Sfatare i miti sul cervello: la storia controversa della terapia ormonale per menopausa e salute cognitiva

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All’inizio degli anni 2000, ha fatto notizia un importante studio sulla salute delle donne, Women’s Health Initiative (WHI) che, avviato negli anni ’90, si chiedeva: la terapia ormonale per la menopausa (MHT, menopause hormone therapy), usata per alleviare i sintomi della menopausa, potrebbe anche proteggere da gravi problemi di salute in età avanzata?


Un braccio più piccolo dello studio, il WHI Memory Study (WHIMS), si è concentrato sulla salute del cervello nelle donne senza demenza. Quando i risultati sono stati pubblicati nel 2002, erano scioccanti: le donne in terapia MHT avevano maggiori probabilità, non minori, di sviluppare malattie cardiache, ictus, cancro al seno e demenza. I medici hanno subito sconsigliato la MHT, le prescrizioni sono crollate e per anni la MHT è quasi scomparsa dalle conversazioni.


Però la storia raccontata dai risultati all’epoca era incompleta. I risultati del WHI non erano sbagliati: hanno rivelato rischi reali. Ma negli anni successivi, i ricercatori hanno riesaminato quei dati, non solo i risultati sul cervello, ma anche quelli sul cuore, sull’ictus e sul cancro, per capire meglio quando, perché e come dovrebbe essere impiegata la MHT. Oggi, gli esperti concordano sul fatto che per molte donne che iniziano la MHT intorno alla menopausa e non hanno ragioni mediche per evitarla, i benefici superano i rischi e la MHT può essere sicura da prescrivere per gestire i sintomi della menopausa.


Tuttavia, persistono diversi miti sulla MHT, comprese percezioni errate su come influisce sull’invecchiamento cerebrale. Sfatiamo alcuni dei più grandi miti sulla MHT e sulla salute del cervello.

 

Mito 1: la MHT aumenta il rischio di demenza per tutte le donne

Secondo il WHIMS, le donne che hanno iniziato la MHT dopo i 65 anni avevano maggiori probabilità di sviluppare demenza rispetto a quelle che avevano inziato prima. Ma la maggior parte delle donne inizia la MHT molto prima, in genere tra i 40 e i 50 anni, intorno alla menopausa. Il tempismo è importante per la MHT.

I ricercatori descrivono questa come 'ipotesi finestra critica': iniziare la MHT intorno alla menopausa può supportare la salute del cervello, mentre iniziarla anni dopo può aumentare il rischio di declino cognitivo e demenza. Il WHIMS non ha testato questa “finestra”: la maggior parte delle partecipanti aveva superato da tempo la menopausa e non presentava più i suoi sintomi. Quindi i risultati non mostrano gli effetti dell’MHT se usata all’età giusta, per le giuste ragioni (sintomi della menopausa).

Studi recenti mostrano un quadro contrastante: alcune donne che iniziano la MHT vicino alla menopausa possono vedere benefici cerebrali in età avanzata, come una migliore memoria e minori cambiamenti legati alla demenza. Altre vedono poca differenza nelle capacità cognitive e nel rischio di demenza, ma non esiti peggiori. Tuttavia, iniziare la MHT molto più tardi, ad esempio intorno ai 70 anni o anche più di 5 anni dopo la menopausa, può collegarsi a un maggiore accumulo di proteina tau, che è un indicatore di Alzheimer.

In breve, la MHT non è automaticamente dannosa per il cervello, ma i suoi effetti possono dipendere da quando viene avviata e dal tipo di farmaco applicato.

 

Mito 2: tutte le MHT influenzano il cervello allo stesso modo

Quando le persone sentono “MHT” (prima chiamata terapia sostitutiva ormonale), potrebbero immaginare un trattamento standard. Ma la MHT si presenta in molte forme e queste differenze possono avere importanza. Nello studio WHIMS, le donne assumevano pillole di estrogeni equini coniugati e medrossiprogesterone acetato se avevano un utero. Questa combinazione una volta era il trattamento standard, ma ora viene impiegata raramente.

