Iscriviti alla newsletter



Registrati alla newsletter (giornaliera o settimanale):
Ricevi aggiornamenti sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.


Vedere i ricordi mentre si formano

Scienziati dell'ISTA hanno esaminato in profondità l'elaborazione della memoria all'interno dell'ippocampo.

Hippocampus by Life Science Databases Creative CommonsI due ippocampi (Fonte: Life Science Databases, Creative Commons)

Assomigliando a un cavalluccio marino (dal greco hippos=cavallo e kampus=mostro marino), l'ippocampo è una regione cerebrale cruciale per la formazione della memoria. Ma fino a poco tempo fa, non riuscivamo a collegare la formazione della memoria a segnali molecolari specifici. Ora, un team di scienziati dell'Institute of Science and Technology Austria (ISTA) e del Max Planck Institute for Multidisciplinary Sciences di Gottingen / Germania ha probabilmente aperto questa scatola nera con uno studio pubblicato su PLOS Biology.


Henry Gustav Molaison, noto come paziente H.M., soffriva di epilessia. Pieno di convulsioni, fu indirizzato a un chirurgo, che ha localizzato l'epilessia nel lobo temporale all'interno del suo cervello, sede dell'ippocampo. Il 1 settembre 1953, H.M. ha subito un intervento chirurgico al cervello, per rimuovere l'ippocampo e curare l'epilessia. Dopo l'intervento chirurgico, l'epilessia e le convulsioni erano sparite, eppure H.M. aveva gravi effetti collaterali. Ora soffriva di amnesia anterograda: ricordava tutti gli eventi prima dell'intervento ma era incapace di formare nuovi ricordi. Il suo caso ha contribuito a collegare l'ippocampo alla funzione cerebrale e alla formazione della memoria.


Ora l'ippocampo è riconosciuto come una regione cruciale nel cervello umano, coinvolta nella formazione della memoria e nella navigazione spaziale. Converte la memoria da breve a lungo termine, facilitando la revisione dell'esperienza personale. In un nuovo studio guidato da Olena Kim, Yuji Okamoto e dal prof. Peter Jonas, un team internazionale di neuroscienziati ha scoperto nuovi dettagli sui meccanismi molecolari che guidano l'elaborazione della memoria.


Gli scienziati hanno dato uno sguardo preciso alle fibre muschiose delle sinapsi, un punto di connessione chiave tra cellule nervose specifiche (neuroni) nell'ippocampo, combinando approcci per studiarne struttura, molecole essenziali e funzionalità.

 

Il centro di memoria

All'interno dell'ippocampo, diversi tipi di neuroni sono coinvolti nell'elaborazione della memoria. Le cellule granulari, ad esempio, sono importanti per gestire le informazioni in arrivo. "Le cellule granulari ricevono vari segnali da altre regioni cerebrali, le devono elaborare e propagare ulteriormente", spiega Olena Kim, postdottorato all'Institute of Molecular Biotechnology dell'Accademia austriaca delle scienze.


Questi segnali vengono trasmessi attraverso l'assone delle cellule granulari, la loro estensione simile a un braccio, chiamata fibre muschiose. Queste fibre formano un punto di contatto per le cellule piramidali: la sinapsi di fibra muscosa. In questa connessione, le molecole messaggere, sotto forma di neurotrasmettitori, facilitano la comunicazione, innescando infine la formazione e il deposito della memoria.


Le sinapsi di fibra muschiosa sono caratterizzate dalla loro alta plasticità, il che significa che possono cambiare attività, struttura e connessioni in base agli stimoli. Questa adattabilità aiuta l'ippocampo a elaborare correttamente le informazioni e a distinguere tra segnali simili. La Kim cita un esempio: 

"Supponiamo che tu incontri contemporaneamente una pantera e un gatto nero, entrambi appaiono neri e felini. Eppure puoi distinguerne uno come gatto e uno come pantera. Le sinapsi di fibra muschiosa hanno un ruolo chiave nella codifica e nell'elaborazione di queste caratteristiche distintive, recuperando memoria e informazioni".

 

Sinapsi di fibra muschiosa in dettaglio

I dettagli molecolari esatti dell'elaborazione del segnale nelle sinapsi in fibra muschiosa sono ancora sconosciuti. Nel 2020, Peter Jonas, Carolina Borges-Merjane e Olena Kim hanno deciso di studiare la struttura delle sinapsi di fibra muschiosa, con una nuova tecnica chiamata 'Flash and Freeze', uno strumento potente, in cui i neuroni vengono congelati subito dopo essere stati stimolati.


"All'epoca, siamo riusciti a correlare i cambiamenti strutturali nelle sinapsi di fibra muschiosa alla loro funzionalità", afferma la Kim. "Tuttavia, volevamo spingere ulteriormente la tecnica e non solo guardare la struttura delle sinapsi, ma anche i cambiamenti che si verificano a livello molecolare quando vengono elaborati i segnali".


Gli scienziati erano particolarmente interessati a due proteine ​​situate nella zona di rilascio del neurotrasmettitore: la Cav2.1, canali di calcio, che sono cruciali perché l'afflusso di calcio attraverso quei canali innesca il rilascio di neurotrasmettitori, e la Munc13, che si basa sulla prontezza del neurotrasmettitore per essere rilasciato.


