Scoperto nuovo meccanismo dietro la depressione: coinvolge le microglia

L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la depressione "il principale motivo di disabilità nel mondo", che causa più anni di disabilità della somma di cancro, HIV/AIDS e malattie cardiovascolari e respiratorie.


In ogni singolo anno, il 5-7% della popolazione mondiale sperimenta un episodio depressivo grave, e una persona ogni sei ad un certo punto della vita soffre di questa malattia.


Nonostante i recenti progressi nella comprensione della depressione, gli scienziati non conoscono ancora i meccanismi biologici dietro di essa abbastanza bene da progettare prevenzione e terapia efficaci. Una possibile ragione è che quasi tutta la ricerca si concentra sui neuroni del cervello, mentre non è stato mai esaminato con cura il coinvolgimento di altre cellule cerebrali.


Ora i ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme hanno dimostrato che alla base dei sintomi depressivi causati da esposizione a stress cronico ci sono cambiamenti in un tipo di cellule cerebrali non neuronali, chiamate microglia. Negli esperimenti con gli animali, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che i composti che alterano il funzionamento della microglia possono diventare nuovi ed efficienti farmaci antidepressivi.


I risultati sono pubblicati in Molecular Psychiatry, la principale rivista scientifica di psichiatria e una delle principali riviste di medicina e neuroscienze. La ricerca è stata condotta dal Prof. Raz Yirmiya, direttore del Laboratorio di Psiconeuroimmunologia della Hebrew University, e dallo studente di dottorato Tirza Kreisel, insieme a ricercatori del laboratorio del Prof. Yirmiya e della Università del Colorado di Boulder in USA.


I ricercatori hanno esaminato il coinvolgimento di cellule cerebrali microglia nello sviluppo della depressione, dopo un'esposizione cronica allo stress. Le microglia, che costituiscono circa il 10% delle cellule cerebrali, sono le rappresentanti del sistema immunitario nel cervello, ma studi recenti hanno dimostrato che queste cellule sono anche coinvolte nei processi fisiologici non direttamente correlati alle infezioni e alle lesioni, compresa la risposta allo stress.


I ricercatori hanno imitato lo stress cronico imprevedibile nell'uomo - una delle principali cause di depressione - esponendo topi a condizioni di stress ripetute ed imprevedibili per un periodo di 5 settimane. I topi hanno sviluppato sintomi comportamentali e neurologici che rispecchiano quelli osservati nelle persone depresse, che comprendono la riduzione delle attività piacevoli e della interazione sociale, nonché una generazione ridotta di nuove cellule cerebrali (neurogenesi), un importante indicatore biologico della depressione.


I ricercatori hanno scoperto che durante la prima settimana di esposizione allo stress le cellule microgliali subiscono una fase di proliferazione e attivazione, riflessa da un aumento della dimensione e della produzione di molecole infiammatorie specifiche, dopo di che alcune microglia iniziano a morire. A seguito delle 5 settimane di esposizione allo stress, questo fenomeno porta ad una riduzione del numero di microglia, e all'aspetto degenerato di alcune cellule microgliali, specialmente in una regione specifica del cervello coinvolta nella risposta allo stress.


Quando i ricercatori hanno bloccato con farmaci o con la manipolazione genetica l'attivazione iniziale di microglia indotta dallo stress, sono riusciti a fermare la successiva morte e declino delle cellule microgliali, così come i sintomi depressivi e il blocco della neurogenesi. Tuttavia, questi trattamenti non sono efficaci nei topi "depressi", quelli esposti al periodo di stress di 5 settimane e quindi con un numero più basso di microglia. Sulla base di questi risultati, i ricercatori hanno trattato i topi "depressi" con farmaci che stimolano le microglia e aumentano il loro numero ad un livello normale.


