH Kim, LM Delgado, IE Alfaro, S Bernales, G Verdile, P Bharadwaj, V Gupta, R Barr, A Friss, G Dolios, R Wang, D Ringe, P Fraser, D Westaway, PH St George-Hyslop, P Szabo, NR Relkin, JD Buxbaum, CG Glabe, AA Protter, RN Martins, ME Ehrlich, GA Petsko, Z Yue, S Gandy. Latrepirdine improves cognition and arrests progression of neuropathology in an Alzheimer's mouse model. Molecular Psychiatry, 2012; DOI: 10.1038/mp.2012.106.

Pubblicato in ScienceDaily il 31 Luglio 2012 - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:



Notizie da non perdere

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018 | Esperienze & Opinioni

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Come un meccanismo di difesa antivirale può portare all'Alzheimer

30.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che la tau iperfosforilata, il componente principale dei grovigli pato...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare …

27.06.2018 | Ricerche

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle mo...

Nuovo metodo di selezione farmaci spiega perché quelli di Alzheimer falliscono…

31.01.2022 | Ricerche

Analizzando i meccanismi di malattia nei neuroni umani, dei ricercatori dell'Università del...

Scoperto un fattore importante che contribuisce all'Alzheimer

22.08.2022 | Ricerche

Una ricerca guidata dai dott. Yuhai Zhao e Walter Lukiw della Luisiana State University ...

Flusso del fluido cerebrale può essere manipolato dalla stimolazione sensorial…

11.04.2023 | Ricerche

Ricercatori della Boston University, negli Stati Uniti, riferiscono che il flusso di liq...

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alz…

24.03.2022 | Ricerche

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'Al...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello acce…

5.12.2014 | Ricerche

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimostra che un...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memori…

9.06.2021 | Ricerche

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i li...

[Dana Territo] Accetta la persona cara in ogni fase del percorso della malatti…

13.01.2026 | Esperienze & Opinioni

Qualche parola di saggezza per i caregiver di Alzheimer per il nuovo anno?

Molto...

Accumulo di proteine sulle gocce di grasso implicato nell'Alzheimer ad es…

21.02.2024 | Ricerche

In uno studio durato 5 anni, Sarah Cohen PhD, biologa cellulare della UNC e Ian Windham della Rockef...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017 | Ricerche

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ace, l...

[Domenic Praticò] Consigli pratici per diventare un super-anziano

1.12.2025 | Esperienze & Opinioni

Quando si parla di invecchiamento, sappiamo che esso non è un processo uniforme e uguale per tutt...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'…

16.11.2018 | Esperienze & Opinioni

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda più ...

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020 | Esperienze & Opinioni

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017 | Ricerche

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​​a...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014 | Ricerche

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022 | Esperienze & Opinioni

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il rischio...

Cerca il tuo sonno ideale: troppo e troppo poco legati al declino cognitivo

28.10.2021 | Ricerche

Come tante altre cose buone della vita, il sonno fa meglio se è moderato. Uno studio plu...

Sonno insufficiente associato ad aspettativa di vita ridotta

22.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che dormire almeno sette ore a notte migliora il modo in cui ti senti ...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.