"Prima del nostro studio, tutto il lavoro su queste due proteine ​​è stato svolto con campioni cerebrali fissati chimicamente", continua la Kim. "Poiché quei campioni non sono vivi, non forniscono approfondimenti sui processi dinamici. Per il nostro nuovo studio, eravamo ansiosi di usare il tessuto cerebrale vivo per preservare dinamiche, composizioni naturali e localizzazione di queste proteine".

 

Una superficie simile alla luna

Con l'aiuto di colleghi dell'ISTA, il professor Ryuichi Shigemoto e lo scienziato Walter Kaufmann, gli scienziati hanno usato la tecnica 'freeze fracture labeling' (etichettatura della frattura di congelamento). Hanno stimolato chimicamente le cellule granulari nei campioni di tessuto cerebrale di topo ad attivare il processo di formazione della memoria. Poi il tessuto cerebrale è stato immediatamente congelato e separato in due metà. Il lato interno della sezione rappresenta la superficie esposta del tessuto all'interno: un'impronta 3D del tessuto in quel momento specifico, con proteine ​​e molecole incorporate.


Dopo aver marcato Cav2.1 e Munc13 per renderle visibili, i ricercatori hanno usato un microscopio elettronico per trovare la loro posizione esatta. Le immagini, che assomigliano a un primo piano della luna, hanno rivelato che, dopo la stimolazione, queste due proteine ​​si sono riorganizzate e si sono avvicinate.


Ulteriori test hanno rivelato che il ri-arrangiamento è strettamente correlato alla funzionalità della sinapsi di fibra muschiosa. Peter Jonas riassume: “All'attivazione, ci sono due cambiamenti. Primo, aumenta il numero di vescicole vicino alla membrana. Secondo, c'è un nano-riassestamento di Cav2.1 e Munc13, che rende le sinapsi più potenti e più precise. Entrambe le modifiche possono contribuire alla formazione della memoria".


Lo studio chiarisce la relazione tra struttura e funzione di una sinapsi chiave nell'ippocampo. I nostri ricordi spesso evocano immagini vivide. Ma fino ad ora, non eravamo riusciti a catturare i segnali molecolari che scatenano la formazione della memoria. Il presente studio è una pietra miliare in questo.

 

 

 


Fonte: Institute of Science and Technology Austria (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: O Kim, [+4], P Jonas. Presynaptic cAMP-PKA-mediated potentiation induces reconfiguration of synaptic vesicle pools and channel-vesicle coupling at hippocampal mossy fiber boutons. PLOS Biology, 2024, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 



Notizie da non perdere

Nuova terapia che distrugge i grovigli di tau si dimostra promettente

30.09.2024 | Ricerche

Degli scienziati hanno sviluppato potenziali terapie che rimuovono selettivamente le proteine ​​t...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memori…

9.06.2021 | Ricerche

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i li...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello acce…

5.12.2014 | Ricerche

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimostra che un...

Infezione cerebrale da funghi produce cambiamenti simili all'Alzheimer

26.10.2023 | Ricerche

Ricerche precedenti hanno implicato i funghi in condizioni neurodegenerative croniche co...

Effetti della carenza di colina sulla salute neurologica e dell'intero si…

23.01.2023 | Ricerche

Assorbire colina a sufficienza dall'alimentazione è cruciale per proteggere il corpo e il cervello d...

Dosi basse di radiazioni possono migliorare la qualità di vita nell'Alzhe…

6.05.2021 | Ricerche

Individui con morbo di Alzheimer (MA) grave hanno mostrato notevoli miglioramenti nel co...

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alz…

24.03.2022 | Ricerche

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'Al...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

Perché la tua visione può prevedere la demenza 12 anni prima della diagnosi

24.04.2024 | Ricerche

 

Gli occhi possono rivelare molto sulla salute del nostro cervello: in effetti, i p...

Qualità della vita peggiora quando l'Alzheimer è complicato dal cancro

28.04.2023 | Esperienze & Opinioni

Che considerazioni si possono fare per una persona con Alzheimer che riceve anche la diagnosi di can...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020 | Ricerche

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani, ...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta o co...

Età degli organi biologici prevede il rischio di malattia con decenni di antic…

11.03.2025 | Ricerche

I nostri organi invecchiano a ritmi diversi e un esame del sangue che determina quanto ciascuno è...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare …

27.06.2018 | Ricerche

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle mo...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017 | Ricerche

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di Alzheimer. Ho avuto pr...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Al…

30.01.2015 | Ricerche

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picco...

Cerca il tuo sonno ideale: troppo e troppo poco legati al declino cognitivo

28.10.2021 | Ricerche

Come tante altre cose buone della vita, il sonno fa meglio se è moderato. Uno studio plu...

Variante della proteina che causa l'Alzheimer protegge dalla malattia

15.02.2021 | Ricerche

Le scoperte di un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA), guidato da ricercatori dell...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno deme…

17.08.2018 | Ricerche

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcune...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adulto…

21.11.2014 | Ricerche

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

Seguici su

 
enfrdeites

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.