Le difficoltà, e le ricompense, per i caregiver over-50 di persone anziane e malate

Per le persone con più di 50 anni, il supporto completo, dalle esigenze di assistenza sanitaria e personale alle riparazioni in casa e alle finanze, è fonte sia di sfide che di ricompense.

Più della metà delle persone con più di 50 anni afferma di aver aiutato almeno un over-65 a prendersi cura della sua salute, dell'igiene personale, della casa o delle finanze nei due anni precedenti, secondo un sondaggio dell'Università del Michigan. E oltre il 70% di questo gruppo ha fornito tale aiuto a qualcuno con cui non vive, che poteva essere un genitore, un altro parente o un vicino.


Secondo i dati del National Poll on Healthy Aging (sondaggio nazionale sull'invecchiamento sano) questo tipo di caregiving e di altro aiuto - quasi tutto non pagato - non influisce solo sull'anziano che lo riceve: ha anche un impatto sulle persone oltre i 50 anni che stanno prestando aiuto.


Quasi tutti dicono che traggono qualcosa di positivo dall'esperienza. Ma molti sostengono che è più difficile di quanto si aspettassero, specialmente coloro che aiutano un anziano che ha molte esigenze, o qualcuno con lieve deterioramento cognitivo, con Alzheimer o un altro tipo di demenza.


“Non dovresti sottostimare le difficoltà ad aiutare qualcuno che conosci mentre invecchia, ma nemmeno le ricompense potenziali", ha detto Courtney Polenick PhD, assistente prof.ssa di psichiatria e ricercatrice di caregiving alla Michigan Medicine, che ha lavorato con il team del sondaggio. "Questi dati mostrano l'importanza di supportare coloro che aiutano gli anziani della nostra nazione. Non solo il 54% delle persone over-50 l'ha fatto negli ultimi due anni durante la pandemia, ma circa i due terzi di quel gruppo lo stanno attivamente facendo proprio ora".


Il sondaggio ha chiesto a persone da 50 a 80 anni se avevano aiutato almeno una persona over-65 in vari compiti negli ultimi due anni, che vanno dagli acquisti di cibo alla pulizia della casa, al bagno, al vestirsi, al presenziare alle visite mediche, gestire i farmaci, aiutare con le assicurazioni sanitarie, le finanze, le riparazioni e le modifiche alla casa.


"Nella mia pratica di assistenza primaria vedo questo abitualmente e conosco il valore che i coniugi, i figli adulti e gli amici intimi possono portare alla salute e al benessere degli anziani"
, ha dichiarato il direttore del sondaggio Jeffrey Kullgren MD/MPH/MS, professore associato di medicina interna e ricercatore del Sistema Sanitario VA Ann Arbor. "Ma non esiste un vero meccanismo formale per la nostra società di riconoscerli o compensarli per quello che fanno".

 

Assistenza per le esigenze sanitarie

Il sondaggio mostra che, spesso, il tipo di supporto dato dalla famiglia e dagli amici continua per anni e una persona può ritrovarsi ad aiutare più anziani. Circa un terzo degli over-50 che hanno fornito questo tipo di aiuto afferma di averlo fatto per 5 anni o più. E il 41% ha aiutato più di un anziano.


Il tipo di aiuto copre una vasta gamma di compiti. Un terzo degli over-50 aveva aiutato una persona con più di 65 anni nei compiti dell'assistenza sanitaria, come accompagnarli agli appuntamenti del medico o comunicare con i medici della persona per suo conto. Circa il 15% degli over-50 ha aiutato qualcuno oltre 65 anni a gestire i suoi farmaci e la stessa percentuale ha aiutato qualcuno oltre i 65 a gestire la copertura assicurativa sanitaria.


Tale aiuto, come hanno dimostrato altre ricerche, può aumentare la possibilità che un anziano gestisca le condizioni croniche in modo efficace o riceva cure preventive. Ecco perché molte cliniche, ospedali e sistemi sanitari consentono ai pazienti adulti di designare un altro adulto per accedere al portale online dei pazienti per loro conto, in modo che possano programmare appuntamenti e vedere informazioni come farmaci e risultati dei test.


Ma il sondaggio mostra che, tra coloro che stanno attualmente aiutando una persona con più di 65 anni nei compiti di assistenza sanitaria, solo il 12% ha comunicato con il fornitore di assistenza sanitaria della persona attraverso un portale dei pazienti. Aumentare questo tipo di accesso 'delegato' al portale dei pazienti da parte di coniugi, figli adulti e altri aiutanti di fiducia potrebbe migliorare le cure, secondo Kullgren e Polenick.

 

Aiuto oltre la salute

L'aiuto va oltre l'assistenza sanitaria, mostra il sondaggio. Quasi un terzo degli over-50 aveva aiutato una persona con oltre 65 anni a fare manutenzione alla casa, una percentuale simile (31%) ha aiutato negli acquisti di cibo o nella sua cottura e una percentuale leggermente inferiore (22%) aveva aiutato un over-65 a gestire le proprie finanze.