Oggi è più comune il 17-beta estradiolo (un tipo di estrogeno) che è collegato a benefici cerebrali e a un minor rischio di declino cognitivo. Quelle con un utero assumono anche progestinici per ridurre il rischio di cancro uterino. I progestinici possono supportare la salute del cervello, ma potrebbero anche attenuare gli effetti protettivi degli estrogeni, compreso il loro ruolo nella crescita, nel mantenimento e nella funzione delle cellule cerebrali che supportano la memoria e il pensiero.

Chiaramente, sia il tipo di ormone che la combinazione sono importanti. Anche i metodi di somministrazione dell'MHT, disponibili sotto forma di pillole, cerotti, gel, creme, spray o anelli vaginali, sono importanti perché ciascuno viene elaborato in modo diverso.

Le pillole orali passano attraverso il fegato e possono aumentare il rischio di coaguli di sangue e ipertensione, che possono influire sulla salute del cervello rallentando il flusso sanguigno e aumentando il rischio di ictus. Cerotti e gel, assorbiti attraverso la pelle, possono comportare rischi minori evitando il fegato.

La conclusione è che non tutte le MHT sono uguali. Ma anche con la giusta forma e tempistica, la MHT può prevenire la demenza?

 

Mito 3: WHIMS ha dimostrato che la MHT può prevenire la demenza

Ad un certo punto lungo il percorso, l’MHT è stata riformulata da trattamento per i sintomi della menopausa a presunta difesa contro la demenza. Questo malinteso risale al WHIMS, che chiedeva se la MHT potesse ridurre il rischio di demenza. Ma la riduzione del rischio non è prevenzione. WHIMS non ha testato se l’MHT previene la demenza e, poiché lo studio ha arruolato donne molto tempo dopo la menopausa, i risultati non mostrano cosa succede quando l’MHT viene usato durante la transizione alla menopausa.

Anche così, i risultati sono stati spesso presi per supportare affermazioni più ampie sulla MHT e sulla salute del cervello, anche se la MHT non è mai stata progettata per prevenire la demenza o come strategia autonoma per ridurre il rischio di demenza.

E non tutte hanno bisogno o dovrebbero assumere MHT. Alcune donne attraversano la menopausa, altre lottano. La MHT non è valida per tutte. Ma perché alcune donne hanno sintomi e altre no? Una nuova ricerca suggerisce che gli stessi sintomi della menopausa possono offrire indizi sulla salute del cervello, forse riflettendo la sensibilità del cervello alla diminuzione degli estrogeni.

Poiché gli estrogeni supportano la memoria, il pensiero e l’umore, un numero maggiore di sintomi potrebbe segnalare una maggiore vulnerabilità all’invecchiamento cerebrale. E non si tratta solo dei sintomi, ma del loro impatto sulla vita quotidiana. Quando la sudorazione notturna interrompe il sonno o i cambiamenti di umore mettono a dura prova le relazioni, lo stress e la stanchezza possono mettere a dura prova il cervello.

In breve, l’MHT non è uno scudo magico contro la demenza. Ma per coloro che hanno difficoltà e possono tranquillamente assumere la MHT, la gestione dei sintomi della menopausa può supportare il benessere attuale e la salute futura del cervello.

 

Il prossimo capitolo per la MHT

Il WHIMS ha segnato un importante primo capitolo nella storia della MHT, ma la scienza è ancora in fase di sviluppo. I ricercatori ora si chiedono: quando è il momento migliore per iniziare la MHT? Quali ormoni contano di più? Chi ne trae vantaggio e perché?

La menopausa è personale. Per alcune, la MHT porta sollievo e una migliore qualità della vita. Non è una difesa garantita contro la demenza. Ma per la persona giusta, al momento giusto, l’MHT può favorire un sano invecchiamento cerebrale: un segnale incoraggiante per la prossima generazione che entrerà nella mezza età con più conoscenze e supporto che mai.

*****

Vuoi far parte di questa storia in evoluzione? Prendi in considerazione l’idea di unirti a studi canadesi come CAN-PROTECT (*) o BAMBI (**), che esplorano come le esperienze MHT e la menopausa modellano l’invecchiamento cerebrale.

 

(*) CAN-PROTECT accetta solo residenti in Canada e (**) BAMBI ha diverse condizioni per partecipare

 

 


Fonte: Zahinoor Ismail (professore medicina), Jasper Crockford (studentessa di master in medicina), Maryam Ghahremani (ricercatrice), University of Calgary

Pubblicato su The Conversation (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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