Neuroscienze minacciate dal disimpegno di grandi case farmaceutiche

Gli scienziati, preoccupati dal minore impegno di importanti produttori di farmaci per la ricerca sul cervello, avvertono che le prospettive di nuovi farmaci per curare malattie come l'Alzheimer sono in declino, a meno che le autorità competenti e i governi non trovino incentivi, velocemente.

I big del farmaco stanno lottando per fare soldi dalle neuroscienze - la scienza di come il cervello funziona e influenza il comportamento - perché la ricerca si rivela imprevedibile e costosa in un momento in cui le aziende sono alle prese con le scadenze dei brevetti e la pressione per ridurre i prezzi.

Esperti nel campo delle neuroscienze dicono che le mosse delle imprese come GlaxoSmithKline, AstraZeneca e Merck per stare alla larga da ricerca e sviluppo (R&S) sul cervello possono suonarne la campana da morto in Europa e metterla a rischio altrove, se non viene fatto nulla per riconquistare il loro interesse. Essi suggeriscono che le società potrebbero essere indotte a riconsiderare tale decisione solo se avessero la possibilità di condividere il rischio dello sviluppo di nuovi farmaci con gli istituti di ricerca a finanziamento pubblico, o se la durata dei brevetti fosse estesa per garantire un migliore ritorno degli investimenti.

"Se pensiamo a tutta una serie di cose dalla sclerosi multipla, all'ictus, all'Alzheimer, alla schizofrenia, all'autismo, non abbiamo trattamenti efficaci per nessuno di loro - e il motivo è che in realtà non comprendiamo le basi di tali malattie", ha dichiarato Colin Blakemore, professore di neuroscienze dell'autorevole Università di Oxford in Gran Bretagna. "La necessità di ricerca di base che può essere progettata è l'unica speranza per lo sviluppo di nuovi trattamenti."

Costo enorme, potenziale enorme

I mercati potenziali per eventuali nuove terapie che vengono sviluppate potrebbero essere enormi, mentre il costo economico di non riuscire a curarli potrebbe essere altrettanto grande. Il numero di persone affette da demenza, di cui l'Alzheimer è la forma più comune, è destinato a raddoppiare in tutto il mondo fino a 66 milioni nel 2030, e raddoppiare ancora a 115 milioni entro il 2050. Un rapporto di Alzheimer Disease International ha recentemente stimato che i costi a livello mondiale della demenza dovrebbero raggiungere i 604 miliardi dollari nel 2010 - più dell'uno per cento del PIL globale prodotto - e che tali costi salirebbero visto che il numero di malati triplicherà entro il 2050.

Nel dolore - un altro settore in cui la neuroscienza potrebbe fare passi avanti - gli esperti stimano che solo in Europa, circa una persona su cinque soffre di dolore cronico, una condizione debilitante e costosa per la quale vi sono anche alcuni nuovi trattamenti. "I disturbi neuro-correlati sono estremamente importanti ... rappresentano circa un terzo di tutto l'onere della malattia a livello globale, in termini di costo, di qualità della vita e di costi di trattamento e cura", ha detto Blakemore.

Riunioni ad alto livello

Nonostante questo, la GlaxoSK, per fare un esempio, l'anno scorso ha liquidato un sito di R&S in Italia, dove i suoi scienziati si erano focalizzati sulla scoperta di nuovi farmaci per la depressione, l'ansia e il dolore. La casa farmaceutica britannica ha detto che il rendimento incerto degli investimenti l'avevano indotta ad abbandonare la ricerca in questi settori. Mosse simili della casa farmaceutica Anglo-svedese AstraZeneca e del gigante Americano dei farmaci, Merck, - chiudere sia le ricerche sulle neuroscienze del tutto o spostare le operazioni di ricerca in Asia - hanno provocato allarme tra i neuroscienziati.

"Ci sono cose che potremmo fare a questo proposito", ha detto David Nutt, docente di Neuropsicofarmacologia all'Imperial College di Londra, in una riunione di Londra  Giovedi scorso. "Ci sono iniziative relativamente semplici come il co-sviluppo, come allungare le licenze dei brevetti, che potrebbero facilmente aggirare questo processo". Nutt, che presto assumerà la presidenza della British Neuroscience Association, ha detto che prevede di lavorare con il Collegio Europeo di Neuropsicofarmacologia per portare le imprese di medicinali, le autorità e i finanziatori insieme in una serie di "incontri ad alto livello" per cercare di trovare un nuovo modo di procedere. "Se non lo facciamo, le neuroscienze moriranno", ha detto.