Il Prof. Yirmiya ha detto: "Abbiamo dimostrato che i farmaci che stimolano le microglia sono antidepressivi efficaci e ad azione rapida, producendo il recupero completo dei sintomi comportamentali di tipo depressivo, oltre ad aumentare la neurogenesi a livelli normali con pochi giorni di trattamento. Oltre all'importanza clinica di questa scoperta, questi risultati forniscono la prima prova diretta che in aggiunta ai neuroni, i disturbi nel funzionamento delle cellule microgliali del cervello hanno un ruolo nel causare psicopatologie in generale, e la depressione in particolare. Ciò suggerisce nuove strade per la ricerca di farmaci, per cui gli stimolatori delle microglia potrebbero diventare antidepressivi ad azione rapida in alcune forme di depressione e di condizioni legate allo stress".


La società di trasferimento tecnologico dell'Università Ebraica ha fatto domanda per un brevetto per il trattamento di alcune forme di depressione con diversi farmaci specifici di stimolazione delle microglia.

 

 

 

 

 


FonteThe Hebrew University of Jerusalem.

Riferimenti: T Kreisel, M G Frank, T Licht, R Reshef, O Ben-Menachem-Zidon, M V Baratta, S F Maier, R Yirmiya. Dynamic microglial alterations underlie stress-induced depressive-like behavior and suppressed neurogenesis. Molecular Psychiatry, 2013; DOI: 10.1038/mp.2013.155

Pubblicato in new.huji.ac.il (> English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Notizie da non perdere

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, mentre...

Perché la tua visione può prevedere la demenza 12 anni prima della diagnosi

24.04.2024 | Ricerche

 

Gli occhi possono rivelare molto sulla salute del nostro cervello: in effetti, i p...

Nuova teoria sulla formazione dei ricordi nel cervello

9.03.2021 | Ricerche

Una ricerca eseguita all'Università del Kent ha portato allo sviluppo della teoria MeshC...

Cerca il tuo sonno ideale: troppo e troppo poco legati al declino cognitivo

28.10.2021 | Ricerche

Come tante altre cose buone della vita, il sonno fa meglio se è moderato. Uno studio plu...

[Dana Territo] Studi indicano che l'aromaterapia può avere benefici signi…

29.01.2026 | Esperienze & Opinioni

"L’aromaterapia può dare benefici a chi soffre di Alzheimer?"

Il termine 'aromat...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021 | Esperienze & Opinioni

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Accumulo di proteine sulle gocce di grasso implicato nell'Alzheimer ad es…

21.02.2024 | Ricerche

In uno studio durato 5 anni, Sarah Cohen PhD, biologa cellulare della UNC e Ian Windham della Rockef...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021 | Ricerche

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018 | Ricerche

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di Hô...

Gli interventi non farmacologici per l'Alzheimer sono sia efficaci che co…

19.04.2023 | Ricerche

Un team guidato da ricercatori della Brown University ha usato una simulazione al computer per di...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020 | Ricerche

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

Scoperta ulteriore 'barriera' anatomica che difende e monitora il ce…

11.01.2023 | Ricerche

Dalla complessità delle reti neurali, alle funzioni e strutture biologiche di base, il c...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017 | Ricerche

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ace, l...

Malato di Alzheimer: la casa di cura la paga lo Stato?

25.05.2023 | Normativa

Chi si fa carico delle spese per un malato di Alzheimer ricoverato in una casa di riposo? Scopriamo ...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari no...

Svelati nuovi percorsi per la formazione di memoria a lungo termine

31.12.2024 | Ricerche

Ricercatori del Max Planck Florida Institute for Neuroscience hanno scoperto un nuovo percorso pe...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019 | Esperienze & Opinioni

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo�…

5.11.2018 | Esperienze & Opinioni

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Nuova 'teoria unificata della mente': implicazioni per la prevenzion…

17.07.2025 | Ricerche

In un nuovo studio con implicazioni sulla prevenzione del morbo di Alzheimer (MA) e altr...

LipiDiDiet trova effetti ampi e duraturi da intervento nutrizionale all'i…

9.11.2020 | Ricerche

Attualmente non esiste una cura nota per la demenza, e le terapie farmacologiche esisten...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.