Sul lato più personale della vita, il 16% delle persone oltre i 50 anni aveva aiutato una persona oltre 65 a vestirsi, fare il bagno o prendersi cura di altri compiti personali, anche senza avere lo stesso tipo di formazione che gli operatori professionali a domicilio ricevono per questi compiti a volte complessi.


"Prendersi cura di un anziano è un'esperienza complessa che interessa 48 milioni di caregiver negli Stati Uniti, da un punto di vista emotivo, sanitario e finanziario"
, ha affermato Indira Venkat, vicepresidente senior di AARP Research. “Se non sei attualmente un caregiver, lo sarai ad un certo punto della tua vita o avrai bisogno di uno. È importante considerare le esigenze uniche dei caregiver e garantire che abbiano il supporto per prendersi cura di se stessi e dei loro cari".

 

Positivo e negativo

Quasi tutti (96%) gli aiutanti e i caregiver over-50 affermano che esiste un aspetto positivo nell'offrire questo tipo di aiuto, che va dal sentirsi apprezzati (52%), all'avere un senso di scopo (45%) e al diventare più vicini alla famiglia o agli amici (35%). La maggioranza ha affermato che questo l'ha resa più consapevole delle proprie esigenze future di salute e cura personale, e circa un terzo ha detto che li ha resi più concentrati sulla propria salute o li ha motivati ​​a preparare le proprie volontà, un affidamento o una direttiva anticipata di cura.


Ma due terzi (65%) hanno riportato anche difficoltà. Ad esempio, molti hanno affermato che aiutare ha portato affaticamento fisico o emotivo (34%), ha reso difficile il loro equilibrio tra lavoro e vita privata (31%) o non sono stati supportati da familiari o amici (19%). Quasi un quarto (22%) ha dichiarato di non avere tempo per la propria cura di sé.


Quasi la metà (47%) di coloro che hanno aiutato qualcuno con 5 o più tipi di compiti ha dichiarato di ritenere che è stato in parte, o molto, più difficile di quanto si aspettava. Questo è da confrontare con solo il 12% di coloro che hanno aiutato per 1 o 2 tipi di compiti.


Anche i problemi cognitivi e di memoria delle persone hanno contribuito ad aumentare la sfida. Complessivamente, il 45% di coloro che aiutano una persona con lieve deterioramento cognitivo e il 58% di coloro che aiutano qualcuno con Alzheimer o altro tipo di demenza, affermano che è più difficile di quanto si aspettavano. Questo va confrontato con il 15% di coloro che aiutano qualcuno senza nessuna di queste condizioni.

 

 

 


Fonte: University of Michigan (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Rapporto completo del sondaggio (.pdf)

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021 | Ricerche

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scien...

Perché la tua visione può prevedere la demenza 12 anni prima della diagnosi

24.04.2024 | Ricerche

 

Gli occhi possono rivelare molto sulla salute del nostro cervello: in effetti, i p...

Svolta per l'Alzheimer? Confermato collegamento genetico con i disturbi i…

26.07.2022 | Ricerche

Uno studio eseguito in Australia alla Edith Cowan University (ECU) ha confermato il legame tra Alzhe...

Dosi basse di radiazioni possono migliorare la qualità di vita nell'Alzhe…

6.05.2021 | Ricerche

Individui con morbo di Alzheimer (MA) grave hanno mostrato notevoli miglioramenti nel co...

Nuovo metodo di selezione farmaci spiega perché quelli di Alzheimer falliscono…

31.01.2022 | Ricerche

Analizzando i meccanismi di malattia nei neuroni umani, dei ricercatori dell'Università del...

Il litio potrebbe spiegare, e trattare, l'Alzheimer?

19.08.2025 | Ricerche

Qual è la prima scintilla che innesca la marcia ruba-memoria del morbo di Alzheimer (MA)...

Rete mitocondri-metabolismo-calcio: un fattore centrale nella patologia dell&#…

22.01.2026 | Ricerche

Una revisione pubblicata su Genes & Diseases da ricercatori dell'Institute for Brain...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per …

30.01.2019 | Ricerche

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel ...

Il sonno resetta i neuroni per i nuovi ricordi del giorno dopo

11.09.2024 | Ricerche

Tutti sanno che una buona notte di sonno ripristina l'energia di una persona; ora un nuo...

Laser a infrarossi distrugge le placche di amiloide nell'Alzheimer

7.08.2020 | Ricerche

L'aggregazione di proteine ​​in strutture chiamate 'placche amiloidi' è una caratteristi...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022 | Ricerche

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

La lunga strada verso la demenza inizia con piccoli 'semi' di aggreg…

20.11.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) si sviluppa nel corso di decenni. Inizia con una reazione a c...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021 | Esperienze & Opinioni

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzh…

28.09.2018 | Annunci & info

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 | Ricerche

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020 | Ricerche

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020 | Ricerche

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019 | Ricerche

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA), ...

Accumulo di proteine sulle gocce di grasso implicato nell'Alzheimer ad es…

21.02.2024 | Ricerche

In uno studio durato 5 anni, Sarah Cohen PhD, biologa cellulare della UNC e Ian Windham della Rockef...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020 | Ricerche

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.