Mancanza di un recettore altera l'espulsione dell'amiloide-beta dal cervello

L'identificazione di una proteina che sembra avere un ruolo importante nella rimozione della proteina amiloide-beta (A-beta) dal cervello, da parte del sistema immunitario, potrebbe portare a una nuova strategia di trattamento per l'Alzheimer.


Il rapporto dei ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH), è pubblicato online su Nature Communications.


"Abbiamo identificato una proteina-recettore che media l'eliminazione dal cervello di A-beta solubile da parte delle cellule del sistema immunitario innato", comunica Joseph El Khoury, MD, del Centro di Immunologia e Malattie Infiammatorie nella Divisione di Malattie Infettive del MGH, autore corrispondente del rapporto. "Abbiamo anche scoperto che la carenza di questo recettore (in un modello di topo di Alzheimer) porta a una maggiore deposizione di A-beta e ad un'accelerazione della morte, mentre la sovra-regolazione della sua espressione migliora l'eliminazione dell'A-beta dal cervello".


Il sistema immunitario del cervello (che comprende cellule come le microglia, i monociti e i macrofagi che fagocitano e rimuovono i materiali estranei) sembra avere un ruolo doppio nelle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer. Nelle fasi iniziali, queste cellule scatenano una risposta contro l'accumulo di A-beta, il componente principale delle placche tossiche nel cervello dei pazienti con la malattia neurologica devastante. Ma, con il progredire della malattia e l'aumento di dimensioni delle placche di A-beta, non solo queste cellule perdono la capacità di raccogliere A-beta, ma in più rilasciano sostanze chimiche infiammatorie che causano ulteriori danni al tessuto cerebrale.


Nell'indagare sui fattori che possono essere alla base dell'interruzione dell'eliminazione di A-beta da parte del sistema immunitario, il team di El Khoury ha formulato l'ipotesi che, oltre a riconoscere e a legarsi alla forma insolubile di A-beta presente nelle placche amiloidi, le cellule immunitarie del cervello possono anche interagire con le forme solubili dell'A-beta che potrebbero iniziare ad accumularsi nel cervello prima che appaiano le placche.


I ricercatori hanno iniziato ad esaminare un gruppo di proteine-​recettori utilizzate da microglia, monociti e macrofagi per interagire con l'A-beta insolubile. Sebbene non si conosca alcun ruolo di queste proteine ​​nell'Alzheimer, gli investigatori del MGH avevano in precedenza scoperto che la loro espressione crolla in un modello di topo della malattia, quando gli animali invecchiano.


Dopo aver inizialmente identificato il coinvolgimento di un recettore chiamato Scara1 nell'assorbimento di A-beta solubile da parte dei monociti e macrofagi, i ricercatori hanno poi confermato che lo Scara1 sembra essere il principale recettore per il riconoscimento e l'eliminazione di A-beta da parte del sistema immunitario innato, la prima linea di difesa del corpo.


In un modello di topo di Alzheimer, gli animali che mancavano di una o di entrambe le copie del gene Scara1, morivano diversi mesi prima di quelli con due copie funzionanti. Dall'età di 8 mesi, i topi di Alzheimer senza geni Scara1 funzionanti avevano il doppio di A-beta nel cervello rispetto a un gruppo di controllo di topi di Alzheimer, mentre i topi normali praticamente non ne avevano.


Per indagare sulla possibile applicazione terapeutica del ruolo di Scara1 nell'eliminazione dell'A-beta, il gruppo del MGH ha trattato delle cellule immunitarie in coltura con Protollin, un composto usato per migliorare la risposta immunitaria a certi vaccini. L'applicazione del Protollin alle cellule immunitarie ha triplicato in loro l'espressione di Scara1 e ha anche aumentato il livello di una proteina che attrae altre cellule immunitarie.


Aggiungere microglia stimolata con Protollin ai campioni di cervello di topi di Alzheimer riduce le dimensioni e il numero di depositi di A-beta nell'ippocampo, una zona particolarmente danneggiata dalla malattia, ma questa riduzione è significativamente minore quando si utilizza microglia di topi carenti di Scara1.


