Diagnosi precoce dell'Alzheimer previene sintomi psico-comportamentali

Le persone con Alzheimer sono in grado di gestire le loro attività quotidiane più a lungo e soffrono di minori sintomi psicologici e comportamentali se la diagnosi avviene, e il trattamento inizia, in una fase molto precoce della malattia, secondo un recente studio condotto all'Università della Finlandia Orientale.


Lo studio ha seguito per tre anni persone con Alzheimer che avevano una diagnosi di fase sia molto lieve che lieve della malattia ed erano trattati nell'ambito del sistema sanitario standard.


Secondo lo studio, le persone con Alzheimer molto lieve al momento della diagnosi e all'inizio della terapia mirata per l'Alzheimer, sono in grado di gestire meglio le loro attività quotidiane rispetto alle persone diagnosticate in una fase più avanzata della malattia. Inoltre, in relazione alla fase della malattia, hanno anche meno sintomi psicologici e comportamentali in seguito.


Secondo i ricercatori, la psicologa Ilona Hallikainen e il psicologo professore aggiunto Tuomo Hanninen, i risultati mostrano che la diagnosi precoce della malattia è importante. Le persone con Alzheimer possono vivere a casa propria più a lungo se sono in grado di gestire le loro attività quotidiane, e hanno meno sintomi psicologici e comportamentali.


Inoltre, lo studio migliora la conoscenza dell'uso dei test diagnostici più comuni nel corso del follow-up.


I risultati sono stati accettati per essere pubblicati sulla rivista International Psychogeriatrics e sono stati presentati da Ms. Hallikainen alla International Conference dell'Alzheimer's Association (AAIC) di Boston il 17 Luglio.

 

 

 

 

 


Fonte: University of Eastern Finland, via AlphaGalileo.

Riferimento: Ilona Hallikainen, Tuomo Hänninen, Mikael Fraunberg, Kristiina Hongisto, Tarja Välimäki, Asta Hiltunen, Pertti Karppi, Juhani Sivenius, Hilkka Soininen, Anne M. Koivisto. Progression of Alzheimer's disease during a three-year follow-up using the CERAD-NB total score: Kuopio ALSOVA study. International Psychogeriatrics, 2013; 25 (08): 1335 DOI: 10.1017/S1041610213000653

Pubblicato in Science Daily (> English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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