La malattia mentale è ancora stigmatizzata?

Parte del problema è che la malattia mentale è ancora stigmatizzata [nascosta per vergogna] e le malattie del cervello non sono considerate gravi - un fattore che significa che i produttori di farmaci non sono rimproverati dal pubblico o dai loro azionisti quando escono dal campo. "Se Big Pharma [grandi case farmaceutiche] improvvisamente dicesse che non farà più alcuna ricerca sul cancro, la protesta sarebbe enorme", ha detto Barbara Sahakian, docente di neuropsicologia clinica all'università di Cambridge. "Ma siccome è salute mentale, è tutto tranquillo e non c'è indignazione contro di loro per non assumersi la responsabilità sociale."

Ha detto che parte della responsabilità ricade anche sulle autorità di regolamentazione come la Food and Drug Administration (FDA) e l'Agenzia europea dei medicinali (EMA), che potrebbero ridurre gli ostacoli per ottenere licenze di nuovi trattamenti neurologici, o velocizzare le procedure come fanno in altri settori chiave. "Ci sono meccanismi per farlo. Loro [le autorità di regolamentazione] hanno una corsia accelerata per i farmaci per l'HIV/AIDS, quindi possono farlo anche per le medicine per la salute mentale", ha detto. "Potremmo anche molto facilmente dare un'occhiata al costo che l'industria farmaceutica ha pagato per portare un farmaco sul mercato, e quindi adeguare in proporzione la vita del brevetto".

 


Pubblicato su Reuters.com il 11 febbraio 2011

Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi, eventualmente citati nell'articolo, sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: questo articolo non si propone come terapia o dieta; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo.


Notizie da non perdere

5 tipi di ricerca, sottostudiati al momento, potrebbero darci trattamenti per …

27.04.2020 | Esperienze & Opinioni

Nessun ostacolo fondamentale ci impedisce di sviluppare un trattamento efficace per il m...

Cervello del toporagno si restringe in inverno e rinasce in estate: c'è q…

10.09.2025 | Ricerche

I toporagni comuni sono uno dei pochi mammiferi noti per restringere e far ricrescere in...

'Tau, disfunzione sinaptica e lesioni neuroassonali si associano di più c…

26.05.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) comporta il deperimento caratteristico di alcune regioni del ...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018 | Ricerche

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017 | Ricerche

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta e ​...

Perché dimentichiamo? Nuova teoria propone che 'dimenticare' è in re…

17.01.2022 | Ricerche

Mentre viviamo creiamo innumerevoli ricordi, ma molti di questi li dimentichiamo. Come m...

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alz…

24.03.2022 | Ricerche

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'Al...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019 | Ricerche

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta re...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 | Ricerche

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale amiloid...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020 | Ricerche

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020 | Ricerche

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carriera...

Malato di Alzheimer: la casa di cura la paga lo Stato?

25.05.2023 | Normativa

Chi si fa carico delle spese per un malato di Alzheimer ricoverato in una casa di riposo? Scopriamo ...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022 | Ricerche

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Flusso del fluido cerebrale può essere manipolato dalla stimolazione sensorial…

11.04.2023 | Ricerche

Ricercatori della Boston University, negli Stati Uniti, riferiscono che il flusso di liq...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019 | Esperienze & Opinioni

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

Un nuovo modello per l'Alzheimer: fenotipi di minaccia, stati di difesa e…

23.04.2021 | Esperienze & Opinioni

Che dire se avessimo concettualizzato erroneamente, o almeno in modo incompleto, il morb...

Perché è importante la diagnosi precoce di demenza?

31.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Vedere problemi di memoria nel tuo caro anziano può essere davvero spaventoso. Magari no...

Le donne possono vivere meglio con una dieta migliore

22.07.2022 | Ricerche

Mangiare frutta e verdura di colori più brillanti può aiutare i problemi di salute delle donne.

...

Scoperta nuova causa di Alzheimer e di demenza vascolare

21.09.2023 | Ricerche

Uno studio evidenzia la degenerazione delle microglia nel cervello causata dalla tossicità del ferro...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020 | Ricerche

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.