I neuroni non elaborano l'intera visione, ma solo le differenze con quella in memoria

I neuroni non elaborano l'intera visione, ma solo le differenze con quella in memoriaLa compressione dei dati nel cervello: quando la corteccia visiva primaria elabora sequenze di immagini complete ed immagini con elementi mancanti (qui i contorni verticali) "sottrae" le immagini una dall'altra. In tal modo, il cervello calcola le differenze tra le immagini. In determinate circostanze, i neuroni trasmettono queste differenze di immagine (in basso), piuttosto che l'intera informazione vista (in alto a sinistra). (Credit: Ruhr-Universität Bochum)Gli scienziati avevano finora assunto che le informazioni fornite dal senso della vista fossero trasmesse quasi nella loro interezza dall'occhio alle aree cerebrali superiori, dove si genera la sensazione visiva.


"E' stata quindi una sorpresa scoprire che i volumi di dati sono notevolmente ridotti già nella corteccia visiva primaria, il collo di bottiglia che porta al cervello", dice il PD Dr. Dirk Jancke dell'Institute for Neural Computation della Ruhr-Universität (RUB).


"Avevamo assunto intuitivamente che il nostro sistema visivo generasse un flusso continuo di immagini, proprio come una videocamera. Tuttavia, ora abbiamo dimostrato che la corteccia visiva sopprime le informazioni ridondanti (doppie, già acquisite) e consente di risparmiare energia mediante la trasmissione frequente delle differenze di immagine"
.

 

Più o meno: due strategie di codifica del cervello

I ricercatori hanno registrato le risposte dei neuroni a delle sequenze di immagini naturali, per esempio paesaggi di vegetazione o edifici. Hanno creato due versioni delle immagini: una completa e una con alcuni elementi sistematicamente rimossi, in particolare contorni verticali o orizzontali.


Se il tempo che intercorre tra le singole immagini è breve, vale a dire 30 millisecondi, i neuroni rappresentano le informazioni dell'immagine completa. Le cose cambiano quando il tempo che intercorre tra le sequenze è più lungo di 100 millisecondi. In questo caso i neuroni rappresentano solo gli elementi nuovi o mancanti, cioè le differenze di immagine.


"Quando analizziamo una scena, gli occhi eseguono mini movimenti molto veloci, per registrarla nei minimi dettagli", spiega Nora Nortmann, dottorando dell'Istituto di Scienze Cognitive all'Università di Osnabrück e del gruppo di lavoro Optical Imaging della RUB. Le informazioni in merito a questi dettagli vengono inoltrate completamente e immediatamente dalla corteccia visiva primaria. "Se, invece, il tempo che intercorre tra i cambi di sguardo è più lungo, la corteccia codifica solo gli aspetti nelle immagini che sono cambiati", continua Nora Nortmann. Così, spiccano solo alcune sezioni di immagine e i punti di interesse sono più facili da individuare, come ipotizzano i ricercatori.

 

"Il nostro cervello guarda costantemente nel futuro"

Questo studio illustra come le attività dei neuroni visivi sono influenzate dagli eventi passati. "I neuroni formano una memoria a breve termine che incorpora stimoli costanti", spiega Dirk Jancke. Tuttavia, se qualcosa cambia bruscamente nell'immagine percepita, il cervello genera un tipo di messaggio di errore sulla base delle immagini precedentemente acquisite.


Questi segnali non riflettono lo stimolo attuale, ma il modo in cui esso si discosta dalle aspettative. I ricercatori hanno finora ipotizzato che questa cosiddetta codifica predittiva avvenga solo in aree cerebrali superiori. "Noi dimostriamo che il principio si applica anche alle prime fasi dell'elaborazione corticale", conclude Jancke. "Il nostro cervello guarda costantemente al futuro e confronta gli stimoli attuali con le aspettative che nascono sulla base delle situazioni passate".

 

Osservare l'attività del cervello in millisecondi

Per monitorare le dinamiche dell'attività neuronale nel cervello in millisecondi, gli scienziati hanno usato coloranti dipendenti dal voltaggio. Tali sostanze diventano fluorescenti quando i neuroni ricevono impulsi elettrici e si attivano.


Grazie ad un sistema di telecamere ad alta risoluzione e alla successiva analisi computerizzata, l'attività neuronale può essere misurata su una superficie di diversi millimetri quadrati. Il risultato è un film, preciso in termini temporali e spaziali, dei processi di trasmissione all'interno delle reti neuronali.

 

 

 

 

 


FonteRuhr-University Bochum.

Riferimenti: N. Nortmann, S. Rekauzke, S. Onat, P. Konig, D. Jancke. Primary Visual Cortex Represents the Difference Between Past and Present. Cerebral Cortex, 2013; DOI: 10.1093/cercor/bht318

Pubblicato in aktuell.ruhr-uni-bochum.de (> English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Notizie da non perdere

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alz…

24.03.2022 | Ricerche

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'Al...

L'impatto del sonno su cognizione, memoria e demenza

2.03.2023 | Ricerche

Riduci i disturbi del sonno per aiutare a prevenire il deterioramento del pensiero.

"Ci...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017 | Ricerche

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta e ​...

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

13.06.2022 | Ricerche

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi d...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno deme…

17.08.2018 | Ricerche

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcune...

Cosa accade nel cervello che invecchia

11.03.2020 | Esperienze & Opinioni

Il deterioramento del cervello si insinua sulla maggior parte di noi. Il primo indizio p...

Livelli di ossigeno nel sangue potrebbero spiegare perché la perdita di memori…

9.06.2021 | Ricerche

Per la prima volta al mondo, scienziati dell'Università del Sussex hanno registrato i li...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021 | Ricerche

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nuo...

Mega-analisi rivela perché la memoria declina con l’età

28.01.2026 | Ricerche

Rischio genetico per l’Alzheimer e diffuso restringimento del cervello legati a una maggiore perd...

Zen e mitocondri: il macchinario della morte rende più sana la vita

20.11.2023 | Ricerche

Sebbene tutti noi aspiriamo a una vita lunga, ciò che è più ambito è un lungo periodo di...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020 | Esperienze & Opinioni

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è la ...

Identificata nuova forma di Alzheimer ad esordio molto precoce

16.06.2020 | Ricerche

Ricercatori della Mayo Clinic hanno definito una forma di morbo di Alzheimer (MA) che co...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo d…

17.04.2020 | Ricerche

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017 | Ricerche

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di Alzheimer. Ho avuto pr...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022 | Ricerche

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambi…

11.07.2018 | Ricerche

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

Svelati nuovi percorsi per la formazione di memoria a lungo termine

31.12.2024 | Ricerche

Ricercatori del Max Planck Florida Institute for Neuroscience hanno scoperto un nuovo percorso pe...

Accumulo di proteine sulle gocce di grasso implicato nell'Alzheimer ad es…

21.02.2024 | Ricerche

In uno studio durato 5 anni, Sarah Cohen PhD, biologa cellulare della UNC e Ian Windham della Rockef...

Sonno insufficiente associato ad aspettativa di vita ridotta

22.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che dormire almeno sette ore a notte migliora il modo in cui ti senti ...

[Greg O'Brien] Scoprire la grazia dell'imperfezione: apprezzare la l…

11.11.2025 | Voci della malattia

"Scrivi in ​​modo forte e chiaro ciò che fa male" (attribuito a Ernest Hemingway)

<...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)