El Khoury rileva che una ricerca precedente aveva dimostrato che il trattamento con Protollin riduce i depositi di A-beta nei topi di Alzheimer e l'attuale studio rivela il probabile meccanismo alla base di tale fatto. "La sovra-regolazione dell'espressione dello Scara1 è un promettente approccio per il trattamento dell'Alzheimer", dice. "Per prima cosa abbiamo bisogno di replicare questi studi con cellule umane e individuare nuove classi di molecole che possono aumentare in modo sicuro l'espressione o l'attività di Scara1. Questo potrebbe potenzialmente portare a dei modi di sfruttare il sistema immunitario per ritardare la progressione di questa malattia". El Khoury è professore associato di Medicina alla Harvard Medical School.

 

 

 

 

 


Fonte: Massachusetts General Hospital.

Riferimento: Dan Frenkel, Kim Wilkinson, Lingzhi Zhao, Suzanne E. Hickman, Terry K. Means, Lindsay Puckett, Dorit Farfara, Nathan D. Kingery, Howard L. Weiner, Joseph El Khoury. Scara1 deficiency impairs clearance of soluble amyloid-β by mononuclear phagocytes and accelerates Alzheimer’s-like disease progression. Nature Communications, 2013; 4 DOI: 10.1038/ncomms3030

Pubblicato in Science Daily (> English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Notizie da non perdere

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020 | Ricerche

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carriera...

Svolta per l'Alzheimer? Confermato collegamento genetico con i disturbi i…

26.07.2022 | Ricerche

Uno studio eseguito in Australia alla Edith Cowan University (ECU) ha confermato il legame tra Alzhe...

Come evitare che la demenza derubi i tuoi cari del loro senso di personalità, …

25.11.2025 | Esperienze & Opinioni

Ogni tre secondi, qualcuno nel mondo sviluppa la demenza; sono oltre 57 milioni di perso...

Nuovo sensore nel cervello offre risposte all'Alzheimer

12.03.2021 | Ricerche

Scienziati della Università della Virginia (UVA) hanno sviluppato uno strumento per moni...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019 | Ricerche

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più c…

26.05.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Il ruolo sorprendente delle cellule immunitarie del cervello

21.12.2020 | Ricerche

Una parte importante del sistema immunitario del cervello, le cellule chiamate microglia...

L'impatto del sonno su cognizione, memoria e demenza

2.03.2023 | Ricerche

Riduci i disturbi del sonno per aiutare a prevenire il deterioramento del pensiero.

"Ci...

Infezione cerebrale da funghi produce cambiamenti simili all'Alzheimer

26.10.2023 | Ricerche

Ricerche precedenti hanno implicato i funghi in condizioni neurodegenerative croniche co...

Meccanismo neuroprotettivo alterato dai geni di rischio dell'Alzheimer

11.01.2022 | Ricerche

Il cervello ha un meccanismo naturale di protezione contro il morbo di Alzheimer (MA), e...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 | Ricerche

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Il cammino può invertire l'invecchiamento del cervello?

2.09.2021 | Esperienze & Opinioni

Il cervello è costituito principalmente da due tipi di sostanze: materia grigia e bianca...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una delle ...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019 | Esperienze & Opinioni

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per un...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018 | Esperienze & Opinioni

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Curare l'Alzheimer: singolo proiettile magico o sparo di doppietta?

20.03.2025 | Esperienze & Opinioni

Perché i ricercatori stanno ancora annaspando nella ricerca di una cura per quella che è...

Le donne possono vivere meglio con una dieta migliore

22.07.2022 | Ricerche

Mangiare frutta e verdura di colori più brillanti può aiutare i problemi di salute delle donne.

...

Cervello del toporagno si restringe in inverno e rinasce in estate: c'è q…

10.09.2025 | Ricerche

I toporagni comuni sono uno dei pochi mammiferi noti per restringere e far ricrescere in...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020 | Ricerche

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzh…

28.09.2018 | Annunci & info

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.